Supercoppa: "Dico Siena, perché probabilmente ha ancora più fame"

Franco Montorro

Franco Montorro

Nel mercato del villaggio globale, dove le informazioni sono a disposizione di tutti, la vera bravura è quella di saper interpretare prima degli altri e meglio degli altri le caratteristiche dei giocatori non riconducibili a cifre, come invece fanno poi tutti quegli addetti ai lavori - giornalisti per primi - che considerano gli scout tavole di un vangelo apocrifo che confermi la verità delle loro impressioni. O che l’idea se la fanno solo dopo aver dato un’occhiata alle statistiche.

Soprattutto a inizio anno, la matematica non è una scienza esatta ed allora nel presentare la finale di Supercoppa lasciamo stare tutti i numeri dei protagonisti e rimandiamo le previsioni sui singoli, il che non significa negare la storia ma ammettere che l’attualità che sta per essere scritta si basa anche su altri elementi.
Ad esempio, la qualità della vita di squadra, un fattore iniziale spesso ignorato fin quando non scoppia un caso: vedi l’esempio di Dedovic l’anno passato a Roma o il fallimento all’apparenza inspiegabile di diversi statunitensi dall’impeccabile pedigree fino ai “casini” nel loro periodo di militanza alla Virtus Bologna. Al di là delle qualità fisiche e tecniche, si gioca bene là dove si sta bene e sotto questo aspetto, ma su piani diversi, Cantù e Siena danno ottime garanzie. Milano, invece, la grande favorita, qualche perplessità residua la propone.

La qualità è fatta di diversi elementi ma non può prescindere da almeno due: l’unità d’intenti all’interno e la protezione della società nei confronti della squadra verso l’esterno. Che non significa isolamento, significa aperto e dichiarato sostegno al lavoro dello staff anche nei momenti di crisi o di tensione, che non sono mancati nemmeno nella Siena rullo compressore degli ultimi anni.
La qualità è fatta poi anche di chiarezza nei ruoli, nel famoso “chi fa cosa” e anche sotto questo aspetto un’occhiata ai nomi delle compagini senese e canturina le fa ritenere  avvantaggiate rispetto a tutta la concorrenza.
Non vuol dire, lo dico a sospettosi e permalosi, che la finale di Supercoppa sia la premessa alla finale scudetto 2013 fra le stesse squadre, la sottolineatura è solo ad elogio di due club che in maniera diversa hanno gestito l’ultimo campionato e si apprestano a contendersi il primo trofeo della nuova annata.
Il pronostico lo faccio alla fine dell’articolo, anticipo che dalla partita di stasera mi aspetto invece un contributo importante, per quanto parziale, al mio giudizio sui nuovi giocatori delle due squadre. Mettendo da parte o comunque in secondo piano le famose statistiche, un’opinione ho sempre iniziato a farmela dopo aver visto le novità all’opera non tanto e non solo nelle iniziative individuali, ma soprattutto  (incalcolabili) nell’atteggiamento verso i compagni, l’allenatore e - perché no? - i tifosi. Per particolari da non sottovalutare, tipo la faccia nel rientrare in panchina dopo un cambio, l’attenzione durante un time out, la gestualità verso compagni, avversari e arbitri.
Tutte queste premesse non esonerano dal dovuto “vaticinio”.
Dico Siena, anche perché ha probabilmente più fame di una Cantù attratta-distratta dal successivo preliminare di Eurolega e perché ha più bisogno di un segnale forte e chiaro da mandare al resto della concorrenza. Per questo aggiungo che ci sono buone probabilità che la Mens Sana provi ad azzannare la partita fin dalle prime battute, proprio per dare il segnale che molto è cambiato, nulla è cambiato. A Cantù, ma poi non principalmente a Milano: che deve ancora dimostrare qualcosa, mentre Siena deve solo mostrare. Continuità, intanto: a Luca Banchi basterebbe.

Franco Montorro

Direttore Baskenet

Franco Montorro

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