Pronta la nuova Piramide del Basket

Approvato lo "scheletro" della riforma, ora le modalità attuative con tanti dettagli chiave. 
Pronta la grande riforma dei campionati col consiglio federale dello scorso weekend che ha approvato a larghissima maggioranza (18 voti a favore su 20; contrarie solo LegAdue e LNP) l'annunciata ristrutturazione dei campionati dalla A alla C. 
Dopo la stretta degli anni scorsi con una riduzione in cerca di una velleitaria "elitarietà" (il principio "gioca solo chi ha i soldi" ha prodotto spirali crescenti di costi, conseguentemente di debiti e di fallimenti) ora si guarda giustamente al senso contrario, allargando la base della piramide per limitare le spese e rendere più sostenibili i campionati minori.
La visione introdotta dalla ristrutturazione approvata sabato è organica in tutti i suoi aspetti: la serie A professionistica "stile NBA" (pur con qualche paletto pro-italiani) è il vertice e la vetrina del movimento, il secondo campionato dilettantistico mantiene gli stranieri ma diventa la palestra di crescita per i giovani italiani con l'intento di creare nel giro di 5 anni una nuova fascia "medio-alta" di atleti di formazione tricolori pronti per la serie A, mentre le "Minors" (con 4 gironi di B e 12 di C a fronte degli attuali 3 e 9) diventano più sostenibili per i costi di trasferte, ingaggio dei giocatori e parametri cercando di ridurre la terribile "moria" di società dell'ultimo quinquennio.
Al momento attuale c'è lo "scheletro" della nuova piramide in vigore dal 2013/2014, che dietro una serie A professionistica da ridurre a 16 squadre nel giro di tre stagioni prevede un secondo campionato dilettantistico a 32 squadre distribuite in verticale (16 "Gold" e 16 "Silver" con medesime regole e playoff e playout congiunti). Poi 4 gironi di B nazionale a 16 squadre e 12 gironi di C interregionale (ma amministrata dai comitati locali) rispetto agli attuali 3 e 9, mantenendo l'attuale "format" dei tornei regionali di C e D.
Nei prossimi due mesi questo "scheletro" andrà riempito con le modalità attuative e le regole "accessorie" a supporto dell'intervento strutturale: a studiare i dettagli sarà una commissione presieduta dal capo del Settore Agonistico Gianni Del Franco con un rappresentante per ciascuna delle parti in causa (Lega Basket, LegAdue, LNP, Giba, CNA e comitati regionali, rappresentati dal presidente lombardo Enrico Ragnolini). 
Il primo aspetto pratico sarà appunto quello di fissare il format della stagione "propedeutica" 2012/2013, che prevederà fisiologicamente un numero elevato di promozioni a fronte di un numero ristretto di retrocessioni. 
Sulla base del modello attuale il secondo campionato "Gold" assorbirà le 16 squadre della LegAdue e il "Silver" le migliori 16 delle 24 della DNA; le 64 squadre della B nazionale assorbiranno il residuo della DNA, l'intero lotto delle 48 della DNB e le migliori della DNC. 
La C regionale amplierà il lotto delle partecipanti dalle attuali 144 squadre ad un totale di 188 divise in 12 gironi "interregionali" con stretto criterio di vicinorietà geografica per ridurre costi e trasferte. 
Tra le materie di studio della commissione ci saranno aspetti di ordine tecnico - dalla gestione degli arbitri agli allenatori - ma soprattutto pratico: il secondo campionato Gold e Silver avrà due stranieri (probabilmente con un solo visto "extra", il secondo sarà un comunitario) ed 8 italiani veri, mantenendo una quota di Under obbligatori (3 Under 23?) per non disperdere il lavoro del campionato di sviluppo DNA, ma il concetto "portante" per stimolare l'impiego dei giovani "nostrani" sarà quello dell'incentivazione economica per chi schiererà effettivamente in campo gli Under mediante un meccanismo che premia il minutaggio. 
Altri aspetti sostanziali sui quali sono previsti interventi sono i parametri e i diritti sportivi: la ristrutturazione del livello dei campionati impone modifiche agli importi dei NAS (si pensa ad un incremento sostanziale per la serie A e ad una "rimodulazione" al ribasso per B e C). 
Al contempo la riduzione dell'interscambio tra campionati (leggi meno promozioni e meno retrocessioni) dovrebbe indurre la Fip a concedere più libertà sui trasferimenti dei titoli (fusioni a livello dilettantistico "stoppate" dal Coni, ma dovrebbe sparire la territorialità delle "macroregioni" per scissioni e spostamenti di sede). 

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