Poltrone federali: lo sapevate che...

Eletto il Consiglio, rieletto Gianni Petrucci alla presidenza, la Federazione riparte per un altro quadriennio che si definisce per comodità olimpico (sperando di tornare ai Giochi, dove in campo maschile manchiamo dal 2004 e in quello femminile dal 1996). L’età media, nel parlamento della pallacanestro italiana è di poco superiore ai 56 anni, ragazzini in confronto ai leader politici. Le donne sono tre su tredici, meno di un quarto del totale. Le quattro regioni guida - Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Veneto in ordine alfabetico - hanno nove rappresentanti (69,23%); a conferma che è bastato l’accordo preventivo fra il poker Galimberti, Laguardia, Ragnolini, Crotti per indirizzare il voto verso altri esponenti degli stessi territori, come nel caso di Cremascoli e Albini per la Lombardia, Zappi per l’Emilia Romagna e Zanus Fortes per il Veneto.

Il lombardo Enrico Ragnolini non è consigliere, ma a capo della Consulta delle regioni, mentre in altri due ruoli-chiave per l’operatività Fip agiscono due laziali: il segretario generale Bertea e il presidente del Collegio dei revisori, Bruni.

La geopolitica ha avuto il suo peso anche in un paio di bocciature, ad esempio quella del lombardo Tajana a favore del toscano Petrini in rappresentanza della LNP: e più del timore di uno strapotere sopra il Po ha avuto peso la volontà di riaprire le porte ad una regione caduta in disgrazia in disgrazia dopo il commissariamento della presidenza Maifredi (peraltro presente a Roma, visto a tavola con lo stesso Petrini, l’ex Consigliere Cardullo e un paio di influenti esponenti campani). Segnali di benevolenza erano ghà stati captati la scorsa estate, nella vicenda Fossombrone-Firenze.

Così come a qualcuno è parso che la Puglia sia stata penalizzata, nella figura di Angelo Barnaba, primo dei non eletti, (e fra l’altro unico a presentare in forma scritta le ragioni della sua candidatura) che si dice avrebbe pagato le frizioni (eufemismo) all’interno della Consulta presieduta da Ragnolini, causate dalla ambizione elettorale ad oltranza ma senza speranza della presidente pugliese Gonnella. Gli spifferi dicono che ora in quella regione ci sia fermento e che il più arrabbiato sia il presidente di Taranto, Basile, ex potenziale candidato, poi rinunciatario, al seggio da consigliere in rappresentanza della femminile, poltrona che è tornata ad essere occupata da Mario Di Marco.

A proposito: la Federazione dovrebbe essere il vertice e il punto di riferimento per le società affiliate, ma nel nuovo Consiglio sono solo due i dirigenti effettivi di club: Cremascoli e Di Marco. Per il resto, atleti, tecnici e “federali di apparato”, magari di lungo corso. Un po’ anomalo anche questo.

Adesso arriva comunque il momento della distribuzione degli incarichi e c’è fermento all’interno di 28 fra commissioni e uffici federali, non perché sia previsto che Petrucci faccia tabula rasa, anzi: gli è opportuno fare leva su una struttura già collaudata. Certo che  ci sono compiti da assegnare e deleghe da attribuire, ma è difficile attendersi rivoluzioni e purtroppo anche evoluzioni. Perché non sono nella natura del personaggio e perché il sistema basket ha sviluppato una sorta di autoimmunità alle riforme. Dunque, nel giro di una quarantina di giorni verranno stabiliti nomi e compiti e per tutto il primo anno almeno, se Petrucci resterà alla guida della Fip, si andrà avanti a correzioni e aggiustamenti. 

40 giorni, più o meno a fine febbraio, quando si saranno tenute le elezioni politiche e si avrà avuta la conferma che questo Consiglio federale sarà rivotato fra quattro anni e non fra pochi mesi. Aspettatevi tutte le smentite del caso, ma se il Governo chiamasse, Petrucci non direbbe di no, ma nel caso non aspettatevi una competizione elettorale che manca dal 1999. Basterebbe che il famoso poker si ritrovi per un caffè (la sentite la colonna sonora in sottofondo: “Eravamo quattro amici al bar, che NON volevano cambiare il mondo...”?

Franco Montorro

Direttore BasketNet

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