Thomas: "Io una vittima, fatemi giocare!"

L'ex ala di Avellino si è accordato con Siena ma rischia un lungo stop: «Raggirato da due agenti, che mi hanno anche rubato dei soldi»

Omar Thomas si trova in Texas. Nel cassetto ha un contratto biennale con Siena - «Un sogno che diventa realtà: giocare in un grande club europeo» - e aspetta il via libera per tornare in Italia. Ma sulla sua testa pende la spada di Damocle della squalifica: lo scorso anno ha giocato ad Avellino con un passaporto sloveno falso.
La Commissione Giudicante della Fip non si è espressa, la giustizia ordinaria ha archiviato il caso, ma ora deve parlare la Corte Federale, forse rimettendo la decisione di nuovo alla Giudicante. Il dato di fatto è che per un anno Avellino ha impiegato un giocatore in posizione irregolare traendone un vantaggio»
Avellino non sapeva di violare le regole. Omar Thomas, miglior giocatore della scorsa stagione, neanche. Sono stati tutti raggirati, Thomas da due agenti (di cui ora fa i nomi) e Avellino dall'inconsapevole Thomas. Nessuno ha controllato il documento. Ma Thomas ha una spiegazione anche per questo. E ora si leva il suo grido: «Sono una vittima, fatemi giocare, ho già pagato abbastanza». Ecco la sua storia.
LA PROPOSTA - «Venni avvicinato da due personaggi, due agenti Fiba, dopo la stagione di Brindisi: sarei dovuto diventare un loro cliente - racconta Thomas - poi non se n'è fatto nulla per fortuna. Uno è francese, lo conobbi nel periodo trascorso al Pau Orthez in Francia, dell'altro conoscevo solo il soprannome, Minja, ed è sloveno. Mi dissero che avrebbero potuto farmi avere un passaporto europeo. Ho pagato per quel passaporto: mi spiegarono che servivano soldi per compilare i moduli, per le domande, per l'iter burocratico. Il passaporto doveva essere bulgaro. Poi mi chiamano e dicono: "Guarda ci sono troppi giocatori americani che chiedono il passaporto bulgaro, le autorità fanno storie, i tempi di attesa sono lunghi, anche due anni. Ma possiamo portarti un passaporto sloveno". E per me andava bene lo stesso»
LA SLOVENIA - «Il passaporto è arrivato subito - racconta Thomas -. Sospetti? No, mi dissero che probabilmente sarei stato chiamato in Nazionale, avrei incontrato i dirigenti federali e l'avrei fatto in Slovenia. Mi dissero anche che se fossi stato convocato per gli Europei avrei dovuto giocare senza protestare, ma io l'avrei fatto volentieri. Nel frattempo firmai con Avellino, e siccome avevo perso il mio passaporto americano e dovevo venire in Italia, usai quello sloveno. Nessuno mi ha mai detto che c'era qualcosa di strano, ho sempre superato i controlli. Ogni volta che ho dovuto presentare un documento, ho presentato quello sloveno, l'unico in mio possesso. Mai avuto un problema. Di cosa avrei dovuto sospettare?
IL CASO - «A fine stagione mi chiama un giornalista sloveni. Argomento dell'intervista: la Nazionale. Dissi che sarei stato onorato di farne parte, di giocare gli Europei ma sfortunatamente nessuno mi aveva mai contattato. A quel punto lui si è informato in Slovenia e ha scoperto che non esisteva nessun documento registrato a mio nome. Successivamente abbiamo appreso che il numero del passaporto apparteneva a un'altra persona. Solo quando la storia è trapelata sui giornali, rientrando a Roma, sono stato fermato all'aeroporto di Fiumicino. Passaporto falso, mi hanno detto. Ed è cominciata l'odissea».
L'APPELLO - «Sono in buona fede - è la tesi di Thomas - ed è facilmente dimostrabile: per un anno ho presentato solo il mio passaporto sloveno, perché non ne avevo altri. Neppure la persona più pazza del mondo presenterebbe un passaporto falso sapendo che è falso, se può evitarlo. L'ho detto quando sono stato interrogato alla Procura Federale dal dottor Alabiso. Tutta la mia carriera è stata in Italia: Rimini, Rieti, Brindisi, Avellino. Tutti sanno che sono un bravo ragazzo, non creo problemi e lavoro duro. Se sono stato Mvp in Legadue e poi in Serie A: non è stato per il passaporto ma per quanto mi impegno e fatico. Ho fatto tutto per approdare in un grande club. Siena sarebbe un sogno che diventa realtà. Non credo di dover essere sospeso, dovrebbero prendersela con chi mi ha raggirato rubandomi anche dei soldi. Ho una moglie e due bambini piccoli: dopo la stagione di Avellino avrei potuto prendere un grande contratto e invece sono fermo, e non guadagno. Ad Avellino non mi hanno pagato l'ultima tranche del contratto (da 300.000 dollari - ndr) perché è venuta fuori questa storia del passaporto. Io sono una vittima, sono già stato penalizzato, ho già perso tanti soldi, per qualcosa che non ho commesso e mi ha procurato solo danni. Farmi giocare sarebbe un atto di giustizia».

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