Pancotto torna ad allenare Avellino

Mancano solo i crismi dell’ufficialità, ma i numeri – e non solo – hanno condannato Gianluca Tucci all’esonero. Il coach avellinese paga per i risultati scadenti che dopo aver silurato Giorgio Valli la squadra ha addirittura peggiorato: ancor più in relazione alla qualità del roster e al trend del calendario. 
Arriva Cesare Pancotto il quale, dopo un colloquio con l’amministratore delegato Giannandrea De Cesare, ha superato in volata il più quotato Lino Lardo: giudicato troppo “buono” e tattico per un gruppo senza anima e cuore. Il 58enne marchigiano torna ad Avellino, dov’è già stato (e bene) nella stagione 2009 -2010, col suo bagaglio di esperienza e severità. Perché in questo momento c’è bisogno di un uomo sereno, ma anche e soprattutto di un sergente di ferro.

Sì, la Scandone deve anche ridiventare simpatica, ritrovare la comunicazione ed il sorriso. Occorre insomma ricompattare l’ambiente, turbato da polemiche e scelte assolutamente rivedibili. Ma Cesare Pancotto deve cambiare i connotati della Sidigas, far capire ai giocatori che la vacanza è finita. “Attaccarli al muro”, se necessario. Evitare bagordi notturni e atteggiamenti da bamboccioni viziati. Inculcare loro il concetto di difesa e l’orgoglio biancoverde. Gli appassionati locali, inviperiti e sfiduciati, chiedono questo. Il resto  dovrebbe venire da sé. Perché la Scandone almeno individualmente ha atletismo e talento. Ma, aspetto grave e preoccupante, al giro di boa non è ancora diventata una squadra. Ed è questo il compito più difficile ed urgente per il veterano di Porto San Giorgio, al quale la società chiederà una netta ed immediata inversione di tendenza. In una parola: la salvezza, prima di un prevedibile ed inevitabile repulisti generale. 

Marco Califano

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