Trinchieri a Basketnet: "In Supercoppa Cantù più aggressiva"

Andrea Trinchieri

Andrea Trinchieri

La quinta vittoria consecutiva della Montepaschi in Supercoppa è stata la più sofferta, termine sconosciuto ai senesi nei larghi successi dal 2007 al 2010: più 46, più 36, più 22, più 18. Vittime: Treviso, Avellino e due volte Virtus Bologna. Poi, l’anno scorso: solo più 3 sulla Cantù di Andrea Trinchieri, che a Forlì ci riprova, “immune” alle statistiche e alle cifre degli albi d’oro, così come alle sirene delle previsioni della vigilia: «A settembre una partita del genere è imprevedibile e non si giocherà sulle virgole, perché la condizione la stiamo cercando tutti e non pensiamo certo di trovarla ora. Sarebbe un errore farlo. La cosa principale da ottenere è intanto l’unità d’intenti. Se poi andiamo nello specifico di Cantù ci presentiamo a Rimini con una squadra che si è ritrovata tardi, visti i cinque impegnati con le nazionali e il lungodecente Scekic».
- Qual è il trailer della nuova Cantù?
«Sicuramente abbiamo più gambe. Dunque potremmo anche fare un errore in più, ma avremo sempre più possibilità di recuperare, di prendere un rimbalzo. L’obiettivo è quell di essere più aggressivi, più combattenti».
- Firmiamo adesso per un obiettivo finale...
«I playoff sono lontanissimi. Prima c’è un Siena-Cantù, ennesima sfida e allora mi preparo e spero in una fettina di... culo. Poi dopo pochi giorni ci sono le qualificazioni per l’Eurolega e allora mi focalizzo intanto e solo su queste due partite. Sperando in una fettina di natica destra e in una fettina di natica sinistra per entrambe».
- Sabato c’è una Siena “misteriosa”...
«Ma che conserva un vantaggio chiaro, sono sei anni che vince sempre. Ha una corazza di sicurezza che nessuno ha ancora scalfito. E se è chiaro che ogni ciclo finisce, il suo è finito solo sulla carta. E’ la miglior squadra italiana del decennio e una delle più forti della storia, merita rispetto. Poi qualcuno le aprirà una prima crepa e mi piacerebbe essere io il primo a farlo».
- Due parole a Luca Banchi.
«Vai, Luca: è il tuo momento».
- Osiamo: il calcio come chiave di lettura della pallacanestro di Trinchieri. Come gioca la tua squadra del cuore?
«Sono milanista, quindi triste. E’ una squadra che non ha una filosofia riconoscibile e che forse non l’ha mai avuta. Ognuno va per conto suo, nessuno segue una linea comune. Guardate la Juve, sembrano quelli di Scientology. E se Allegri si lamenta e usa come pretesto che in estate gli hanno venduto i migliori, beh io dico che allora poteva anche avere l’orgoglio di andarsene. Non credo avrebbe fatto la fame. Di sicuro avrebbe fatto una figura migliore».

Franco Montorro

Direttore Basketnet.net

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