mercoledì 22 febbraio 2012 - 15:42
by Redazione Basketnet
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Fonte: LA PREALPINA - Massimo Turconi
Nei giorni scorsi ha superato brillantemente - 27 il voto - l'esame di "Storia delle relazioni internazionali". Ma per Gabriele Ganeto i successi universitari, anche se rappresentano una bella valvola di sfogo, non sono sufficienti per superare il problema che lo sta affliggendo creandogli disagio anche sotto il profilo personale. Un problema che, chiamiamolo così, è legato alla... "Storia delle relazioni varesine". Una storia che nelle ultime settimane ha subito una brusca e inattesa sterzata.
"Premessa: ringrazio per la possibilità di esprimere e rendere pubblico il mio messaggio che - sottolinea Ganeto - tutto vuol essere tranne che essere polemico. Detto questo, sono abbastanza sorpreso per alcune cose che sono state dette e scritte sul mio conto. Voci che facevano esplicito riferimento al fatto che fossi sul mercato, in procinto di lasciare Varese o, quanto meno, avessi intenzione di farlo e, colossale falsità, che avrei addirittura dato il benestare al trasferimento. Non l'ho mai detto né pensato. Sono non poco amareggiato perchè l'estate scorsa, firmando orgogliosamente un contratto biennale con la Pallacanestro Varese, ero convinto e lo sono tuttora di aver trovato il mio "luogo dei desideri". Quindi, non so proprio da dove possano essere scaturite certe affermazioni che, aggiungo, hanno finito col sorprendere anche il coach Carlo Recalcati il quale, immagino, non sarà stato felicissimo di apprendere del presunto "malessere" covato da un suo giocatore. Per fortuna con l'allenatore ho chiarito in tempo zero la mia posizione, riaffermando la totale disponibilità nei suoi confronti, mentre Carlo mi ha detto di essere assolutamente all'oscuro di tutta la vicenda".
Insomma, stando a ciò che sostiene, molto rumore...
"Parrebbe di sì - risponde sereno Gabriele - anche se adesso il mio compito è cercare di ricostruire il rapporto col pubblico di Varese che, soprattutto nel match contro Roma, mi ha preso di mira. Capisco che applausi e fischi, segnali di approvazione e dissenso, facciano parte del bagaglio di ogni giocatore, ma sinceramente non capisco che cosa sia intercorso dai complimenti a scena aperta rivolti dopo il derby vinto contro Milano ai "buu" o, peggio, agli insulti che mi hanno attribuito nel match contro l'Acea Roma. È vero, ho sbagliato una o magari più partite, ma penso che sia capitato anche a giocatori più importanti del sottoscritto".
Spazi per una eventuale autocritica?
"Devo ancora imparare a dare il meglio di me stesso e con maggior continuità nei minuti che mi vengono concessi. In diverse occasioni ho fornito buone risposte e la squadra ne ha giovato, mentre nelle ultime settimane ho dato meno del previsto e ne sono perfettamente consapevole".
C'è una ragione per questo calo?
"Non l'ho mai reso pubblico, ma dallo scorso mese di settembre mi trascino dietro un guaio fastidioso come la pubalgia che spesso mi impedisce di fare allenamento e, comunque, mi costringe a scendere in campo imbottito di farmaci e a giocare sul dolore. Però, non voglio che questo disturbo diventi un alibi e, non a caso, non solo non mi sono mai voluto fermare ma in tutte le occasioni ho cercato di dare sempre il cento per cento di me stesso".
Voltiamo pagina e guardiamo a Caserta: match-bivio oppure no?
"A questo punto della stagione tutte le partite sono fondamentali, in particolare per noi che, dopo la brutta sconfitta contro Roma, dobbiamo subito rialzare la testa e giocare di nuovo con il coltello fra i denti. Tecnicamente sarà importante fermare il contropiede dei nostri avversari e, nella metà campo, l'asse Collins-Smith, ma più di tutto dovremo impedire a Caserta di "accendersi". Come? Giocando insieme e dandoci una mano l'un l'altro. Varese, del resto, è questa: talento discutibile ma cuore sconfinato. Guai a dimenticarlo".
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