Da Treviso a Giganti del Basket: 2012, anno orribile

Franco Montorro

Franco Montorro

Il 2012 ormai a fil di sirena ha visto la scomparsa, temo definitiva, di alcuni simboli della nostra pallacanestro. 

Vedi Treviso, lasciata andare dalla famiglia Benetton nel crollo di un intero sistema sportivo che per molti anni aveva fatto da riferimento e provocato l’insana invidia di chi “vorrebbe ma non può”. Ed era stata un’impotenza più del fare che dell’avere, poi, però...

Non so se la Treviso del basket poteva essere salvata e preservata ad un livello anche inferiore, in Legadue, temo che la Federazione abbia agito in malo modo, con la stessa scarsa capacità di orientamento mostrata ad esempio in precedenza, e per altre ragioni, nel caso Rieti-Napoli.

Ecco, anche Rieti, o per meglio dire la Sebastiani e quel filo sottile ma resistente che ancora legava la sua gente a quella società che ne stava riprendendo, anche se a fatica, il passato e il nome. In DNB, ripartendo dalle antiche passioni e dal rinnovato interesse per il settore giovanile. Tutto spazzato via, dall’ignoranza e dalla presunzione di alcuni, che ho conosciuto personalmente e a fondo e che qui e ora meritano l’oblio come migliore forma di disprezzo, mentre altrove - lo dico a beneficio dei sinceri amici reatini che ho trovato e mantenuto - arriverà presto il tempo di raccontare tutto.

Poi ci sarebbe una delle due Fortitudo Bologna e il suo popolo “fossaiolo”, forse prigioniero di un sogno, certamente più limpido di molti altri che prima esaltavano e poi hanno condannato senza chiedersi un perché.

Come quelli che ai tempi della contestazione dell’intera tifoseria virtussina nei confronti del proprietario che aveva esonerato Messina scrivevano polemicamente che il vero sostenitore è con la squadra sempre e comunque, qualsiasi cosa succeda e qualsiasi provvedimento prenda chi comanda. Salvo poi nel caso della Fortitudo sostenere il contrario e cioè che la Fossa faceva male a giustificare-sostenere comunque Sacrati.

Potrei giudicare l’incoerenza nella valutazione, preferisco parlare di incapacità e/o mancanza di volontà nel distinguere fra prezzo e valore, fra fedeltà ad un’ideale o ad una o più persone, fino a chiedermi se si debba sentire più tradito un tifoso di Treviso o uno di Bologna da Sacrati o da quelli che oggi reggono la Biancoblu (per carità, senza accento sulla u).

A inizio anno, con discreto calore e rapida dissoluzione di interessi e indignazione si è conclusa l’esistenza di Superbasket, fondato poco più di 33 anni prima da quell’Aldo Giordani sul quale Luca Chiabotti e Flavio Tranquillo hanno da poco pubblicato un libro. Avendo iniziato a scrivere di pallacanestro proprio grazie a SB e al Jordan, confermo quanto affidato mesi fa al sito www.roseto.com: «Se muore Superbasket, muore una parte di me». Vorrei che il “se” venisse presto spazzato, ma non entro nell’argomento e non ci tornerò più, se non provocato. Aggiungo un “ma”, invece.

Perché esisteva anche un altro periodico più longevo di Superbasket, un fratello maggiore di 12 anni più anziano, che più o meno dallo stesso periodo di tempo non usciva più in edicola, ma che resisteva sotto altra forma e con altra sostanza, ovvero “Giganti del Basket”. Per comodità, Giganti.

Ho la fortuna di possedere l’intera collezione nel periodo d’oro, fino al 1994, e la sfortuna di non avere più molto tempo per andare di tanto in tanto a rileggere quella straordinaria palestra e accademia, che diversamente dal Superbasket giordaniano non aveva una sola, forte impronta come quella di Superbasket dal 1978 ai primi anni ’90. Giganti era un laboratorio aperto, fin dalla pagina delle lettere che ha ospitato più di una generazione di giovani appassionati che poi “da grandi” sono diventati personaggi famosi della pallacanestro. Grandi direttori, come il Dario Colombo al quale professionalmente devo tantissimo; giornalisti d’eccellenza come Tullio Lauro; collaboratori come Massimo Mangano che da giornalista diventò allenatore o come Wally White che prima da grandissimo allenatore è diventato ancora un eccellente giornalista (perché quello citato era lo pseudonimo di Valerio Bianchini, “colonna” arcitecnica di questo sito).

Per un breve periodo Giganti fu anche rivale di Superbasket, su base settimanale, partendo dalle basi di eccellenza che riguardavano le inchieste, gli approfondimenti, i retroscena, i grandi reportage e mantenendo come priorità la qualità dell’immagine affidandosi ai  migliori fotografi delle varie epoche. 

Poi si trasformò per necessità editoriali in rivista tecnica, molto “americana” nella filosofia, ma restano le fondamenta - di una casa che purtroppo non c’è più - di una straordinaria stagione di giornalismo di attacco nella pallacanestro e di difesa della pallacanestro stessa.

Il 2012 è quasi finito, non è finito il mondo come attribuivano alla famosa profezia Maya per il 21 dicembre, ma nel mio piccolo mondo cestistico non avere più come riferimenti le società e i club citati rappresenta uno sconvolgimento importante. E non solo per me, immagino.

La speranza, per le società e per tutte le altre realtà al momento scomparse e non ricordate è che le radici siano talmente profondi e i tronchi non irrimediabilmente secchi da poter consentire un ritorno.

In quanto alle riviste, al di là dei casi specifici, in una panorama editoriale italiano di grande sofferenza per la carta stampata - e non solo per la concorrenza del web - è difficile sperare in una rinascita delle testate storiche, così come nella creazione di nuove. Che però ci mancano e non solo per nostalgia.

Intanto, per quello che  mi riguarda, da ex di SB e Giganti (ci sarebbe anche American Superbasket, ma qui parliamo solo di casa e di cose nostre) e da convinto sostenitore di un giornalismo non fatto solo da cronache e da trascrizioni di conferenze stampa, non solo da personaggi ma anche da persone, l’impegno di BasketNet anche per il 2013 e di continuare a parlare e a dare spazio ad argomenti oltre il semplice fattore agonistico. Mantenendo una certa autonomia dall’attualità. 

Che non significa ignorarla o anche solo sottovalutarla, ci mancherebbe. Semmai spiegarla o prevederla, che non è compito da santoni, credetemi: calma e anticipo non sono fatte di pozioni magiche; ma di attente riflessioni e di accurate ricostruzioni, beh sì.

Franco Montorro
Direttore BasketNet

Franco Montorro

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