Il passaggio dal Minibasket al basket giovanile (7 - Fine)

Il passaggio dal gioco-sport Minibasket (5-10 anni) allo sport giovanile (dagli 11 anni in avanti), non deve essere traumatico, in quanto questo è un periodo determinante per decidere di continuare o meno a praticare una disciplina sportiva! Il lavoro in palestra deve tener conto del fatto che molti giovani potrebbero aver praticato una o più discipline sportive negli anni precedenti (chi poco, chi tanto), che alcuni potrebbero aver iniziato a praticare lo sport e in particolare la pallacanestro da poco tempo e, quindi, prima di iniziare un lavoro specifico di basket, bisogna vedere da dove cominciare (somministrazione di test antropometrici, funzionali, motori generali e specifici, psicologici e sociometrici) per programmare correttamente il lavoro di costruzione e di perfezionamento. Il gioco-sport Minibasket e il passaggio allo sport giovanile devono essere due proposte simili ma non uguali, con un passaggio "dolce", senza sorprendere o sbalordire nessuno.


E' bene che un Istruttore di pallacanestro a livello giovanile si accorga subito del o dei talenti che ha nel proprio gruppo o in squadra.

Il talento registra subito prestazioni superiori alla media quando è sottoposto ai test motori generali e specifici, è un atleta particolare, estroverso, a volte ingestibile, ma se ad esempio lo rendiamo importante mettendolo al servizio della squadra per farla crescere, vedremo che miglioreranno entrambi.

Con i talenti occorre pazienza, qualche volta bisogna usare il pugno di ferro, qualche volta la carota, però in linea di massima sono abbastanza riconducibili. Purtroppo si vedono, a livello giovanile, squadre di pallacanestro che eseguono schemi rigidi di gioco, giocatori che non  inventano niente e che eseguono meramente ciò che vuole l'Istruttore. Così facendo perdono di vista il loro compito principale che è quello di insegnare ai ragazzi/e a giocare sempre meglio e ad allenarsi con serietà, passione ed entusiasmo.

Purtroppo molti Istruttori insegnano i fondamentali di gioco rigidamente e analiticamente attraverso esercizi stereotipati, le correzioni sono continue, idem le punizioni e al momento della verifica (la partita) ci si accorge che i giocatori eseguono alla perfezione i fondamentali esteticamente, ma non sanno usarli (essenzialità).

I giovani giocatori devono invece essere coinvolti direttamente nel gioco, devono saper risolvere tutte o quasi le situazioni-problema che si presentano in campo durante il gioco e per fare bene tutto ciò devono conoscere i movimenti che possono fare con il corpo, nello spazio, nel tempo, con la palla o senza, vicino o lontano dal canestro, con o senza difensore/i davanti.

Ci si deve convincere che "ingabbiando" il giovane giocatore in una serie di obblighi ("devi fare così", "se non fai così, ti cambio"), lo si espropria della sua fantasia motoria, della sua voglia di esprimersi ogni tanto come vuole e con estro.

Bisogna fornire ai giovani giocatori tutti gli strumenti per capire che cosa devono fare in campo e come devono comportarsi quando sono in attacco e quando sono in difesa (logica applicata al movimento).

I giovani giocatori non devono essere contenitori passivi da riempire con nozioni, sono esseri pensanti, operanti, vivi, creativi, per cui l'Istruttore deve essere in grado di comportarsi in relazione alle diverse individualità.

L'educazione della capacità di anticipazione e di scelta è spesso dimenticata nei programmi di allenamento (assieme al tiro), per dare invece spazio alla costruzione degli schemi di gioco.

I giovani giocatori devono essere messi in grado di "leggere" progressivamente ciò che avviene in campo, in base a quello che hanno appreso durante gli allenamenti.

L'insegnamento dei fondamentali non deve essere indirizzato solo verso la ricerca della pura gestualità, ma anche attraverso la capacità e la possibilità di risolvere i problemi di gioco che si presentano di volta in volta in campo.

Adattando le capacità individuali alle situazioni reali della partita, l'Istruttore deve mettere i suoi giocatori in condizione di giocare e per fare tutto ciò... bisogna osservarli bene (non guardarli) mentre si allenano e giocano

Professor Maurizio Mondoni

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