Stefano Landi a Basketnet: «Pareggio di bilancio come uno scudetto»

La presidenza della Pallacanestro Reggiana l’ha passata a Ivano Paterlini, dopo aver assunto quella dell’Associazione Industriale di Reggio Emilia, e continuando a dirigere un’azienda leader a livello mondiale, ma l’impegno - anche economico - di Stefano Landi nel basket resta invariato. Detiene infatti l’89% delle azioni della società, mentre l’11% è della Trenkwalder. Sponsor più che coinvolto: «Il segnale forte è stato quello di un gruppo che non si è limitato ad intervenire solo economicamente - conferma Landi - ma che ha voluto dare anche un contributo di carattere intellettuale».
- Dopo qualche annata grigia, dalla scorsa stagione Reggio ha invertito la tendenza. Cosa è cambiato?
«Nei diversi anni che ho passato con la Pallacanestro reggiana, avendo anche fatto molti errori, ho però capito che la continuità paga. Avevamo preso spesso decisioni sull’onda emotiva di due o tre risultati negativi e per questo cambiato allenatori, giocatori... Adesso proviamo a cercare di mantenere un determinato staff per qualche anno».
- Reggio Emilia ha da tempo il problema palasport, qualcosa però sembra davvero stia per cambiare.
«Problema annoso. Giochiamo in un impianto datato e che per me è anche il più brutto d’Italia. Adesso c’è un progetto di riqualificazione dell’intera area che, devo essere sincero, in un primo momenti mi vedeva scettico. Poi, dopo aver parlato con il sindaco e con i tecnici, gli architetti e gli ingegneri, mi sono innamorato di questa idea. L’impianto verrebbe messo a norma, si avrebbero 5000 posti a sedere e acquisiremmo anche un’unità immobiliare attigua, oggi adibita ad asilo. Potrebbe diventare la sede della società, ospitare la foresteria e comunque sarebbe una zona importante del centro storico di Reggio totalmente riqualificata. Siamo alla fase della conta dei numeri e del “chi mette quanto”».
- Ecco, appunto: chi e quanto, ma anche quando?
«Ci stiamo confrontando, come detto. La spesa prevista è inferiore ai dieci milioni di euro, penso che ci si possa fermare a nove. Sarebbe straordinario definire il tutto entro la fie di questa stagione sportiva e poi iniziare subito i lavori. Ci toccherebbe giocare un anno in trasferta, penso a Modena o a Parma, ma sarebbe un sacrificio che tutti, a partire dai tifosi, farebbero pensando al bene futuro che si starebbe realizzando».
- Un po’ di progettualità, in un movimento che sembra averla smarrita.
«La pallacanestro italiana è in crisi. Lo diciamo tutti, ma facciamo poco. E’ banale, ma è così. Non esiste uno sport più spettacolare ed emozionante del basket. Sarebbe un prodotto molto buono da vendere, ma fatichiamo a farlo. Quindi sbagliamo. E la colpa è principalmente di noi dirigenti, che teniamo il pallino in mano e che non ci sforziamo abbastanza per una riforma drastica. Non possiamo tutti gli anni ritrovarci al via sempre con qualche società in difficoltà, fa male a tutto il movimento».
- Cosa proporrebbe di immediato e di concreto?
«Un campionato professionistico basta e avanza, penso che dovrebbe essere così anche per il calcio. Poi, blocco delle retrocessioni e libertà nel tesseramento dei giocatori. Ci sono squadre che fanno salti mortali per non retrocedere e andando così contro ogni logica di programmazione e mancando l’opportunità di valorizzare il settore giovanile. Ma la base di tutto deve essere la solidità dei club. Solidità che venga garantita, non solo dichiarata. Impianti adeguati e lo dico nonostante in questo momento un provvedimento drastico sarebbe penalizzante prima di tutti proprio per noi di Reggio Emilia. Nulla rimane scritto sulla pietra, si potrebbe provare per qualche anno e poi modificare quello che non è stato efficace. Ma qualcosa va fatto, va tentato».
- Si è mai chiesto in questi dieci anni nel basket chi gliel’ha fatto fare di spendere tante risorse, di ogni tipo?
«La passione. Ogni tanto, me la faccio la domanda e capisco che la pallacanestro mi è entrata nel sangue anche se chi investe nel basket perde tanti soldi e il fatto che di recente molte personaggi di fama e di successo abbiano abbandonato deve far riflettere.Io stesso mi accorgo di far sempre più fatica ed è anche per questo che vorrei si lavorasse tutti per un cambiamento. Perché almeno il pareggio di bilancio diventi un obiettivo importante quanto la conquista di un titolo sul campo».


Franco Montorro
Direttore BasketNet

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