BASKET STORY intervista: Mark Landsberger

Dura anche per Landsberger  dura la lotta contro il grande Moses Malone

Dura anche per Landsberger dura la lotta contro il grande Moses Malone


Secondo appuntamento della nuova serie di basket story, il protagonista di oggi è Mark “Toro” Landsberger. Ala centro di grande solidità faceva del rimbalzo la sua vera arte. Un ruolo di efficace gregariato prima con i Bulls e quindi con i Lakers di Magic Johnson, con cui vince un anello nel 1982. Dopo una breve parentesi agli Hawks l'arrivo in Italia, a Forli è il sovrano del rimbalzo, poi due anni a Montecatini (dove realizza il record ancora imbattuto di 34 rimbalzi) , tra le due esperienze italiane una stagione anche la Panionios di Atene.

BASKETNET: Quasi sette stagioni tra i Pro, due momenti molto diversi prima con i Bulls, squadra mediocre nonostante un totem assoluto in area colorata come Artis Gilmore.
LANDSBERGER: “Non sono state stagioni vincenti certamente a Chicago, la squadra era buona ma non ha mai superato la mediocrità pur avendo un colosso come Gilmore. Davvero un grandissimo giocatore per tecnica e potenza, era soprannominato Gigante Gentile, ed era davvero una persona squisita in campo e fuori. Una sola volta l'ho visto furente nella mia esperienza con i Bulls: subì una gomitata violenta da Maurice Lucas (ala grande campione NBA nel 1977 con i Blazers e recentemente scomparso n.d.r.) che gli costò tre denti, ebbe una reazione furiosa in campo. Prese in mano la squadra e distrusse Lucas ed i Blazers chiudendo con 35 punti 18 rimbalzi ed 8 stoppate!”.

BASKETNET: Dalla fredda e poco vincente Chicago di fine anni '70 alla Los Angeles scintillante di Magic e dello showtime, la svolta della tua carriera NBA.
LANDSBERGER: "Un grande colpo di fortuna per me passare da una squadra senza grandi prospettive ad una come i Lakers, allora freschi campioni NBA. C'erano giocatori letteralmente straordinari, Kareem sempre molto misurato e schivo dentro e fuori dal campo, Magic con il suo sorriso contagioso che sapeva trasmettere energia e positività appena gli stavi vicino. Dopo il primo anno con la sconfitta contro Houston al primo turno c'era molta tensione attorno e dentro la squadra. Ad inizio stagione (1981/82) ci fu un litigio durissimo tra Magic e coach Paul Westhead, una frattura insanabile che portò il proprietario Jerry Buss a licenziare Westhead. La scelta iniziale di Buss per il prosieguo della stagione fu quella di affidare la squadra al GM Jerry West, ma lui rifiutò e la proprietà virò su Pat Riley (allora nell'entourage gialloviola), una scelta che cambiò completamente l'inerzia di quell'annata. Riley si conquistò rapidamente la fiducia di tutto lo spogliatoio ed arrivammo alla finale battendo nell'ultimo atto i Sixers di Dr J, consapevoli di essere più forti di loro. In quella squadra il primo anno c'era anche Spencer Haywood, un altro grandissimo giocatore che però ebbe seri problemi fuori dal campo, lui era un talento pazzesco che avete ammirato anche solo in parte in Italia a Venezia, un fuoriclasse assoluto che solo alcuni guai hanno tenuto lontano dall'essere un numero 1”.

BASKETNET: Dai super Lakers in meno di due anni ti trovi proiettato nella realtà italiana a Forlì. Da gregario di lusso a protagonista a cui viene richiesto di fare molti minuti di qualità, un salto importante sia dal punto di vista umano che tecnico.
LANDSBERGER:Fu un passaggio molto meno difficile del previsto, non ebbi difficoltà ad ambientarmi anche perchè a Forlì sono stato benissimo. I tifosi erano magnifici, il presidente Galassi fece cose splendide, magari non indovinò tutto nelle scelte dei giocatori ma portò tanto entusiasmo e grandi partite nonostante non fummo mai in grado di fare il salto di qualità ed andare in A1. Ricordo con molto piacere l'allora giovane dirigente Maurizio Gherardini, una persona che già si distingueva per professionalità e per l'eccellenza del suo lavoro”.

BASKETNET: Due stagioni anche a Montecatini, molto sfortunata la prima culminata con la retrocessione in A2 proprio all'ultima giornata complice la sconfitta a Milano contro il tuo ex compagno ai Lakers Bob McAdoo che fu decisivo con 41 punti.
LANDSBERGER: “Non fu un'annata facile avemmo qualche problema di infortunio e per tutta la squadra era il primo anno di A1 e questo comunque non fu un fattore secondario. Non era facile fare il protagonista comunque in un campionato allora molto competitivo come imparammo anche nella partita contro il grande McAdoo, peccato perchè anche a Montecatini sono legato perchè è stata una bella esperienza di vita. Così come anche in Grecia, con il Panionios fui il miglior rimbalzista a fine stagione con quasi 18 catturati a partita".

BASKETNET: Sei stato ribattezzato “Toro” in Italia per la tua straordinaria solidità a rimbalzo. Quale, se esiste, il segreto per riuscire ad avere questa mostruosa continuità nel catturare rimbalzo: talento, elevazione, esperienza, lavoro in palestra.
LANDSBERGER: “Purtroppo l'arte del rimbalzo è una “tradizione” che si va perdendo, anche nella stessa NBA di oggi. La grande capacità di un rimbalzista è di prevedere o fiutare dove andrà a finire il pallone dopo l'errore, è istinto ma anche capacità di usare il corpo, fare leva sull'avversario, tempismo, non è necessaria per forza una straordinaria elevazione. Oggi forse uno che appartiene in qualche modo alla vecchia scuola è Kevin Love dei T'Wolves. Ha tecnica per il rimbalzo, legge bene ogni situazione sotto i tabelloni e sa già in quale direzione andrà la palla, non è un prodigio dal punto di vista atletico ma è già oggi uno straordinario rimbalzista. Quello che ogni grande specialista del rimbalzo sa è che oltre 80% dei rimbalzi vengono catturati sotto l'anello infatti e non sopra come molti ritengono.”.

BASKETNET: Mark Landsberger oggi, il tuo rapporto con il basket passione inalterata?
LANDSBERGER: "Seguo sempre il basket anche se non ho nessun legame in particolare e non lavoro nel settore. Mi occupo adesso sia di ristorazione ed ho anche una gioielleria. Penso spesso invece all'Italia con molto piacere, come tutti gli stranieri non posso che aver amato la gente e la solita straordinaria cucina. Poi ho ancora un record imbattuto da voi, 34 rimbalzi contro Sassari nel 1990, di cui vado molto orgoglioso e che spero resista”.
Prossimo ospite: RUDY D'AMICO
mt@basketnet.net

 
Dura anche per Landsberger dura la lotta contro il grande Moses Malone
Un "Toro" tra i Bulls
Indimenticato campione a Forlì
Il record di 34 rimbalzi lo fa però con la maglia di Montecatini

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