Metta World Peace: questione di luce accesa e luce spenta

Andiamo ad analizzare l'aspetto Metta World Peace all'interno del mondo della NBA
Per diffondere la pace nel mondo ci si può rasare a zero, vestirsi di arancione, recarsi in zone montuose dell’est asiatico e convertirsi ad una nuova religione.
Oppure si può andare da un giudice della propria contea, pagare tutte le multe in arretrato, farsi cambiare il nome in Metta World Peace, indossare la maglia dei Lakers e menare come un fabbro chiunque abbia l’intenzione di volare a canestro. Io opto per la seconda scelta.
World Peace è un aspetto della Nba che fatico a comprendere ma che adoro da impazzire. Badate bene ho detto aspetto, non giocatore. Non credo che Metta si possa definire giocatore e non perché sia scarso tecnicamente ma perché è un universo astratto dalla realtà e pure da se stesso. E’ una luce ad intermittenza che quando funziona abbaglia per la dose fuori controllo di genio che c’è nella sua pazzia cestistica ma quando è spenta si trasforma nel pericolo pubblico numero uno per compagni, avversari, giornalisti e pubblico pagante.
Prendo come esempio la sfida coi Golden State Warriors, partita giocata da LA in un atmosfera post-atomica dopo l’esclusione di Bryant dal quarto quarto nella sfida con i Grizzlies.
Luce spenta
40 secondi al termine del secondo quarto. Lakers avanti di sette punti ma i Warriors stanno approfittando degli errori in fase difensiva ed offensiva dei gialloviola per rientrare in partita. Session prova a penetrare in area ma non trova spazio. Scarico fuori area per Metta deviato da Wright. La palla rotola verso il centrocampo.
Metta prova ad usare un pò di astuzia da play maker raccogliendo il pallone sulla pressione dell’avversario e batterlo sul tempo in modo da creare superiorità. Wright, però, lo anticipa clamorosamente e vola da solo in contropiede chiudendo con una schiacciata per il meno cinque.
Luce accesa
I Lakers, dopo essere andati in vantaggio di quattordici punti, fanno rientrare in gara i Warriors che a sette dalla fine sono a meno quattro. Bynum, dopo aver tentato un improbabile tiro da tre nel terzo quarto, è in panchina per punizione. Anche Bryant siede in panca. L’attacco è sterile senza soluzioni di continuità.
A sette e quindici Golden State firma il meno due. Nell’azione successiva, Blake si prende un tiro da tre che non tocca nemmeno il ferro. McRoberts salva il pallone e lo ributta fuori area nelle mani di Metta. Da quasi dieci metri il numero 15, che sino a quel momento a referto ha 8 punti tutti rubati sotto canestro, decide di scoccare il tiro della vita. La tripla va a bersaglio. L’arena, nonostante i Lakers siano trasferta, esplode di gioia ed io faccio il solito balzo sul divano.
La partita poi la vincerà Bryant con due canestri impossibili nell’ultimo minuto di gioco ma il risultato finale di 104 a 101 è sintomatico per comprendere quanto quel tiro fosse importante e quanto pesi nello spogliatoio World Peace per potersi permettere di prenderselo.
Per sottolineare ulteriormente il concetto uso una frase detta durante una telecronaca: World Peace è l’unico che non consegna la palla a Bryant quando il Mamba alza la mano. Il suo carisma è tale che può prendersi responsabilità che ora, dopo la partenza di Fisher, nessun altro può prendersi. Senza contare la sua massiccia presenza difensiva.
World Peace gioca una pallacanestro fisica che ogni attaccante soffre. E’ spigoloso negli interventi, lascia sempre il segno. Uno così non ce l’ha nessuno. Perciò tra un mese quando inizieranno i play off, tutti si auspicano che a Los Angeles ci sia un black out generale perché se il maggior esponente per la pace nel mondo negli U,S.A. decide di giocare, saranno dolori per tutti.

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