Ettore Messina, da Los Angeles a Siena

Nessuno scoop di mercato Ettore Messina sta bene dov’è, alla guida tecnica del Cska, e il riferimento alla Montepaschi è solo nel suo commiato al pubblico che ha invaso la libreria di Bologna dove è stato presentato il libro curato da Flavio Tranquillo (anche lui presente, ma come miglior attore non protagonista).

Tante domande dal pubblico, tutte sull’esperienza di Messina nella NBA, tranne l’ultima - nostra - a tu per tu. Le prime risposte, sono raggruppate qui di seguito. «Non penso di aver perso un’occasione tornando in Europa dopo una sola stagione a Los Angeles - ha spiegato subito Ettore - perché mi sono reso conto che mi sarebbero voluti almeno altri due o tre anni prima di poter aspirare ad una panchina da capoallenatore. E i Lakers non sarebbero forse stati la franchigia giusta, perché sono di pensiero, come dire? Molto americano. Quando accadrà che un allenatore europeo guidi una squadra NBA, potrebbe essere in una a situazione tipo San Antonio e Toronto. Stare ancora lì non era la cosa più giusta da fare per me e la mia famiglia e insieme abbiamo deciso di concluderla».
«A Los Angeles è come aver fatto una vacanza, non ci sono andato a lavorare, in realtà: bel posto, gente simpatica, interessante. Il centro è un  qualcosa di praticamente solo commerciale, la gente poi vive nei paesi sulla costa, come lavorare a Bologna e poi tornare a casa a Cervia o a Milano Marittima. Ho visto poca gente arrabbiata e nessuno in giro con pistole e fucili come invece accade altrove, negli Stati Uniti. Certo, hanno anche loro diverse contraddizioni, vedi il sistema sanitario: se non hai la carta di credito o non sei coperto da un’assicurazione, il medico te lo scordi».

«Confesso: ero anch’io un po’ prevenuto sulla quantità del lavoro in palestra nella NBA, in realtà ho solo incontrato persone molto dedite a quello che facevano, con preparazioni molto dettagliate. I giocatori sono sempre molto concentrati nel seguire i video tecnici e devo dire che si impegnano molto seriamente anche perché oltre ai pochi con contratti davvero garantiti, la maggioranza può cambiare squadra da un momento all’altro ed è dunque loro interesse essere non solo sempre pronti, ma anche quanto più possibile migliorati».

«Per me una stagione corta di sole 66 partite di stagione regolare è stata meglio di quella normale da 82, quando molte gare si giochicchiano per tre quarti con vera combattività solo nell’ultimo. I playoff invece sono tutti di un’intensità, per durezza fisica e mentale, che qui si può riscontrare solo in una Final Four di Eurolega».

«Non posso dire di ricordare un momento particolarmente deludente, ma nemmeno esaltante. Semmai mi viene in mente la paura di farsela sotto prima di Gara 7 con i Denver, con il rischio di essere eliminati»-

«Con D’Antoni penso che a Los Angeles avranno più pazienza di quanto ne sia stata riservata a Brown. Mike può far bene, anche se il suo stile di gioco non mi sembra adatto ai giocatori che ha».

«Bryant e Gasol mi hanno aiutato molto. Al mio esordio in allenamento, Kobe era in prima fila e si è offerto subito di fare lui da dimostratore. Poi, come ormai noto, Michael Ray Richardson mi è in un certo senso servito, perché una volta imparato che l’avevo allenato anche io per molti giocatori è stata come una specie di garanzia a mio favore. L’ho rivisto un paio di volte, “Sugar”: è ancor una leggenda vivente».

Fine della “Lezione americana”, domanda personale: allora, Ettore, come vedi l’unica superstite italiana in Europa?
«Siena è una squadra già di nuovo forte ma con ancora molti margini di miglioramento». dichiara sicuro Messina. «Hanno lavorato subito giustamente e bene sulla difesa, soffrono ancora di alti e bassi ma stanno guadagnando fiducia e convinzione. Oggi direi che non sono da Final Four, ma sicuramente da playoff e sarebbe già un successo. In Italia, invece, chi vuol vincere lo scudetto deve per forza, ancora una volta, battere la Montepaschi, perché mi sa che alla distanza torneranno ad essere i grandi favoriti».


Franco Montorro

Direttore BasketNet

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