venerdì 27 gennaio 2012 - 15:16
by Redazione Basketnet
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Fonte: La Provincia di Varese - Francesco Caielli
Diego Fajardo è un uomo di poche parole: sguardo ombroso, voce pacata, gesti semplici. In campo si scatena, tira fuori tutta la garra che gli viene dal sangue canaro che scorre nelle sue vene, e per gli avversari son sempre legnate e dolori.
Parlare con lui di basket e della Cimberio significa parlare con chi ha capito come stanno andando le cose: le sconfitte in trasferta, gli screzi con i tifosi, la vittoria nel derby.
Da qui partiamo: Fajardo, con Milano era importante dare una risposta.
"Era una partita difficile, perché loro sono uno squadrone che stava attraversando un brutto momento, e loro erano chiamati a dare delle risposte: alla piazza, alla stampa, a chi mette tanti soldi. La risposta, però, l'abbiamo data noi.
Come.
"Rimanendo seri. Sapevamo cosa fare per vincere, siamo stati capaci di restare con la testa nella partita dal primo all'ultimo secondo e l'abbiamo portata a casa. Abbiamo centrato una di quelle vittorie che segnano le stagioni".
Speriamo. Intanto, però, le finali della Coppa Italia sono andate. Come l'avete presa?
"È stato brutto, perché tutti quanti ci credevamo e tutti quanti pensavamo di meritarle visto che siamo rimasti nelle prime otto fino all'ultima giornata, e alla fine si sono qualificate squadre con i nostri stessi punti. Speriamo di fare come l'anno scorso".
Ovvero?
Anche un anno fa mancammo le finali all'ultima giornata, ma poi nel girone di ritomo tirammo fuori le unghie per portare a casa i playoff. E il nostro obiettivo minimo anche per quest'anno".
Dottor Jekyll e mister Hyde. La Cimberio in casa e la Cimberio in trasferta. Come si spiega tutta questa differenza?
"La gente da fuori, i tifosi come voi giornalisti, non vivendo la quotidianità della squadra e l'aria dello spogliatoio non può conoscere certe dinamiche. E, chiaramente e giustamente, giudica quanto vede in partita. Ma dietro a ogni prestazione c'è tanto altro".
E allora, ce lo spiega lei perché non riuscite mai a vincere in trasferta?
"Le ragioni sono diverse. Probabilmente dovremmo imparare a diventare più cinici e maturi, visto che quest'anno abbiamo buttato via parecchie occasioni. Poi, rispetto a quella dello scorso anno, siamo una squadra più giovane e meno esperta: viviamo di emozioni e di slanci, tutte cose che in casa si trovano più facilmente. Ma alla fine, credo che l'aspetto più importante sia un altro".
Cioè?
"Quello psicologico: basterebbe sbloccarci, basterebbe vincerne una per acquisire quella sicurezza che poi ci farebbe giocare in modo diverso anche in trasferta. E allora, forse, partite come quella di Cremona non si vedrebbero più. Adesso abbiamo due belle occasioni: due trasferte alla nostra portata, che dobbiamo provare a sfruttare".
Un giudizio sul nuovo arrivato Weeden?
"Ci darà una grossa mano, perché è capace di fare tante cose: tira, passa, porta su la palla. È arrivato da poco e ancora si deve integrare, ma il ragazzo c'è".
I tifosi: dopo la contestazione e qualche insulto (Fajardo il più bersagliato), la situazione sembra essere tornata alla normalità. Corretto?
"Gli screzi e le incomprensioni fanno parte della vita e del nostro mestiere, l'importante è andare avanti. Domenica dopo il derby abbiamo ritenuto che fosse giusto condividere con tutti quanti la vittoria, perché è stata una vittoria di tutti. Nostra, e dei tifosi".
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