Lebron James: il 2012 è stato il suo anno!

LeBron James

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Gli ultimi dodici mesi hanno innalzato sull'altare dei grandissimi Lebron James ma tante altre storie hanno contraddistinto il 2012. I nuovi Lakers, la fine dei Big Three a Boston, il trasferimento di Harden, il ritorno di Rasheed. Ripercorriamoli insieme.
Gli ultimi dodici mesi hanno innalzato sull'altare dei grandissimi Lebron James ma tante altre storie hanno contraddistinto il 2012. I nuovi Lakers, la fine dei Big Three a Boston, il trasferimento di Harden, il ritorno di Rasheed. Ripercorriamoli insieme.
Lebron James. Per descrivere il 2012, è doveroso partire da lui. Ha chiuso l'anno solare con il titolo di Mvp di Regular season e Finals, con l'anello al dito di campione Nba e con la medaglia d'oro al collo. A gennaio era sull'orlo del baratro, oggi è il re indiscusso. Ha vissuto l'intero anno come un uomo in missione ed ha centrato i suoi obiettivi. Ha zittito i suoi critici ed ha dimostrato senza ombra di dubbio di essere il migliore. Il manifesto della sua superiorità è stata gara 6 della finale di Conference contro i Celtics. Con una prestazione da 45 punti, 15 rimbalzi e 5 assist ha preso per mano gli Heat e li ha condotti al proprio destino.
Per un Lebron che vince, c'è un Kevin Durant che ha dovuto soccombere. Il 2012 ha visto la trasformazione definitiva degli Oklahoma City Thunder a squadra di vertice. E' mancato l'ultimo passo ma cinque anni fa questa squadra non esisteva e chiedere di più sarebbe da ipocriti. L'esito delle Finals non ha ridimensionato la comitiva di Brooks, che resta la testa di serie numero uno ad Ovest. Non c'è più Harden ma trattenerlo era impresa ardua (Attenzione: al prossimo draft i Thunder potrebbero usufruire delle prime scelte di Houston e Toronto). E' rimasto Durant. E' ferito ed è pronto a prendersi la gloria che il suo amico James gli ha portato via a Giugno.
I Celtics hanno salutato Ray Allen e con lui la favola dei Big Three. Dovevano durare tra anni, hanno rischiato l'accesso alle Finals al loro quinto anno. Boston è una città magica per la pallacanestro e il trio Garnett-Allen-Pierce è entrato di diritto nella storia di questa franchigia. Hanno vinto un titolo, ne hanno sfiorato un altro. I motivi che hanno causato il divorzio non incidono sul giudizio finale di questi miti. Entreranno nella Hall of Fame e lo faranno con addosso la casacca dei Celtics. Tutto il resto è noia.
Il 2012 è stato l'anno horribilis dei Los Angeles Lakers. Mai seriamente in grado di proporsi come candidata al titolo. Inaccettabile per la franchigia più vincente della lega. A pagare il conto per tutti è stato Mike Brown rimosso dal suo incarico per far spazio a Phil Jackson. Nel frattempo, però, sulla panchina si è seduto Mike D'Antoni ma i punti di domanda sui gialloviola restano, in particolare sulla fase difensiva. Portandosi a casa Nash e Howard, i pezzi pregiati dell'ultimo mercato, è stata la regina dell'estate ma siamo ancora lontani dal prodotto finale. Motivi per essere ottimisti ce ne sono. Basta leggere il quintetto titolare.
Non si può descrivere il 2012 senza parlare dei Clippers. Hanno riscritto la storia dei playoff realizzando la più grande rimonta, - 27 in gara 1 contro Memphis, e subendo un parziale di 80- 46 contro gli Spurs .Fenomenali nel loro stile. Dicembre ha coinciso con la striscia più vincente di sempre per la franchigia: 17 vittorie consecutive. Numeri fantastici. Parlare di titolo è fuorviante ma quando il gioco si farà serio in molti vorranno evitarli. E' rientrato Billups, Crawford è in forma smagliante e con la mina vagante Odom, la Los Angeles rosso blu è autorizzata a sognare.
Il 2012 è stato anche l'anno dell'infortunio di Derrick Rose, del debutto tra i professionisti di Anthony Davis, della stagione da record in negativo dei Bobcats, della demolizione del roster dei Dallas Mavericks, del trasferimento di McgRady in Cina, del ritorno di una franchigia a Brooklyn, della definitiva esplosione di Gallinari e della rinscita dei Knicks ma la vera notizia degli ultimi 12 mesi è il rientro sul paruqet di Rasheed Wallace.
Ha provato a stare a casa. Non c'è riuscito. All'esordio stagionale con Miami, il Garden a iniziato a cantare il suo nome. Lo volevano in campo. Lui, totalmente fuori forma, si è alzato dalla panchina e ha messo una tripla che ha fatto saltare in aria l'arena. Ha rispolverato le vecchie scarpette e anche i suoi tormentoni. Dopo anni 'Ball dont' lie' è toprnato a riecheggiare. Peccato che per questa uscita Wallace sia stato espulso dopo un minuto di gioco contro Phoenix ma è stata la ciliegina sulla torta di un anno emozionante.
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