Piero Bucchi mostra fiducia: "Contiamo sul fattore campo"

Piero Bucchi

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Non sono tanti gli allenatori che dopo aver disputato due finali scudetto consecutive avrebbero avuto la forza di ripartire addirittura dalla LegaDue. Piero Bucchi, coach di Brindisi, l'ha fatto. Da persona seria e allenatore abituato a lavorare intorno a progetti solidi, all'indomani dell'esonero subito a Milano il tecnico bolognese ha sposato senza esitazioni il "piano-Enel" e, nemmeno il caso di sottolinearlo, il "matrimonio" ha subito prodotto "figli belli": ritorno in A, grande interesse intorno alla società pugliese ed entusiasmo al PalaPentassuglia. 
"Avrei potuto fare l'avvoltoio, appollaiarmi e - dice Bucchi - attendere l'inevitabile "fine" di qualche collega. Questi però sono comportamenti che non m'appartengono, la mia carriera ne è testimone, ho sempre preferito piuttosto ricominciare da capo, soppesando più i programmi e le prospettive a lungo termine che l'oggettività del presente. A questa premessa, aggiungo che sono stato fortunato nello scegliere Brindisi perché questa, nella geografia del basket italiano, è una delle poche isole felici rimaste. Brindisi è un posto di basket "clamoroso": qui tutti conoscono questo sport, sono appassionati, vivono al 100% le vicende della squadra e sotto il profilo societario c'è un'organizzazione di altissimo livello. Il fatto di aver vinto ed essere tornati nel massimo campionato dal portone principale è stato di grande aiuto per accendere la miccia di un entusiasmo che in Italia ha pochi paragoni. Qui c'è il tutto esaurito stagionale perché i posti disponibili al palazzetto sono stati bruciati in poche ore in abbonamento, pressione e clima d'attesa intorno alla squadra sono sempre davvero palpabili". 
Avete esordito a Siena con una sconfitta falsa nelle dimensioni... 
"In effetti al 27' eravamo ancora pienamente in partita (55-51, ndr) e sono spiaciuto per il -25 conclusivo che fotografa il nostro crollo improvviso. Una caduta figlia soprattutto della scarsa esperienza dei miei ragazzi che, oltre ad essere giovani e acerbi, sono arrivati a Siena con soli 8 allenamenti a gruppo completo e una preparazione per forza di cose approssimativa. Evidente che, da qui in avanti, per crescere dovremo chiuderci in palestra, lavorare duro in allenamento per ridurre il gap e migliorare". 
Avete costruito la squadra col criterio del 5+ 5... 
"Sì, 5 italiani-Fultz, Ndoja, Formenti, Viggiano e Zerini -e 5 americani tutti alla prima esperienza in serie A: due lunghi, Granfe Simmons, centro dominante in Grecia, e tre esterni: Gibson, che vuole mettersi alla prova come playmaker, Reynolds, guardia che dopo un grandissimo passato a livello universitario sta ritrovando motivazioni e "passo", e Robinson, ala grande che in Turchia ha prodotto stagioni di spessore. Una formazione che ha del talento e, come tale, ha solo bisogno di tempo e lavoro per poter sviluppare le sue qualità e ho grandissima fiducia che, insieme, ci riusciremo". 
In prestagione, a ranghi ridotti, avete affrontato Varese: impressioni? 
"Ottime e, a mio modesto avviso, per quello che ho visto, penso che Varese abbia le carte in regola per entrare nel gruppetto di squadre che alle spalle di Siena, Milano, Cantù, sono destinate alla semifinale. E' una squadra equilibrata, forte tecnicamente ed atleticamente, esperta nei ruoli giusti e ancora tanto migliorabile. Contro la Cimberio, poche storie, sarà un match davvero durissimo perché è molto più avanti di noi nella preparazione tattica. Però, sarà un debutto casalingo e -conclude - contiamo che il fattore campo possa darci quella spinta in più di cui avremo bisogno".  
Piero Bucchi

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