Minibasket: il bambino non è un piccolo uomo (5)

Il voler far gareggiare i bambini in competizioni troppo stressanti, porta a squilibri fisici e psichici che alla lunga pagano in senso negativo.

Il bambino deve confrontarsi con gli altri, deve cercare di migliorarsi, non deve mai essere completamente appagato, deve divertirsi!

Non possiamo ridurre il bambino a tempi o a punti realizzati in una partita, ciò è difficile da accettare da parte di chi si considera innanzitutto un Educatore.

Purtroppo molti Istruttori non sono assolutamente degli Educatori, copiano i grandi coaches, non si comportano bene con i bambini, li esasperano, vogliono solo vincere a discapito dell’Educazione.

I bambini-campioni sono spesso incoraggiati da loro genitori a vincere "a tutti i costi", risolvendo così le loro angosce sociali e la loro corsa all'élite. 

Il bambino-campione spesso è un insicuro, per vincere aumenta il numero degli allenamenti per far piacere ai genitori e al suo Istruttore.

Per loro vincere è la cosa più importante della vita e quando si perde insorgono drammi incredibili (ricatti, punizioni, ansia e stress).

L'Istruttore "sfrutta" il bambino per far risaltare la sua capacità di allenare, non lo considera come "persona", ma come un oggetto da plasmare, da migliorare, per portarlo subito alla vittoria.

E' facile anticipare i tempi di sviluppo delle capacità motorie, è facile aumentare i carichi di allenamento; così facendo si ottengono subito notevoli prestazioni e vittorie.

Ma poi? Se non si vince più subentra lo scoramento, l'angoscia e l'abbandono precoce. 

Prima di praticare uno sport bisogna giocare allo sport!

Allora assume una grande importanza un lavoro di concertazione sinergica tra Genitori, Insegnanti, Istruttori e Allenatori (corretta cultura sportiva). Non è facile, ma dopo tutto, ne va della salute e dell'avvenire di un bambino!


L'allenamento è un processo con il quale un esercizio ripetuto per settimane e mesi, provoca modificazioni morfologiche e funzionali nei tessuti e nei sistemi dell'organismo.

Le strutture più implicate sono i muscoli scheletrici striati, il miocardio, i vasi sanguigni, il tessuto adiposo, le ossa, i tendini, il sistema nervoso e le ghiandole endocrine.

"Mettere in condizione fisica" significa attuare un programma di esercizi che ha lo scopo di aumentare in modo generale il livello metabolico dell'individuo.

"Allenare" significa attuare un programma di esercizi tendente a migliorare una capacità specifica o una parte specifica dell'individuo.

"Attitudine all'allenamento" significa la risposta di un individuo ad una messa in condizione generale attraverso l'allenamento.

Nell'adulto, le modificazioni funzionali che sopraggiungono dopo un programma di allenamento, possono essere attribuite in modo affidabile all'allenamento. Non è la stessa cosa nei bambini.

Le modificazioni provocate dalla crescita, lo sviluppo e la maturazione, possono mascherare quelle derivate dall'allenamento.

Numerose modificazioni fisiologiche, prodotte dall'allenamento, sopraggiungono ugualmente nel processo naturale di crescita e di maturazione.

La diminuzione della frequenza cardiaca, l'aumento del volume di eiezione sistolica, del tasso massimale di lattato sanguigno, della forza muscolare, dell'economia della corsa, ne sono validi esempi.

I bambini possono giocare 1-2 ore al giorno senza stancarsi, se quello che fanno li diverte; obbligarli a fare lo sport è dannoso, obbligarli ad allenarsi contro voglia è nefasto, aumentare il numero di allenamenti per ottenere subito risultati è dannoso in tutti i sensi.

La capacità di allenamento aerobico nei bambini che hanno meno di 10 anni è molto bassa, anche se la loro prestazione atletica è notevole.

La capacità di allenamento anaerobico è irrisoria (sono capaci di grosse prestazioni non continuative) e manifestano discontinuità nel rendimento.


Conclusioni. Lasciamo il Minibasket ai bambini e la Pallacanestro ai grandi, ognuno deve fare ciò che lo diverte: l'importante è cercare di soddisfare i bisogni e le motivazioni di ognuno e non solo vincere a tutti i costi e cercare dei campioni in età precoce!

Prof. Maurizio Mondoni

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