E' scontro tra Gazzetta dello Sport e Sergio Scariolo?

Se questo non è un attacco frontale, allora non ci sono attacchi frontali. La sconfitta a Teramo sembra aver scosso l’ambiente milanese e questa mattina nel suo editoriale che analizza i temi principali della giornata, Luca Chiabotti, dalle pagine della Gazzetta dello Sport, sembra voler scaricare Sergio Scariolo. Ecco alcuni passaggi chiave: “L’Emporio Armani dà sempre l’impressione di essere una squadra più in alto rispetto al gioco che esprime (…) Scariolo dice che i suoi giocatori, pur di successo, non sono mai stati dei protagonisti e che ci vuole tempo. Motivi che si possono condividere parlando di Eurolega, se perdi col Panathinaikos... (…) E non è vero che l’EA7 non ha l'obbligo di vincere quest'anno: la Milano di Armani, almeno in Italia, deve vincere, punto. Che poi proprietà e società non ne facciano un'ossessione è un grande vantaggio. Qualche volta sembra il limite”.

Parole taglienti, inequivocabili. E che, forse, vanno oltre ciò che si è visto in campo. Forse - non possiamo non premetterlo sempre visto che siamo solo nella sfera delle ipotesi - la presa di posizione di Chiabotti non è casuale. Anzi, la sensazione che abbia una causa ben delineata, è forte. Qual è la causa? Probabilmente la conferenza stampa del dopo Teramo-Milano in cui Sergio Scariolo e Andrea Tosi (inviato della Gazzetta dello Sport per l’occasione) hanno dato vita ad un’accesa discussione.

Ecco cosa è successo, parola per parola. Scariolo parla di emotività: “Finchè il livello emotivo della partita è stato normale abbiamo giocato bene con qualche errore qua e la ma con una certa logica. Quando il livello emotivo è cresciuto e quando diventa più difficile mantenere la concentrazione, più difficile giocare, più difficile arbitrare, più difficile tutto li abbiamo perso il filo e loro sono stati bravi ad approfittarne”.

Pronta la domanda, legittima oltre che ficcante, di Tosi: “Questo implicitamente denota una mancanza di personalità nella squadra?”

“Questa è una conclusione che fai tu – risponde seccato Scariolo. Io devo solo considerare che oggi abbiamo dimostrato di non aver saputo mantenere i nervi molto saldi. A Belgrado abbiamo dimostrato di averlo saputo fare. Oggi senz’altro non abbiamo mantenuto i nervi saldi e non abbiamo avuto un numero neanche sufficiente di giocatori che sono stati in grado con tranquillità e concentrazione di produrre un rendimento positivo quando la partita è entrata in quel tipo di pallacanestro, di atmosfera”.

Tosi insiste: “Quel 22-2 a cavallo del terzo quarto come lo spieghi?”.

“(…) Secondo me è spiegabile molto più mentalmente e emozionalmente. L’ho già spiegato – ribatte quasi innervosito Scariolo - e non vorrei ripetermi per l’ennesima volta”.

Dopo una domanda relativa alla continuità nei 40 minuti a cui Scariolo risponde pacatamente, Tosi torna sull’argomento personalità chiedendo al coach di Milano della mancanza di un leader. E qui Scariolo sbotta: “Allora, prima di tutto, per essere un leader uno deve essere in quelle partite a cui te ti riferisci, deve averle giocate da leader e non da giocatore complementare. Mi sembra un discorso talmente stupido che quasi mi vergogno a farlo pensando che non sia già facile da capire. Voglio dire: posso anche aver giocato la finale Nba ma se il mio ruolo non è quello di leader non è così facile, quando arrivo a 30 anni diventare un leader”.

Sbotta anche Tosi che ribatte: “Allora, risvolto la domanda cercando di farla meno stupida: alla tua squadra manca un leader?”.

Scariolo: “Guarda. Il leader non si elegge. Noi abbiamo bisogno di maturità e di crescere. Siamo la seconda squadra più giovane del campionato e questo è un dato che fa pensare che nostro il futuro vedrà crescere questa maturità. E senz’altro dobbiamo migliorare in personalità e in carattere nei momenti difficili delle partite ma non è che improvvisamente uno dice: ok, tu sei il leader! Soprattutto se non lo sei stato prima. Onestamente se vedo anche altre squadre non è che vedo questa leadership così forte, questa personalità così accesa come per dire che tutti hanno giocatori di grandissima personalità ed i nostri possono mancarne. Onestamente non lo vedo, basta vedere i risultati degli avversari basta vedere le partite degli altri. Potrebbe essere, ma non è che il leader lo compri al mercato”.

E’ vero, aggiungiamo noi, ma al mercato comunque fai delle scelte. E quando hai la possibilità di scegliere chi vuoi, dovresti tendenzialmente scegliere ciò che ti serve per vincere. 

C.B.

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