Presentazione della Serie A: largo ai giovani italiani

Ho seguito le presentazioni del campionato di Serie A dal 1987 e devo dire che hanno sempre rappresentato un utile strumento di lettura sullo stato delle cose nella pallacanestro italiana: dai grandi orizzonti dell’era De Michelis all’ordinaria amministrazione - navigazione a vista - negli anni di crisi, compresi gli ultimi, passando per  il decisionismo di Rovati o l’effimero edonismo veltroniano. Secondo questa teoria, allora c’è da tornare ad essere ottimisti. Perché in una fase di obbligata attesa ben riassunta da Gianni Petrucci e che troverete meglio spiegata in un altro articolo di oggi di basketnet, la regìa non casuale, ma al contrario studiata a lungo, della mattinata all’Arena del Sole di Bologna, presentata con eleganza e brio da Mino Taveri ha proposto interessanti spunti di riflessione. Con due attori protagonisti: la Nazionale e i giovani italiani.

Inusuale, fra le faccende di Lega, tanto spazio alla squadra azzurra e ai nuovi talenti tricolori, con la sensazione diffusa che non si sia trattato di un atto di cortesia nei confronti del presidente del Coni e prossimo presidente della Fip, che negli anni passati aveva anche disertato, snobbandolo, l’appuntamentissimo della Serie A. Invece, svolte le formalità di rito per la premiazione della Montepaschi campione d’Italia e del Banco di Sardegna per la Coppa Disciplina, con un po’ di spazio concesso generosamente sul palco a Cantù (ok, aveva appena vinto la Supercoppa) e più inspiegabilmente a Milano (sì, vabbeh fa l’Eurolega, che però non giustifica il privilegio di essere trattata meglio delle altre 13 squadre), le parti più vive della cerimonia hanno riguardato i successi azzurri nelle qualificazioni europee, con diversi giocatori protagonisti chiamati a ricevere la giusta dose di applausi. Poi il video di un sondaggio fra i 16 allenatori di Serie A (tutti italiani, molto bene) sulle aspettative per la loro squadra e sui giovani di maggior interesse, con presentazione di tre candidati al titolo di miglior Under 22, dopo Achille Polonara, salito anche lui sul palco: Cervi di Reggio Emilia, Imbrò di Bologna e Tessitori di Sassari. Presentati da un evergreen come Mario Boni, che ha appena annnunciato il suo ritiro dal basket giocato e che ha seguito tutta la presentazione seduto di fianco a quel Pozzecco, neo quarantenne, che ha ammesso la volontà di intraprendere un percorso da allenatore. 
Insomma, una festa del basket di vertice senza età: da due campioni che hanno segnato gli ultimi vent’anni e che rimangono personaggi squisiti e di spessore a ragazzi che si spera diranno la loro nei prossimi 15. Ma tutti, verrebbe da dire rigorosamente, italiani. Inizio migliore il torneo di vertice arrivato all’edizione numero 91 non poteva avere, compreso il lungo brivido provocato dal ricordo di Aldo Giordani, scomparso il 19 ottobre del 1992. Il figlio Marco, dirigente Mediaset, ha ricevuto una targa da Valentino Renzi e da Gianni Petrucci, che ha ricordato la grandezza del personaggio anche con un paio di gustosi aneddoti. Un brivido e più di una lacrima, soprattutto da parte mia: perché è il primo campionato di Serie A dal 1979 che parte senza Superbasket, fondato l’anno prima e oggi si teme perduto per sempre. Immagino che lassù Aldo Giordani non sia per niente contento di questo.

Franco Montorro

Direttore Basketnet

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