Morde la difesa di Cantù. Cresce l'asse play-pivot

Lo scorso anno era stata una delle sconfitte più pesanti nell'ottica dell'inseguimento al 2° posto. La partita casalinga contro Venezia per la neobattezzata Chebolletta Cantù è invece questa volta finita con un +20 motivato non solo dalle assenze reyerine di Bowers e Szewczyk. 
La difesa canturina è stata la chiave di volta della vittoria. Infatti lo scorso campionato la Reyer aveva speculato con la zona su una precisione al tiro da parte degli esterni di Cantù calata col passare dei minuti, in particolare dai tre punti; stavolta le medie della Chebolletta sono state inferiori a quella partita (49% da due e 33 da tre, contro il precedente 64 e 38), ma Venezia è scesa dagli 80 punti realizzati ai soli 61 dell'altra sera, buona parte dei quali arrivati a gara chiusa, specie da Clark che la passata stagione aveva devastato la difesa biancoblù con 36 punti, mentre martedì era solo a quota 5 dopo 30' di gioco. 
Merito di Smith e Tabu bravi a concedergli pochissimi tiri, al di là della poca precisione del play veneziano, in una difesa di squadra che dal Le Mans ha iniziato a mordere magari più a livello individuale che collettivo, dovendo scontare ancora la poca conoscenza reciproca in un gruppo che al completo ha alla fin fine avuto solo un paio di settimane - peraltro fittissime di impegni - di lavoro comune. 
Ed è in particolare sull'asse play (Smith e Tabu)-pivot (Cusin e Tyus) che Cantù ha costruito il successo, innervata dall'apporto di un Aradori sempre punto di riferimento offensivo e di un Brooks - al quale ieri abbiamo colpevolmente tolto il simbolico titolo di top scorer - molto produttivo a rimbalzo pure se ancora da affinare quanto a scelte offensive.

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