Derrick Rose & Michael Jordan: un parallelo tra la nuova stella e la leggenda di Chicago

Derrick Rose

Derrick Rose

Accostare qualsiasi nome a quello del grande "Air" Jordan sembra quasi una blasfemia. Eppure molti intenditori di comprovata esperienza sembrano vedere tratti in comune tra "la leggenda" e "la nuova stella", tra Michael Jordan e Derrick Rose.
La velocità, la personalità, l'elevazione rappresentano il pacchetto che assurge da minimo comune denominatore per entrambi.
Ci ha messo appena tre anni il giovane Derrick, classe '88, a conquistare tutti, tifosi e addetti ai lavori. Tre anni di carriera da professionista in NBA per conquistare il titolo di MVP della stagione, diventando a soli 22 anni il giocatore più giovane ad averlo mai vinto. Almeno in questo si può dire che Rose sia arrivato prima di Jordan, avendo quest'ultimo conquistato il titolo per la prima volta a 25 anni.
Una stagione staordinaria, quella passata, da parte di Rose, fatta di 25 punti in media a partita e 7,7 assist, sugellatta dal primo posto nella Eastern Conference e culminata con quel titolo, l'MVP, che mancava in casa Bulls dal '98, quando proprio Michael Jordan lo conquistò per l'ultima volta. Titolo che acquista ancor più valore se si considera che è il risultato di una crescita continua da parte del giocatore, di una capacità rara di mettersi in discussione e di superare i propri limiti.
Emblematico il fatto che anno dopo anno le sue statistiche siano migliorate in maniera costante: dai 16,8 punti in media a partita fatta registrare nella stagione 2008/09, quella del suo esordio, è passato ai 20,8 punti a partita nel 2009/2010, fino ai 25 della stagione scorsa. Miglioramento che è il risultato, anche e soprattutto, di un allenamento mirato a cui si è sottoposto nell'estate 2010, che gli ha consentito di crescere notevolmente in fase realizzativa e di tiro dalla media e lunga distanza. Era proprio il tiro da 3, infatti, ciò che mancava a questo giocatore per completarsi.
Percorso, dunque, differente rispetto a quello di Jordan che, invece, divenne in brevissimo tempo, già dal suo primo anno da professionista, una delle stelle dell'NBA. Possedeva doti innate, soprattutto quelle atletiche, che necessitavano di pochi correttivi.
E forse proprio per questa differenza di percorsi e per la sua costante crescita, Rose si è meritato il titolo di MVP in misura almeno pari a quello (il primo dei cinque) conquistato dal grande Jordan.
Parallelismi tra i 2 che continuano se si pensa che prima del 27 gennaio 2011, giorno in cui Rose viene scelto come playmaker titolare nel quintetto base per l'All-Star Game, Michael Jordan era stato l'ultimo giocatore dei Bulls a partire titolare in un All-Star Game (era il '98).
Certo, a parte tutte queste similitudini, le differenze tra i due sono comunque notevoli, soprattutto se consideriamo le bacheche: una, quella di Jordan, ricchissima, l'altra, quella di Rose, desolatamente vuota. Ma certo è anche che sembra ci siano tutte le premesse per assistere all'evoluzione esplosiva di un ragazzo dal grandissimo potenziale, che porta sulle spalle un'eredità importante, quella di un giocatore straordinario, Jordan, che per ultimo, e più di chiunque altro, è riuscito a far gioire i tifosi dei Bulls.
Un peso immenso, affibiatogli da tutti coloro che vedono o si illudono di vedere con i propri occhi, offuscati dalla fame di vittoria, una reincarnazione non di Michael Jordan in quanto tale, ma di un atleta capace con le proprie giocate di determinare le sorti di un intero campionato.
Non ci resta che aspettare, dunque, e se son "Rose" fioriranno.
Derrick Rose