DNA - “Minori Report”: Davide Reati (Treviglio)

Chieti sopra di 4 a un soffio dal traguardo al PalaFacchetti, poi canestro da due di Reati, persa di Gialloreto e tripla della vittoria ancora di Reati sulla sirena. Reati che veniva da una persa e due tiri sbagliati, ma che ha la faccia e il cuore per provarci ancora, scrivere 5 punti in un lampo e prendersi la vittoria.

L'infrasettimanale di DNA rilancia Treviglio (4-0, squadra forte,che sia l'anno buono?) ed esalta una vecchia conoscenza di questo campionato, anche se il ragazzo è un classe '88. Già, ma che ci fa uno come Davide Reati in terza serie? Ce lo avevamo già visto fare ottime cose, cinque stagioni sempre in crescita fino ai quasi 17 di media del 2010/11, buoni per guadagnarsi la chiamata di Varese. Un anno di serie A, con Recalcati che ci credeva, momenti discreti e talvolta buoni (12 punti contro Biella, la chiamata per l'All-Star Game), altri meno, tanta panchina ma anche la conferma di poterci stare, di essere pronto. Fisicamente, tecnicamente, mentalmente.

Invece rieccolo a Treviglio, la sua alma mater, in una DNA che gli sta evidentemente stretta, 16 punti di media (più 6 rimbalzi e il 73 % da due, parliamo di una guardia di 1.95 di grandissimo impatto fisico) in quattro gare. Una DNA che chiaramente non è il suo campionato. Poi magari lo vincerà e/o gli farà bene esserci tornato, perché giocare è sempre meglio che guardare, e perché Treviglio è club serissimo e ben strutturato, non un parcheggio qualunque, bravi loro ad esserselo ripreso il Reati da Cernusco sul Naviglio, anche se dovesse essere per poco. Il problema è un altro. Se Reati è in DNA, vuol dire che nessuno

a livello pro ha pensato di dargli un minimo di spazio e a quel punto lui ha deciso che era meglio tornare a Treviglio, in attesa di un'occasione vera, piuttosto che accomodarsi su una panchina qualsiasi. Ma se di questi tempi uno come Reati, italiano, giovane, talentuoso, fisicamente tosto, già testato ad alto livello, non merita un posto in nessuna delle 32 squadre tra A e Legadue, allora chi lo merita?

Enrico Schiavina

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