Luca Chiabotti, quando la lobby e le amicizie sono più importanti delle notizie

Nel 2000, in un articolo scritto per la rivista specializzata “Giganti del Basket” e dal titolo “Dietro lo Specchio - Il Basket e i media” - scriveva, all’interno di un compendio di “avvisi” per i club e i loro uffici stampa: “Dal mio punto di vista le cose che chiedo a un addetto stampa non sono tanto notizie (occupandomi di pallacanestro tutto il giorno se non le ho già, devo cambiare mestiere) ma di aiutarmi, quando è possibile a fare meglio il mio lavoro”.
E via due pagine zeppe di consigli per i club e i loro uffici stampa per spiegare i motivi per cui, come al solito, c’è molto che non funziona e come il basket italiano potrebbe e dovrebbe migliorarsi. Sono trascorsi più di dieci anni ma Luca Chiabotti, capo rubrica basket della Gazzetta dello Sport, il quotidiano più letto del paese, dai cui articoli dipendono spesso le sorti di club, allenatori, giocatori e dirigenti, è ancora lì. E anche se le notizie spesso non le ha, è rimasto al suo posto nonostante la promessa di cambiare mestiere se non le avesse avute. Già, perchè in questi anni di notizie mancate ne ha collezionate: a cominciare da quella clamorosa del luglio 2008 quando la Eurolega (dove tra l’altro lavora l’amico carissimo di Luca Chiabotti Andrea Bassani), vara la rivoluzione epocale stile Nba che avrebbe portato alla nascita delle famose licenze triennali destinate a trasformarsi poi in definitive se i club beneficiari avessero rispettato i parametri imposti da Barcellona.
La notizia uscì invece con clamore sul Corriere dello Sport a firma Andrea Barocci, l’uomo che ha raccolto al Corsport la eredità di Mario Arceri e che spesso ha più notizie dei concorrenti di via Solferino. La Gazzetta, come le succede spesso in questi anni, fece finita di non accorgersene poi due o tre giorni dopo, verificato che la notizia era vera, fu costretta a riprenderla. Non affidandola ovviamente a Luca Chiabotti che non avrebbe fatto una bella figura.
QUELLA VOGLIA MATTA DI NBA: Chiabotti, l’aveva schivata di nuovo, come avrebbe schivato nei mesi successivi altre notizie importanti, soprattutto di mercato, senza mai essere in discussione. Chissà, forse la colpa è dei tanti direttori che si sono alternati in questi anni alla Gazzetta e che non si sono accorti di come vanno realmente le cose alla rubrica basket: dopo la ventennale direzione del mitico Cannavò, prima Pietro Calabrese, poi Antonio Di Rosa, Carlo Verdelli e ora Andrea Monti. Quando cambiano tanti direttori, governano i “colonnelli” e Chiabotti ha così vissuto di rendita, sotto la “tutela” di Franco Arturi, il decano dei vicedirettori della rosea, con il quale condivide la nostalgia del bianco e nero, dei campionati dei due stranieri e gli altri tutti italiani, della identità italiana da riscoprire, dimenticando che c’è stata la sentenza Bosman e che la globalità ha cambiato le regole. Anche se, all’epoca della gestione Di Rosa, Chiabotti commise un grave passo falso. La Milano targata Armani Jeans, alla prima stagione con la sponsorizzazzione del grande stilista, dopo tanti anni aveva conquistato la finale e lui, Chiabotti, che fa? Non trova di meglio, invece di prepararsi a coprirla nel migliore dei modi come si conviene a un bravo capo rubrica che ‘legge’ la notizia (Milano e Armani in finale, roba da leccarsi i baffi…) l’8 giugno 2005 presenta sulla rosea ‘gara uno’ di finale italiana e poi parte per gli Stati Uniti a seguire la finale Nba firmando il 9 giugno dal Texas la prima gara tra San Antonio Spurs e Detroit Pistons mentre la prima sfida tra Bologna e Milano veniva affidata al suo vice, Carlo Annese. Chiabotti trova anche il tempo il giorno dopo, il 10 giugno, di dedicare una interessante (!) intervista a Jerry Colangelo sulla nuova Nazionale USA che cerca riscatto dopo la delusione di Atene. Colangelo è uno dei “potenti” del basket mondiale e appartiene alla ristretta cerchia degli “eletti”, italiani e non, presenti nella agenda di Chiabotti: in qualità di presidente e CEO di Phoenix, nel 2004 Colangelo aveva chiamato Mike D’Antoni (uno degli “idoli” di Chiabotti) a guidare i suoi Suns dove il figlio di Colangelo, Brian, era General Manager. E sarà proprio Brian Colangelo, approdato poi alla guida dei Toronto Raptors dopo avere lasciato Phoenix, a chiamare in Canada come vice presidente l’italiano Maurizio Gherardini, un altro “potente” che fa parte dell’ ”inner circle” di Chiabotti e dei suoi amici.
Ma torniamo in Italia e a quel giugno 2005: pare che Di Rosa, che da direttore della Gazzetta aveva deciso di investire pesantemente come visibilità sul basket italiano sull’onda dell’argento olimpico di Atene, sia stato informato solo a cose fatte del viaggio di Chiabotti e abbia ordinato un suo immediato rientro dagli Stati Uniti per coprire la finale italiana che si sarebbe poi risolta con l’Instant Replay. Si dice che i muri di Via Solferino abbiano riecheggiato a lungo delle urla del direttore che chiedeva conto della “missione” americana di Chiabotti (autorizzata da chi?), cui sarebbe subentrato il vero “americanologo” della Gazzetta, Massimo Oriani. D’altro canto Chiabotti non ha mai fatto mistero di preferire a quello italiano il mondo dorato della Nba dove tutto funziona; o al limite della Eurolega dove il grande lavoro dell’amico Bassani viene di solito enfatizzato e i mille problemi della struttura europea vengono invece minimizzati. Alla nuova struttura nata dallo scisma con la Fiba, la rosea e in particolare Chiabotti hanno sempre riservato sostegno incondizionato e un trattamento privilegiato come dimostrano le interviste al commissioner Bertomeu che periodicamente non mancano mai. Perchè su una cosa Eurolega e Gazzetta vanno d’accordo: il movimento italiano non va, paga i suoi ritardi e le sue arretratezze, i suoi impianti modesti, la sua incapacità di guardare avanti. Altri tempi quelli in cui la Lega Basket era governata dagli amici di sempre di Chiabotti: Andrea Bassani e Flavio Tranquillo, i grandi professionisti che purtroppo il movimento – secondo quando scriveva Chiabotti a quel tempo – non aveva lasciato lavorare in pace e a lungo (per fortuna, aggiungiamo noi…). Da quel momento si sono succeduti in viale Aldo Moro tanti presidenti ma la linea di Chiabotti è sempre stata la stessa: un tempo, quando c’erano loro, i suoi amici Bassani e Tranquillo, si stava meglio… Così come, in una squadra o in una società, si viene trattati con maggiore benevolenza dalla “rosea” se ci lavorano gli amici della confraternita che il giornalista Claudio Pea ha definito “La Banda Osiris”: cioè un ben individuato gruppo di allenatori, dirigenti, addetti ai lavori che vengono sostenuti nelle telecronache su Sky (almeno sino a quando Tranquillo ha potuto farlo) e “suggeriti” e rinforzati negli articoli di Chiabotti sulla Gazzetta.
IL CASO LAPO-CALDERON: Si fa politica, insomma, come avrete capito, ma non si cercano le notizie. No, a quelle Chiabotti non è abituato: e anche quando passano sotto il naso non ce ne si accorge, L’ultimo esempio che gli avrebbe fatto passare un altro brutto quarto d’ora ai piani alti di via Solferino pare sia stato il famoso caso della palla deviata da Lapo Elkann nella gara tra Los Angeles Lakers e Toronto Raptors del marzo 2010. Ricordate? Calderon che cerca di evitare che la palla esca e il povero Lapo che allunga una mano, non sapendo che qui siamo nel basket e non nel calcio. Sapete chi c’era in tribuna stampa a Los Angeles? Ma il nostro caro Chiabotti. Che, raccontano in via Solferino, pare non si fosse nemmeno tanto accorto di quanto accaduto o comunque, del tutto noncurante, si accingesse a scrivere il consueto, bel pezzo fatto di tecnica e “pick and roll” invece di enfatizzare la notizia più importante che era accaduta fuori dal parquet. Se ne erano accorti invece in redazione a Milano attraverso le immagini rilanciate da tutto il mondo. Così attorno al pezzo principale di Chiabotti la redazione ricostruì con grafiche, foto e interviste il fragoroso fatto di cronaca che ovviamente contava più dell’esito della gara. Non per Chiabotti: il quale comunque, a dispetto di tutti, iniziava l’articolo parlando di come le prodezze di Kobe Bryant avessero deciso la gara a favore dei Lakers. Del fatto di cui avrebbe parlato tutto il mondo il giorno dopo si parlava ma solo dal secondo paragrafo: a conferma che il comandamento giornalistico “prima le notizie, poi tutto il resto” per Chiabotti continua a non esistere. Prima viene la tecnica poi magari la notizia. Ma nelle stanze dei bottoni alla Gazzetta ebbero l’ennesima conferma che il loro caporubrica avesse toppato un’altra volta.
TELEBASKET E I SUOI AMICI: Dovranno rassegnarsi: o lo cambiano o le abitudini dell’ ”abatino di via Solferino” (con quei suoi occhialini, con quell’aria del professorino che sa tutto e che ti guarda sempre dall’alto in basso se non appartieni alla categoria dei pochi eletti da lui selezionata) non cambieranno certo a 50 anni. 50 anni che vale la pena raccontare per capire da dove nascono certi legami. Per esempio quelli con il sito Telebasket.com, dove sono passati tanti personaggi poi entrati sotto la cerchia d’influenza di Chiabotti e dei suoi amici: Telebasket.com era il network dedicato alla pallacanestro internazionale creato e gestito da MP Web, la Internet Company del Gruppo Media Partners, operante nella gestione dei diritti media nello sport e nel settore sports marketing e management che mirava ad assumere il controllo delle politiche televisive e di comunicazione della Lega Basket (a conferma di questo per un certo periodo aveva gestito i siti internet di molte squadre italiane che avevano siglato un accordo pluriennale con Media Partners finalizzato alla cessione dei loro diritti Internet e televisivi).
A Media Partners lavorava la moglie di Chiabotti, Silvia Sordelli, braccio destro del potentissimo Marco Bogarelli, a quel tempo numero uno di Media Partners confluita ora in Infront Italia. E a quel sito internet Telebasket.com la Gazzetta e Luca Chiabotti riservarono tra il 2000 e il 2001 particolari attenzioni: la raccolta della Gazzetta è a disposizione di tutti per confermare questa attrazione fatale e pericolosa, che si spiegava anche con gli stretti rapporti familiari dei protagonisti.
GLI ESORDI A SUPERBASKET: Ma torniamo a Chiabotti: nasce come giornalista televisivo con Antenna Nord poi il salto nel 1978 a Superbasket dove lavora sotto la direzione di Aldo Giordani e diventa in pratica il numero due nella grande palestra dove il padre del giornalismo italiano di basket italiano allevava futuri grandi giornalisti: primo tra tutti Umberto Zapelloni, ora uno dei vice direttori della Gazzetta dello Sport; poi Claudio Limardi, attuale direttore di Superbasket e Guido Bagatta, voce di Sportitalia, e via ancora con Flavio Tranquillo, Andrea Bassani e tanti altri.
Chiabotti dirigeva il traffico di tutti questi giovani talenti e iniziava a disegnare il suo percorso di eterno insoddisfatto che avrebbe poi trasportato nel passaggio alla Gazzetta dello Sport dove sarebbe divenuto capo rubrica dopo il passaggio di Enrico Campana alla direzione di Superbasket. Diventando anche quello per il quale non va mai bene niente. Quello che i mitici anni 80 o al massimo 90 e poi il diluvio. Quello secondo cui la Nba ha i palazzi belli e grandi e i nostri sono piccoli e sporchi. Quello secondo cui il prodotto basket solo la Nba e la Eurolega lo sanno vendere e i club italiani invece no. Così va alla rosea, nella rubrica basket: dove, se c’è da scegliere tra una notizia da andare a cercare e costruire sul basket italiano o qualcosa di già pronto o più semplice che arriva dal mondo Nba (cosa ne dite di una bella intervista a Bargnani, Gallinari o Belinelli o al mitico Mike D’Antoni - che fa notizia anche se perde spesso - o a qualche altro asso Nba?) state sicuri che sceglieranno quest’ultima. Meglio il lavoretto facile facile insomma, piuttosto che andare a cercare le storie italiane che interessano e che pure nel campionato nostrano ci sono. Sono le storie e le notizie che Chiabotti ha continuato in questi anni a non cercare o, se ci sono, ad ignorare o a sottovalutare. Come continua ad ignorare la promessa fatta dieci anni. Vi ricordate? “Se le notizie sul basket non le ho già, devo cambiare mestiere...” Stiamo ancora aspettando.
MAL DIGERITO IL RITORNO DI PETERSON: Intanto lui continua imperterrito a confezionare i suoi commenti un po’ “cerchiobottisti” ma forse sarebbe meglio dire "cerchiochiabottisti”, visto che riflettono proprio la sua indole: mai schierarsi ma tenersi sempre una via di uscita. L’ultimo esempio lo abbiamo avuto con il clamoroso ritorno di Dan Peterson. Il giorno dell’annuncio dell’ingaggio del “nano ghiacciato” Chiabotti titola il suo commento “Una follia ma può funzionare” (non si sa mai che il vecchio Dan vinca ancora…) tradendo comunque tra le righe il suo vero pensiero sulla operazione del Presidente Proli con cui non è evidentemente d’accordo. Legittimo ma poi Chiabotti esagera quando al martedì successivo la vittoria di Milano a Cremona se ne esce con una nota di pessimo gusto elogiando ironicamente Simone Pianigiani perché “appena ha saputo che Milano aveva richiamato il 75 enne Peterson ha riportato tutta la squadra a preparare lo scontro con l’AJ visitando le case di riposo”. Una caduta di stile che tradisce il nervosismo di Chiabotti e che lo ha portato a diventare il bersaglio di pesanti invettive sul Forum dell'Olimpia (www.forumolimpia.it) dove in poche ore i tifosi milanesi si sono scatenati contro di lui.
Introduzione: http://www.basketnet.net/news/143637/visti_da_vicino__la_storia_e_i_segreti_dei_potenti_del_basket_italiano
* La seconda puntata sarà on line mercoledì 26 gennaio 2011
Luca Chiabotti
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