Lettere Maiuscole: la posta di Franco Montorro

«Sono dannatamente malato di Virtus, abbonato per 40 anni, non rinnovante da 3. Ho due domande semplicissime, a cui finora la stampa NON ha saputo darmi risposta (o NON ha VOLUTO farlo, forse, più probabilmente).

1) il denaro che viene incassato come premio di formazione dei giovani italiani transitati nelle giovanili Virtus diciamo dal 2003 ad oggi (ivi compreso quello relativo ai giovani che oggi sono in prima squadra, in Virtus o altrove), entra annualmente nelle casse di Virtus Pallacanestro s.p.a. (oggi Fondazione Virtus, o quel che si vuol pensare sia), ovvero entra nelle casse di altra e differente società, senza recare alcun beneficio economico alla Virtus? E se la risposta fosse la seconda, nelle casse di quale società?

2) se è vero (com'è vero) che l'attuale AD della Fondazione Virtus ha già dichiarato mille e mille volte nell'ultimo anno che ora finalmente Virtus Pallacanestro è di proprietà comune e condivisa della fondazione e delle persone che la compongono, e che il popolo Virtus proprio per questo può stare tranquillo sulla non sparizione della V, allora come si spiega che più e più volte il sopracitato AD abbia nuovamente tirato fuori la minaccia/ricatto "Poi sarebbe molto più facile chiudere baracca e burattini" o "Ci metto un attimo a chiudere tutto"  e"Forse la gente che non capisce preferisce fare subito la fine di Treviso"?

O si tratta forse di un AD con poteri di vita e morte, a seconda della propria insindacabile idea del momento, e senza i doverosi e necessari consulti preventivi, o, ancor peggio, prevenendo eventuali drammatici consigli d'amministrazione dei padri fondatori a cui rende conto».

Simone - Bologna


«Domande di cui nessuno a Bologna vuole o può dare risposta, o che non si fanno...

1) Perché la Virtus economicamente si è ridotta così?

2) Chi e' stato la principale causa di questo?

3) Perché nessuno si prende la responsabilità di questo ed e' sempre colpa di fattori esterni?

4) Possibile che la Virtus non trovi uno straccio di sponsor "fuori" dal giro dei soliti noti?

5) E' intuibile capirne il motivo?

6) Finelli costa così "tanto" che non si può cambiare, magari con Consolini?

7) Faraoni (che ci ha portato gente come Gailius, per dire) è proprio così inamovibile?

8) La Fondazione esiste o no?

9) Se sì, perché non prende provvedimenti?

10) Se la Fondazione ci ha messo la faccia, cosa pensa di fare per la stagione prossima, quando per l'ennesima volta sarà l'anno zero?

11) Perché la Fondazione ha messo un chip minimo per sopravvivere, nonostante alcuni grossi nomi che ne fanno parte?

12) Un rinnovo totale (ad esempio allenatore Moretti,GM Crippa, AD un nome per dire Brunamonti, Villalta o ex giocatori), potrebbe dare almeno sul piano generale un tono da "aria nuova", per la stagione prossima, visto che si prospetta un nuovo calo degli abbonati?

12 ) La politica dei biglietti omaggio, alla fine, sarà un boomerang?».

Claudio - Bologna


Due lettere, lunghe ma esemplari, fra le altre arrivate sul declino della Virtus Bologna e in parallelo sull’ignavia di certa stampa locale: perché riassumono bene il distacco da un certo modo di vivere e proporre la pallacanestro e, a mio modo di vedere, da bolognese, l’assuefazione di tanti ad una decadenza che naturalmente riguarda anche l’altra squadra che gioca in Legadue.

Non sono in grado di rispondere a tutti i quesiti posti, alcuni non sono di mia competenza e nemmeno di mia capacità (ammetto diverse lacune in materia finanziaria), però alcuni punti fermi mi sembrano indiscutibili:

1) Nel corso del tempo il fiume di iniziative soprattutto ma non solo mediatiche di Sabatini si è perso in piccoli rigagnoli. Ricordo in ordine sparso: parquet montati in Piazza Maggiore e, in altro periodo, vasi di piante virtussinizzati sotto il Palazzo del Podestà; realizzazione di voluminosi tomi autocelebrativi nonché di gadget in quasi tutte le categorie merceologiche; progetti edilizi: dalla Torre in maioliche bianconere al nuovo centro collegato alla Futurshow Station; Final Eight pompose, perché ricordo che la prima esibizione italiana di Lady Gaga l’ha organizzata lui durante la Coppa Italia; radio FSS cancellata dalla sera alla mattina quando si stava affermando come più seguita a Bologna... L’elenco è lungo, ma rischierebbe di diventarlo troppo questa rubrica;

2) Il bilancio complessivo, sportivamente parlando, è negativo rispetto ai 20 anni precedenti e il bonus guadagnato con la storia della salvezza della società postmadrigaliana è esaurito;

3) Se facessi l’attore e ogni sera a teatro vedessi la platea piena sarei certamente soddisfatto; a patto che questa non fosse formata da scolaresche, che i vecchi abbonati non fossero in buon parte assenti e che gli incassi beh... Chi me li dice?
4) Sulla stampa bolognese ho già detto, ma altrove e in altri settori  va peggio. Come nel campo della moda, dove se critichi una sfilata nella stagione successiva lo stilista non ti dà l’accredito e fuori c’è la fila di giovani rampanti, non importa quanto competenti;

5) La Fondazione è un altro colpo di teatro di un Claudio Sabatini che non paragono ad un noto esponente politico perché siamo in campagna elettorale (ma posso dire che non è nelle sue grazie apparenti); Sabatini che peraltro resta da anello Nba nella capacità di muoversi e coinvolgere amministratori e imprenditori di vaglia. Con quale ritorno diverso da quello di immagine non è dato sapere, all’apparenza economicamente parlando per restare sopra la soglia di sopravvivenza, ma del resto è quello che fa su altre sponde Romagnoli per la Biancoblu e se dovessi scommettere chi fra i due abbandonerà e sarà abbandonato per primo dai poteri forti non ho dubbi: sportivamente parlando Sabatini sopravviverà più a lungo;

6) Non mi è mai apparsa causale la progressiva sparizione o la mancata convocazione di ex della Virtus nell’attuale gestione, favorita anche dal marcato rinnovamento di un pubblico che oggi ai nomi di Villalta o Crippa o Abbio ha pochi o inesistenti fremiti;

7) Un paradosso certo è che se ti rivolgi, per mille ragioni, a spettatori più giovani e inesperti puoi anche fregartene del passato, però nel presente devi proporre spettacoli adeguati, da tempo affidati a comprimari, a seconde linee, a giocatori incompleti o non ancora formati. Insomma, tutto fuorché attraenti e men che meno personaggi (categoria che pare di capire dia fastidio);

8) Un atteggiamento ormai consolidato da parte della dirigenza nei confronti di chi contesta o anche solo “appulcra verbo” è da Marchese del Grillo («Perché io so’ io e voi non siete un c...»), con il condimento della minaccia dell’altrimenti “si finisce con il fare la fine di Treviso” e nel dirlo ecco riscatta l’orgoglio del 2003 per quella operazione di salvataggio sì encomiabile ma non da grazia perpetua;
9) La squadra è di una mediocrità diffusa e inguaribile, con l’ennesima riproposta di americani abulici, a dir poco, e comunque di scarso livello; italiani giovani che manco dovevano far parte della Virtus; italiani più esperti a cantare e portare la croce, ragazzi bravissimi ma immaginiamo quanto a disagio, per onor proprio, in questa situazione. Squadra che Sabatini dice di non voler cambiare, squadra che si immagina non possa cambiare perché i canditi son finiti e alle nozze con i fichi secchi molti preferiscono rinunciare;
10) La scusa ripetutamente propinata è che altrove hanno più soldi. In parte è vero, resta il fatto che stagione dopo stagione la Virtus Bologna che pure ha il pubblico più numeroso, che ha sede in una delle città ancora più ricche, che ad ogni dichiarazione pubblica si fa vanto della tradizione e del suo settore giovanile si vede davanti oltre alle classiche superpotenze che pure un tempo batteva anche realtà sulla carta nettamente inferiori da ogni punto di vista.  
La realtà è che la Virtus Bologna da anni mostra diverse pecche sul mercato interno ed estero, che non ha più un main sponsor, che i migliori giovani italiani giocano in altre squadre e che da suo vivaio in trent’anni è uscito un solo campione (Belinelli), che sta perdendo a ripetizione (partite in campo e credibilità fuori), che ha reciso qualsiasi legame con il passato preferendo affidarsi a persone venute da fuori e senza un’identità specifica.
Poi, con il carrello della Coop pieno o con due tiri al canestro volante montato all’ipermercato porta ancora gente all’Unipol Arena e anche questo è ormai un mistero buffo.
Fine, penso solo della prima puntata.


Franco Montorro
Direttore BasketNet

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