Avere avuto due dei tre arbitri nella terna che ha diretto la finale di Eurolega che ha laureato l’Olympiakos Pireo campione d’Europa, inorgoglisce lo sport italiano, la Federazione Pallacanestro e il Comitato Italiano Arbitri; eppure la designazione di Luigi Lamonica e di Tolga Sahin che con lo spagnolo Jose Martin hanno diretto a Istanbul, davanti ad oltre 15.000 spettatori, è passata quasi in sordina come un qualsiasi altro avvenimento. Eppure si è trattato di una designazione che segna un traguardo mai raggiunto in assoluto da alcun paese nella storia dell’Eurolega sicuramente da quando esiste il triplo arbitraggio e, se la memoria non ci gioca brutti scherzi, anche di quando si arbitrava rigorosamente in due.
Fino a domenica scorsa negli annali della storia cestistica c’era scritta l’impresa della coppia Zambelli (Milano) – Albanesi (Busto Arsizio) per lo spareggio in campo neutro (Roma) per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia 1971 tra le squadre lombarde Simmenthal Milano e Ignis Varese. Oggi il successo di Lamonica e di Sahin, la loro perfetta direzione di una gara spigolosa, rappresenta una meta di assoluto rilievo per il movimento arbitrale italiano e, nel contempo, sottolinea la considerazione che si ha dell’Italia oltre confine, sicuramente frutto di una preparazione accurata che pone i nostri arbitri ai vertici del movimento internazionale.
Il prestigioso riconoscimento dato al nostro Paese ci porta ad una riflessione che, in un certo senso, fa giustizia di episodi accaduti in un recente passato e non ancora risolti; ma anche di contrapposizioni tra le varie sigle, spesso solo ideologiche, che purtroppo hanno fatto ricadere sulla categoria arbitrale italiana una immeritata reputazione. Lamonica e Sahin ne rappresentano il riscatto! Il motivo per il quale vale la pena di fare l’arbitro! Ci piace pensare che proprio dalla affermazione dei due fischietti italiani sul suolo della Mezza Luna si possa determinare una seria riflessione interna ai vari organismi e agli stessi tesserati in modo da ritrovare un fine comune: bisogna farcela a tutti i costi basta capire che è opportuno remare tutti nella medesima direzione tenendo ben presente che lo scopo finale deve essere l’arbitro!
Consapevoli dei sacrifici che ciascun giovane impegnato nel difficile compito di far osservare le regole del gioco sul parquet, sia che si tratti di un incontro di Minibasket, sia che si tratti della finale di Eurolega, è necessario che si perseveri a ottenere un risultato del gruppo nel quale ciascun arbitro si possa riconoscere; una condizione che è, e resta, essenziale per continuare a motivazione quanti più giovani è possibile ad indossare la maglia grigia.
Tutti, persino il pubblico sulle tribune, debbono rispetto ad una categoria benemerita che resta centrale per garantire che lo spettacolo si mantenga dentro regolamenti tecnici e comportamentali. Quando saremo stati capaci di educare i nostri figli, i nostri nipoti ad avere verso l’arbitro il rispetto che gli è dovuto, avremo fatto un altro passo avanti verso il raggiungimento di quel progresso sociale di cui purtroppo spesso ci si dimentica.
Franco Scrima, Ex Consigliere Federale
Fino a domenica scorsa negli annali della storia cestistica c’era scritta l’impresa della coppia Zambelli (Milano) – Albanesi (Busto Arsizio) per lo spareggio in campo neutro (Roma) per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia 1971 tra le squadre lombarde Simmenthal Milano e Ignis Varese. Oggi il successo di Lamonica e di Sahin, la loro perfetta direzione di una gara spigolosa, rappresenta una meta di assoluto rilievo per il movimento arbitrale italiano e, nel contempo, sottolinea la considerazione che si ha dell’Italia oltre confine, sicuramente frutto di una preparazione accurata che pone i nostri arbitri ai vertici del movimento internazionale.
Il prestigioso riconoscimento dato al nostro Paese ci porta ad una riflessione che, in un certo senso, fa giustizia di episodi accaduti in un recente passato e non ancora risolti; ma anche di contrapposizioni tra le varie sigle, spesso solo ideologiche, che purtroppo hanno fatto ricadere sulla categoria arbitrale italiana una immeritata reputazione. Lamonica e Sahin ne rappresentano il riscatto! Il motivo per il quale vale la pena di fare l’arbitro! Ci piace pensare che proprio dalla affermazione dei due fischietti italiani sul suolo della Mezza Luna si possa determinare una seria riflessione interna ai vari organismi e agli stessi tesserati in modo da ritrovare un fine comune: bisogna farcela a tutti i costi basta capire che è opportuno remare tutti nella medesima direzione tenendo ben presente che lo scopo finale deve essere l’arbitro!
Consapevoli dei sacrifici che ciascun giovane impegnato nel difficile compito di far osservare le regole del gioco sul parquet, sia che si tratti di un incontro di Minibasket, sia che si tratti della finale di Eurolega, è necessario che si perseveri a ottenere un risultato del gruppo nel quale ciascun arbitro si possa riconoscere; una condizione che è, e resta, essenziale per continuare a motivazione quanti più giovani è possibile ad indossare la maglia grigia.
Tutti, persino il pubblico sulle tribune, debbono rispetto ad una categoria benemerita che resta centrale per garantire che lo spettacolo si mantenga dentro regolamenti tecnici e comportamentali. Quando saremo stati capaci di educare i nostri figli, i nostri nipoti ad avere verso l’arbitro il rispetto che gli è dovuto, avremo fatto un altro passo avanti verso il raggiungimento di quel progresso sociale di cui purtroppo spesso ci si dimentica.
Franco Scrima, Ex Consigliere Federale
Facebook
Twitter
RSS

