Gli "sfigati" della Nba: gli eroi del garbage time

Perchè Yi Jianlian e Brian Scalabrine, ad esempio, riscuotono gli stessi applausi dei colleghi più famosi? Perchè anche loro sono eroi: gli eroi del garbage time.
Ciò che differenzia la Nba da qualsiasi altra realtà cestistica è l’enorme varietà di storie più o meno affascinanti che riesce a regalare. Ci sono giocatori che realizzano grandi imprese grazie al loro fisico statuario.
Altri che hanno tecniche di tiro infallibili. Altri ancora che non sono dotati tecnicamente ma hanno lottato ogni secondo della loro carriera per avere un posto fra gli immortali. E poi ci sono loro: gli eroi del garbage time.
Per chi non è pratico della lega, il garbage time è quel momento della partita in cui, a risultato deciso, gli allenatori mettono in panchina titolari e riserve e fanno giocare le riserve delle riserve. Per l’appunto: gli eroi del garbage time.
Giocatori costretti come il resto del squadra a viaggi massacranti e lunghe sessioni di allenamento con la sola differenza che il campo non lo vedono sino a quando i loro compagni non vincono o perdono di almeno trenta punti.
Nel corso degli anni ha regalato storie fantastiche. Ad esempio: l’attuale proprietario degli Utah jazz, Frank Layden, nel 1982 era l’allenatore della franchigia. Durante un match vinto con largo anticipo, decise di farsi espellere perché cosi facendo avrebbe evitato il traffico degli spettatori e sarebbe arrivato prima a casa.
L’arbitro Earl Strom, all’ennesimo insulto, si gira verso Layden dicendogli: “So che intenzioni hai, Frank, ma se io dovrò stare qui ad arbitrare tu resterai qui ad allenare”.
Il garbage time è tanto odiato dagli addetti ai lavori quanto amato dal pubblico. Se mai vi capiterà l’occasione provate ad ascoltare la standing ovation che a Dallas viene riservata a Yi Jianlian o a Chicago a Brian Scalabrine.
Sono osannati nella stessa misura di Nowitzki e Rose. Perché? Perché sono quanto di più vicino esista allo spettatore medio, conto in banca escluso.
Sono, perdonatemi il termine, gli ‘sfigati’ oppure, per meglio dire, sono persone normali senza tecnica o fisico fuori dalla media.
Ad ogni modo, il garbage time ha regole del tutto sue. Si gioca uno contro nove. Ovvero, il povero giocatore che ha la fortuna di giocare sette o otto minuti, ogni qualvolta si trova il pallone in mano, tira a canestro.
Niente schemi. Nel garbage time si gioca a tiro e rimbalzo. Durante l’ultimo incrocio fra Hawks e Magic, partita in cui Atlanta era avanti di trenta a metà terzo quarto, tale Brendan Weafer negli ultimi 12 minuti ha messo insieme quasi venti punti. La sua media stagionale era poco più di zero.
E nella stessa maniera in cui le grandi star hanno il diritto di prendersi il tiro decisivo, gli eroi della spazzatura hanno il diritto di prevalere sui titolari.
Come Calvin Murphy, che nel 1971 giocava da rookie per gli Houston Rockets. Chiamato dal mister a giocare un minuto e 51 secondi di garbage time, venne avvicinato dalla stella della squadra Elvin Hayes che a referto aveva 48 punti. Elvin si avvicina dicendogli: “Ehi tu, dammi più palloni possibili che mi manca un solo canestro per i cinquanta”.
Calvin lo guardò e gli rispose per le rime: “Beh spero che ricordi ancora come andare a rimbalzo perché io mi prenderò almeno dieci tiri”. E lo fece davvero. Ne prese nove e Hayes non riuscì ad arrivare a cinquanta.
Esistono due maniere in cui i giocatori vedono il garbage time: o un insulto da parte del loro mister che non li ritiene abbastanza bravi per poter giocare la partita quando conta, oppure un’occasione per farlo ricredere. Spesso la seconda ipotesi è la pista più battuta.
Kobe Bryant, sì, lo stesso che ha guidato ad oggi i Lakers alla conquista di cinque anelli, è passato attraverso il garbage time ma, come lui stesso ha confermato, era la sua unica possibilità per mettersi in mostra agli occhi del coach.
In qualsiasi maniera lo si voglia vedere o analizzare, il garbage time è solamente un altro aspetto scenografico di una lega fuori da qualsiasi schema.
E per ogni mito che entrerà nell’olimpo degli dei della pallacanestro ci sarà sempre qualcuno che si ritroverà a giocare nella spazzatura e diventerà comunque un eroe.

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