Boston: il sogno è finito, si chiude un’era indimenticabile

Con la sconfitta di stanotte in gara 7, per i Celtics è tempo di pensare al futuro.
“Questo gruppo ha riscritto la definizione di squadra”. 
Con queste parole, un commosso Doc Rivers si congeda dai giornalisti al termine della partita che per la sua squadra ha significato la fine di un’era straordinaria.
Queste parole sono il giusto tributo ad un gruppo che ha dato l’anima in un campionato che non li vedeva tra i principali contendenti al titolo.
Per 7 partite invece, il gruppo biancoverde ha avuto il merito di dare del filo da torcere ad una Miami chiaramente favorita nella serie.
Epica la capacità di un gruppo affossato dagli infortuni dei vari Green, Wilcox, O’Neal e Bradley, di giocare alla pari, di reagire dopo che gli Heat erano avanti 2-0, di sbancare la AAA e di portarsi avanti 3-2.
Non è bastato però. Alla fine, a prevalere è stata la logica, esplicata nella maggiore freschezza atletica di un gruppo, quello di Miami, che con il rientro in campo di un decisivo Bosh, ha semplicemente sfruttato la propria superiorità fisica ed atletica.
Impossibile comunque non tessere le lodi di un team magistralmente coeso ed allenato al meglio da quel Doc Rivers che lo scorso anno, dopo la prematura uscita dai Playoffs proprio contro James e compagni, ha deciso di riprovarci ancora, un’ultima volta con i Big three, forse big four, biancoverdi.
Rondo, vera stella della squadra per continuità nei 48 minuti, ha una volta di più giocato una grandissima partita. Allen, in cattive condizioni fisiche, ci ha provato fino alla fine con le sue triple e la sua classe.
Garnett è stato, dall’inizio di stagione, l’uomo da cui trarre ispirazione, vista la sua innata competitività e la capacità di giocare ad alti livelli in un anno dall’irripetibile logorio fisico. Pierce, dimenticando la nefasta gara 6, ha reagito da par suo soprattutto nel primo tempo, prima che le gambe lo abbandonassero.
Si chiude un’era dunque. Iniziata nella lontana estate del 2007 nella quale, la firma di Garnett ed Allen, ha posto le basi per 5 anni ad altissimo livello.
Si chiude con un record nei Playoff di 54 vittorie e 39 sconfitte, 11 serie vinte, 4 perse, 2 presenze alle finali Nba, un titolo vinto, quello contro i Lakers, nel giugno del 2008.
Tanti sono stati i momenti più o meno belli che hanno contraddistinto questo gruppo di campioni.
L’esordio casalingo contro i Wizards nella stagione 2007-2008 in un incandescente Garden. La vittoria in 7 partite in semifinale Est contro la Cleveland di Lebron James, si, ancora lui. Il titolo già menzionato, certo. I momenti bui rappresentati dall’infortunio di Garnett che ha frenato i Celtics alla ricerca del back to back l’anno dopo. La sconfitta in sette partite nelle memorabili Finals del 2010 contro Kobe Bryant ed i Lakers.
La memorabile cavalcata di quest’anno, conclusasi per la bravura degli avversari e per l’inesorabile tributo che Pierce, Garnett ed Allen hanno dovuto pagare con il tempo che passa.
Il futuro è pieno di punti interrogativi.
Rivers potrebbe rimanere a guidare Rondo ed il confermato Pierce. Molto più incerto il futuro di Allen e Garnett, per i quali si paventa anche l’ipotesi (poco realistica) di ritiro.
Molto lo determineranno il draft e le strategie di mercato.
Più che pensare a quello che verrà, oggi è giusto pensare a quello che è stato, a quello che questo stoico gruppo di campioni ha saputo regalare a tifosi e semplici appassionati di basket.
Per questo motivo, le parole di Doc Rivers con cui abbiamo aperto l’articolo, sono le più indicate per rendere omaggio ad una squadra che, a prescindere da come sia andata a finire, ha scritto pagine importanti di storia della Nba contemporanea. 

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