Baskemercato.com-Christmas Gift: L'Intervista esclusiva al Poz #1

Il Poz ora vuole iniziare ad allenare e probabilmente riuscirà a ottenere parecchie soddisfazioni anche dalla panchina. Intanto il Poz si attiene al ruolo di ex giocatore e commentatore raccontandoci le sue esperienze di cestista professionista ed esponendo le sue idee sul basket odierno, l’Nba e l’Eurolega.
Pensi al Poz e difficilmente lo identifichi con una maglia diversa da quella azzurra, con cui la Mosca Atomica ha conquistato l'argento olimpico nel 2004: Gianmarco Pozzecco ha conquistato tutti gli italiani con la sua spontaneità, la sua fantasia dentro e fuori dal campo, le sue fulminee scorribande dentro l'area e i passaggi dietro la schiena. Un uomo che al termine di una straordinaria carriera ha raggiunto il suo obiettivo:essere amato da tutti. Ci è riuscito il Poz e la dimostrazione di ciò è arrivata nell'ultimo anno della sua carriera, quando ogni palazzetto in cui Gianmarco ha giocato lo ha avvolto di applausi, ringraziamenti e striscioni a lui dedicati. E la Mosca Atomica ha risposto spesso con le lacrime, lacrime sincere, di chi sa di aver divertito la gente. Ora vuole cominciare ad allenare: vederlo seduto in panchina sarà un pugno allo stomaco per i nostalgici del Poz, ultimo playmaker puro del basket italiano, ma probabilmente le sue squadre saranno estrose e divertenti, come è stato lui, il Poz.
D:Hai iniziato una nuova avventura da commentatore di La7: come sta andando?
L’esperienza di La7 sta procedendo nel migliore dei modi: c’è grande organizzazione e professionalità ma al tempo stesso mi sono trovato perfettamente a mio agio in un contesto quasi familiare, dove ho creato rapporti umani su cui posso contare. Questo mix imprescindibile mi permette di rendere il lavoro più piacevole, amichevole e spensierato.

D:Hai altri progetti per il futuro??
Voglio provare ad allenare. Desiderio fortemente cimentarmi in questo nuovo ruolo, anche se non assicuro che il coach sarà il mestiere per il resto della miavita. Sto studiando, mi sto documentando, e aggiornando, ma voglio iniziare il prima possibile poiché conosco il basket attuale, essendomi ritirato soltanto 3 anni fa, mentre cominciare fra qualche anno potrebbe penalizzare il mio percorso di allenatore: la pallacanestro infatti cambia, ad esempio oggi il pick-and-roll si gioca con maggior frequenza rispetto a 10 anni fa.
D:Quali sono le tue emozioni quando pensi all’ultimo anno disputato in maglia Upea Capo D’Orlando?
Lo considero la stagione migliore della mia carriera perchè dovunque andassi ottenevo una vittoria grazie all’affetto della gente, indipendentemente dal risultato finale. Ho sempre desiderato di essere amato, rispettato e condiviso da tutti, ma precedentemente non poteva accadere poichè spesso rappresentavo l'avversario. A Cantù particolarmente l'accoglienza dei tifosi mi ha stupito: ricordo che Sacchetti, il mio coach, si fermò in un bar sulla strada verso il palazzetto. Alcuni canturini, seduti al bar, gli chiesero di me e vennero a cercarmi, salendo sul pullman. Io temevo volessero insultarmi, invece molto cortesemente mi dissero che ci sarebbe stata una sorpresa, ma certo non mi aspettavo l’indimenticabile tributo che mi hanno fatto : l'intero il Pianella mi ha applaudito e la curva ha esposto una striscione con la scritta:< Saluto al nostro miglior peggior nemico>. Certi attestati di stima rimangono nel cuore: si può vincere, perdere, ma non dimenticherò mai le emozioni vissute nell'ultima stagione della mia carriera. Posso dire di essere stato apprezzato
D:Oltre all’ultimo anno, cosa ricordi con maggior piacere?
L'ultimo anno è stato speciale, ma non esiste un altro momento che ricordi con maggior piacere se non la mia carriera stessa: ho vinto, perso, ho gioito, mi sono disperato, ma l'energia con cui affronti il percorso, la consapevolezza di dover migliorare ogni giorno e la passione per questo splendido sport costituiscono gli elementi utili a rendere la mia carriera straordinaria. Indubbiamente si ricorda con immensa soddisfazione le vittorie, ma mi sono rimasti dentro pure i rapporti umani. Ho appena sentito Sandro De Pol, con cui ho vinto lo scudetto a Varese, e nei prossimi giorni lo vedrò e ne sono felice: è corretto. dire che le vittorie non si dimenticano, ma è pure limitativo

D:Hai individuato un tuo erede nei playmaker di oggi?
Innanzitutto mi ha alquanto soddisfatto la prova di De Nicolao contro Sassari, match che ho commentato. Personalmente ritengo che crescano ancora playmaker e giocatori talentuosi, ma purtroppo agli italiani non viene data fiducia. E' sufficiente osservare Aradori, che dopo l'infortunio di Kaukenas ha ottenuto minuti ed immediatamente ha ripagato Pianigiani con prestazioni eccellenti: chi sente la fiducia dell'ambiente e dell'allenatore gioca certamente meglio rispetto a chi non la percepisce. A Treviso Djordjevic sta concedendo minuti ai giovani e i ragazzi biancoverdi stanno rispondendo positivamente: mi piacerebbe che questo esempio fosse preso a modello e si diffondesse.
Mario De Zanet
[La seconda parte dell'intervista sarà online domani, 26 dicembre 2011, dalle ore 11.00]

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