Una bruttissima Juve si lascia sbranare da Biella

Jeleel Akindele

Jeleel Akindele

Seconda sconfitta consecutiva ‘on the road’ per la Juve, uscita letteralmente con le ossa rotta dal Lauretana Biella Forum. Una sconfitta che, per come è maturata, ha i contorni di una vera e propria debacle su cui in settimana si dovrà riflettere e fare le opportune valutazioni. Mai realmente in partita, Maresca e compagni compiono un deciso passo indietro rispetto alla partita vinta sabato scorso contro Cremona ed alimentano numerosi interrogativi sulle reali potenzialità di questa squadra e sul ruolo che potrà recitare nel contesto della stagione appena iniziata. 
Fatta eccezione per un solido Akindele e per qualche timido sprazzo offerto da Chatfield, l’entourage bianconero va tutto in punizione dietro la lavagna alla luce di un approccio - ancor prima mentale che tecnico - al match mai convincente e di un’attitudine al sacrificio che desta non pochi dubbi. Ovviamente sarebbe riduttivo trovare, dopo una sconfitta senza se e senza ma come quella maturata in terra piemontese, un capro espiatorio; nello stesso tempo, però, non si può sottacere come in queste prime uscite lo spot di play pare essere quello più in sofferenza ed a corto di idee. Wise, in particolare, continua ad essere un oggetto misterioso e, a questo punto, le probabilità che il front-office bianconero si avvalga, a strettissimo giro, della clausola di uscita dal suo contratto si fanno sempre più concrete. 
Nell’immediatezza non resta che voltare pagina e rivolgere lo sguardo all’impegno in programma la prossima domenica al Palamaggiò contro la Sutor Montegranaro dell’ex Di Bella.
Per la palla a due, lo starting-five dell’Angelico è composto da Robinson, Moore, Chrysikopoulos, Brackins e Mavunga; per la Juve ci sono Wise, Chatfield, Jonusas, Jelovac e Akindele. Le prime battute dell’incontro sono all’insegna di un sostanziale equilibrio. E’ Akindele a rompere il ghiaccio con un buon canestro da sotto. Proprio dall’area pitturata sembrano arrivare discreti riscontri per coach Sacripanti: il nigeriano, in effetti, appare piuttosto lucido sia in fase di rimbalzo che come terminale offensiva, non impiegando molto a diventare il principale marcatore dei suoi; risposte positive, poi, giungono anche da Jelovac, abbastanza reattivo sugli scarichi dei compagni ed autore di quattro punti nei primi quattro minuti. 
Per i padroni di casa, di contro, il più in palla è, senza ombra di dubbio, Brackins: l’ala a stelle e strisce non si fa certo pregare nel trovare, in più di un’occasione, il fondo della retina e punendo una difesa casertana troppo pigra lungo il perimetro. 
Ottimi segnali, comunque, provengono anche dal comunitario Robinson che scrive a referto ben sei punti consecutivi (13-12 al 6’). 
La posta in palio, nonostante la stagione sia appena all’inizio, è decisamente alta; l’atmosfera al Lauretana Biella Forum è inevitabilmente calda ed in un simile contesto è la Juve che rischia di uscirne scottata. 
Gli uomini del presidente Gervasio, in effetti, non seguono alla lettera i dettami di coach Sacripanti: la circolazione della palla, nella fattispecie, non è sempre brillantissima mentre in difesa l’attenzione è troppo intermittente. Nel frattempo, entrambi gli allenatori cominciano a guardare le loro panchine e ad attingere alle rotazioni a disposizione: tra i piemontesi, viene concessa fiducia a Laganà (al rientro dopo un infortunio), Jaramaz e Jurak; nelle file dei viaggianti, calcano il parquet dell’impianto di Biella i vari Mordente, Michelori e Gentile. 
Cambiano i protagonisti ma il trend del match conferma un’inerzia a favore dell’Angelico. Un Angelico che, a ben vedere, sul finire della frazione trova il tempo ed il modo per pigiare il piede sull’acceleratore e frapporre tra sé e l’avversario un margine di vantaggio abbastanza significativo. Nelle strette contingenze, Laganà (punto di riferimento della nazionale under20 di Sacripanti) fa vedere di che pasta è fatto, Mavunga fa la voce grossa nel pitturato e Brackins capitalizza un viaggio sulla linea della carità. La Juve, di contro, non dimostra la necessaria lucidità per rispondere in maniera adeguata all’onda d’urto biellese ed il solo canestro di Mordente realizzato negli ultimi tre minuti del quarto è la dimostrazione lampante che c’è qualcosa che non va nel motore bianconero (24-16 al 10’). 
Nel secondo periodo, i due canestri di fila realizzati da un volenteroso Akindele hanno il sapore della riscossa. Una sensazione, questa, che non è invece suffragato dal resto dei compagni. La Juve, insomma, pur non avendo di fronte un avversario di primissima fascia, fa una fatica inenarrabile a rimanere in partita. Anzi, a dirla tutta, quando l’Angelico decide di aprire il gas, il più delle volte scappa via lasciando dietro di sé solo un nugolo di polvere. E’ questo ciò che succede nei primi minuti di una frazione in cui i casertani si sciolgono come neve al sole. 
Benché Cancellieri debba fare i conti con il terzo fallo sanzionato a Moore, i rosso-blu viaggiano sulle ali dell’entusiasmo, trascinati da un pubblico caloroso e dalle pregevoli giocate di Robinson, Chrysikopoulos, Jurak e di un Brackins in versione m.v.p.. 
Quando è passata la tormenta, la Juve si ritrova con 13 lunghezze di svantaggio (36-23 al 15’) e, cosa ancora più preoccupante, con le idee decisamente confuse. In buona sostanza, le bombe estemporanee di Jelovac e Chatfield sembrano non rappresentare i segnali incoraggianti a cui potersi aggrappare e sperare nella rimonta. Sì, perché se i bianconeri sbandano visibilmente è perché in cabina di regia non c’è nessuno in grado di dettare i ritmi e perché Jonusas è semplicemente la bruttissima copia di quel giocatore che soltanto sette giorni or sono si era fatto apprezzare per tecnica ed ardore agonistico. Il sacrosanto time-out chiamato da coach Sacripanti, allora, serve a ben poco se non a provare ad interrompere una furia piemontese che, col trascorrere dei minuti, rischia di fare danni incalcolabili. 
Di riffa o di raffa, comunque, al suono della sirena di metà gara lo svantaggio non è catastrofico (42-32 al 20’). 
Al ritorno dagli spogliatoi, Caserta pare palesare, seppur timidamente, un piglio diverso; Michelori e Chatfield provano ad attingere dal loro bagaglio per cercare di rimettere in carreggiata il resto della squadra ed il colpo di reni, a ben vedere, serve a ricucire parzialmente lo strappo (45-38 al 22’). L’Angelico, però, non ha alcuna intenzione di mollare la presa ed offrire il fianco al ritorno dei ragazzi di Terra di Lavoro. Oltre al solito ed irreprensibile Brackins, è Russell Robinson ad alzare prepotentemente il volume del match: i suoi otto punti consecutivi (inframmezzati dai liberi di Jaramaz) si abbattono come una mannaia sul morale di una Juve assolutamente incapace di abbozzare una reazione convincente. Sostanzialmente orfana, nel ruolo di playmaker, dei servigi di Wise e Gentile - spettatori non paganti - ed analogamente priva del contributo di uno Jonusas impalpabile, Caserta è letteralmente in balia di un avversario che, in un batter di ciglia, si ritrova a poter nuovamente allargare la forbice sul +14 grazie a Jaramaz ed all’esperienza di Jurak. 
E’ il solo Akindele a lottare ed a sbucciarsi le ginocchia; ma ovviamente il nigeriano non può da solo cantare e portare la croce (61-49 al 30’). L’ultimo periodo, inaugurato dai canestri della indemoniata coppia Brackins-Robinson, rischia di trasformarsi per Caserta in un calvario lento e doloroso. Un rischio che diventa concreto quando Moore appoggia comodamente al tabellone il pallone che vale il +19. 
Non c’è che dire: il Lauretana Biella Forum è, oramai, un’arena, l’Angelico il matador e la Juve un toro infilzato da decine di banderillas tra le urla di giubilo del pubblico. La cronaca dei restanti minuti è pressoché inutile e rischierebbe di infangare oltremodo i colori indossati da Maresca e compagni. Finisce 82 a 65. 
Jeleel Akindele

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