Il compleanno del “Campione Esemplare”

Larry Bird

Larry Bird

Il 7 dicembre 1956 nasceva Larry Joe Bird, che dunque oggi compie 56 anni. Una ricorrenza come tante altre, ma che serve a ricordare la carriera del Campione Esemplare. Si fanno spesso classifiche e confronti anche fra giocatori di epoche diverse e sono recenti le celebrazioni anche italiane per LeBron James. Bene, quando si prova a fare un quintetto ideale della NBA di tutti i tempi, se Michael Jordan ha l’unico posto assicurato - e forse ce l’ha anche Magic Johnson, per il resto è un festival di nomi più o meno sullo stesso piano, ma con una costante: Larry Bird. A caso si snocciolano nomi e palmares - per restare solo nell’ambito del basket moderno - di Russell, Chamberlain, Erving, Bryant, Thomas, Stockton, Jabbar, i due Malone. Ma Bird “deve” esserci, come Campione Esemplare, appunto. Nel significato latino del termine, esemplare deriva da “eximere”, che significa: mettere da parte perché serva di modello. In italiano, il primo ad usare la parola è, pensate un po’, Dante: persona o cosa che serve di esempio.

E Larry Bird è l’esempio di come si possa diventare uno dei più grandi campioni della storia del basket grazie al lavoro. Perché del giocatore Larry aveva una sola cosa l’altezza. L’intelligenza, quella è un discorso a parte, è la dote che per una dozzina di anni nella NBA lo ha portato alla ricerca del continuo miglioramento e del superamento dei suoi difetti fisici. Il principale: non saltava il classico foglio di giornale, ma lavorando giorno per giorno aveva sviluppato il senso della posizione. Non era rapidissimo al tiro, ma lavorando era diventato una macchina da canestri. Lavorando significa farsi aprire il Boston Garden dal custode anche il giorno di Natale, per una lunghissima serie di tiri. E significa anche un lungo sforzo mentale, ricordato bene da Malcom Gladwell nel suo libro “Blink”, quando citava le dichiarazioni di Larry Bird sulla sua capacità di estraniarsi dal contesto circostante durante le azioni decisive e di viverle come rivedendole alla moviola dopo averle già imparate a memoria.

Larry Bird è stato un uomo normale capace di trasformarsi in campione esclusivamente lavorando sui propri difetti ed è questa l’esemplarità da portare ad esempio quando un’intera generazione di nuovi giocatori ha provato inutilmente ad imitare i dotati da Madre Natura alla Michael Jordan che proprio per questo accendevano la fantasia ma spegnevano presto le velleità. Perché inimitabili, mentre ogni cosa di Bird poteva e doveva invece essere esaltata.

A sua insaputa Larry Bird è stato un rivoluzionario del basket, purtroppo e non certo per colpa sua incapace a muovere sentimenti di emulazione che pure sarebbero, e sono, alla portata di molta più gente di quanta non possa sperare oggi di diventare LeBron James.

Del resto, non sempre i classici sono primi nella classifica dei libri più venduti e in effetti la pallacanestro NBA di oggi sta a quella di ieri come Paulo Coehlo sta a Seneca.

P.S. Tanti auguri a Stefano Benzoni. Lui sa perché e di certo contraccambia.

Franco Montorro
Direttore BasketNet

Larry Bird

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