Scariolo: dalla Russia con Ardore

Sergio Scariolo

Sergio Scariolo

Per chi lo segue da anni nella sua carriera piena di successi la strategia, le parole, gli obiettivi, in una parola il format risultano gli stessi: basta andare a guardare cosa Sergio Scariolo, allora alla guida del Khimki Mosca, raccontava sul suo blog nel 2010 dopo che era venuto alla luce lo scandalo arbitrale conseguente alla gara tra Dinamo Mosca-Lokomotiv.

Rileggiamo bene insieme: “Voglio ringraziare tutti i lettori, soprattutto quelli russi per l’apprezzamento manifestato al mio post sullo scandalo arbitrale. Tuttavia non voglio essere frainteso: qui non c’è nessun attacco a nessuno, C’E’ SOLO LA VOLONTA’ DI DARE UN CONTRIBUTO A CHE LE COSE MIGLIORINO”.

A distanza di due anni, sono le stesse parole che Scariolo, ora alla guida della gloriosa Olimpia Milano, ripete nella doppia intervista rilasciata a Gazzetta dello Sport e Tuttosport in presentazione dei play off 2012. Dice infatti alla Gazzetta: “Dire quello che penso lo ritengo UN CONTRIBUTO AL MOVIMENTO come quello di far sviluppare e far giocare tanto i giocatori italiani”.

Anche per Tuttosport le parole sono uguali per spiegare la sua crociata intrapresa per il basket italiano: “L’intenzione e’ AIUTARE IL MOVIMENTO a crescere, dopo anni in cui mi pare si sia pensato a interessi singoli”.

Dunque, finalmente e per fortuna, è arrivato lui a dare la svolta perché ora si pensi davvero all’interesse comune e a quello del movimento che gli sta tanto a cuore. Dobbiamo credergli?

Ci pare piuttosto che, come due anni fa, dietro a queste dichiarazioni, vi sia in realtà solo la volontà di alimentare sospetti attorno alla realtà che, in Russia prima e qui in Italia dopo, si sbarrano di fronte al suo progetto. In Russia era il CSKA Mosca: che Scariolo non osa attaccare frontalmente, visto che non ha le prove del suo coinvolgimento nello scandalo arbitrale di due anni fa. Nel suo blog, dove scriveva direttamente al presidente del Cska Mosca Andrei Vatutin, Scariolo così gira attorno al problema, lancia il sasso poi tira indietro la mano, dice e non dice. Non può infatti accusarlo di avere ricevuto favori dagli arbitri (il CSKA non ne aveva nemmeno bisogno) e allora gli contesta nell’ordine; di avere chiuso gli occhi su quanto gli arbitri avevano denunciato ( e cosa avrebbe dovuto fare?); di non avere usato i successi del CSKA Mosca per far crescere il movimento russo (!); e di avere ammazzato la concorrenza senza fare il bene del basket russo.

Lui sì invece, come si premura di ricordare, con il suo Khimki ha fatto del suo meglio “per far giocare e migliorare giocatori della nazionale (non formati in USA…) come Fridzon, Mozgov, e Dimitriev, il tutto in un momento molto difficile economicamente per il club che ha portato l’estate scorsa alla riduzione del budget per i giocatori superiore al 50%”. Insomma, a vincere non ce l’ho fatta ma il mio contributo al movimento russo l’ho dato, pare dire Scariolo. Peccato che al Khimki si siano stancati e dopo un po’abbiano pensato di rivolgersi altrove.

Due anni dopo il grande rivale ha cambiato nome: siamo in Italia e anche qui, come in Russia, c’è una dittatura da abbattere: là era il CSKA Mosca, qui è la Montepaschi Siena. Anche qui però c’è poco da accusare: come il CSKA, la Montepaschi per cinque stagioni è stata la più forte, punto e basta. E allora bisogna iniziare a spargere fumo negli occhi, disseminando mezze frasi e sospetti di favoritismi arbitrali, partendo ovviamente da un nobile obiettivo che, come abbiamo visto, è sempre lo stesso: CONTRIBUTO AL MOVIMENTO. E anche qui c’è uno scandalo arbitrale che viene in aiuto della sua teoria complottistica: lo chiamano Baskettopoli ma anche qui, come in Russia, non chiama minimamente in causa il nemico da abbattere. Se là infatti non lambiva nemmeno il grande dittatore CSKA, qui – lo sanno tutti - non tocca la Montepaschi ma solo arbitraggi di serie minori. Ugualmente, la sua esistenza basta a spargere veleno, seminare sospetti come fa Scariolo nella intervista a La Stampa del 12 maggio. Gli tocca riconoscere che “l’inchiesta federale è stata archiviata.. Ma il processo di Reggio Calabria deve ancora essere celebrato. Percepisco molta aspettativa nella pallacanestro italiana per quello che potrà chiarire”.

Il nome di Siena non c’è ovviamente, Scariolo non può pronunciarlo per non cadere nel rischio di trovarsi in tribunale: dissemina solo (e abilmente) delle tracce. Dice, sempre a “La Stampa”: “Al di là delle responsabilità penali, il processo sarà importante perché potrà fornire un quadro più preciso dello spessore morale di personaggi importanti della pallacanestro italiana”.

A chi si riferisce Scariolo? Ci sbaglieremo ma il bersaglio è l’uomo che, come Vatutin in Russia, si oppone al suo sogno. Si chiama Ferdinando Minucci, presidente della Montepaschi e ideatore del progetto che fa vincere Siena da cinque stagioni di fila e che giustamente Scariolo aspira ad abbattere. In attesa di provare a farlo sul campo, meglio arrivarci dopo avere seminato parole e sospetti che possono influenzare l’ambiente, gli arbitri, i media. Così Scariolo, oltre ad allenare, studia, indirizza, parla. Molto, tanto da indurre il Procuratore Federale a richiamarlo di nuovo per dare conto appunto di queste ulteriori mezze frasi pronunciate, che sussurrano ma non dicono. Proprio perchè si basano sul  nulla, come quando due mesi fa, nella ormai famosa intervista a Radio 24, parlava della “aria rancida” che permeava il basket italiano, salvo poi, di fronte alle domande del Procuratore, dichiarare di essersi limitato a raccogliere voci.

Sul suo blog due anni fa Scariolo fa si vantava “di non avere accettato le gerarchie sportive (e…non tanto sportive) dei campionati di cui ho lavorato…Se lo avessi fatto non avrei mai potuto partecipare con quasi tutte le mie società ad una serie di indimenticabili svolte storiche”.

Il sospetto è che prima in Russia e poi in Italia vi sia anche e piuttosto la rabbia di chi si è sentito sottovalutato. Che sfrontati quelli del CSKA Mosca che gli avevano preferito il rivale Ettore Messina nel momento in cui avevano deciso di iniziare a vincere sul serio mentre lui, al suo sbarco  in Russia, era stato confinato ai confini dell’impero, al Khimki! Del quale si potrà più tardi solo vantare di averlo portato alla prima qualificazione per l’Eurolega come con la Fortitudo Bologna e il Tau Vitoria.

E che ingrati anche in Italia! Dove Scariolo, dopo avere portato Pesaro ad uno scudetto frutto più della eredità tecnica di Valerio Bianchini che di meriti suoi; dopo avere portato la Fortitudo Bologna ad inaugurare solo la lunga serie di finali perse, nonostante i primi, ingenti investimenti di Giorgio Seragnoli; dopo avere accettato la chiamata di Marco Madrigali per contribuire alla rinascita della Virtus Bologna che invece dopo pochi mesi sarebbe fallita ha dovuto aspettare la chiamata di Milano dopo l’esonero al Khimki. Anche qui era però la seconda scelta: anche i muri sanno che il vero obiettivo milanese per il dopo Peterson era l’eterno rivale di Scariolo, Ettore Messina. Che però preferiva la avventura Nba poi concretizzatasi con i Lakers. Così, alla luce dei suoi tentennamenti, Milano decise di optare per Scariolo.

Adesso è venuto il suo momento: forse il nostro 007 aggiungerà davvero Milano alle prime volte storiche cui si vanta di avere portato chi si è assicurato i suoi servigi (“lasciatemi fare un po’ il Mourinho… – confessava sempre sul suo sito con grande umiltà). O forse dovrà accontentarsi di unirsi al tanto vituperato Piero Bucchi e regalare a Milano solo la terza finale persa in quattro anni. Però lui, diversamente dal suo predecessore, è stato più bravo a preparare il terreno: potrà dire infatti che lui “lavora per migliorare il movimento e far crescere i giovani”, puntando a consolidare il grande progetto di Milano. “L’unico vero progetto che c’è nel nostro basket” ha dichiarato alla Gazzetta. E i progetti, si sa, richiedono tempo per vincere: non vi aspetterete mica che diano subito i risultati attesi, suvvia.

C.B.

Sergio Scariolo