Legadue, il lento sgretolamento

Come volevasi dimostrare: alle prime difficoltà economiche le società di Legadue decidono di privarsi degli americani che sono tra i giocatori più costosi dei rosters. Non ci fa piacere ricordarlo, ma lo avevamo previsto alcune settimane fa quando il secondo campionato italiano, sicuramente il più appassionante di questa stagione, attendeva la decisione della Camera arbitrale del Coni sul caso Napoli che, come si ricorderà, lottava per essere riammessa in Legadue e che, invece, si è trovata a restare fuori.

Ad aprire le danze è stata l’Aget Imola che ha perso il centro sloveno Sasa Zagorac e, a dicembre, ha dato il ben servito a Paul Lester Marigney, accasatosi successivamente a Veroli, mentre agli altri senior ha detto chiaramente che se avessero trovato dove accasarsi potevano andare via. Ora è il momento dell’Acegas Trieste scombussolata da una crisi economica tale da indurre il consiglio d’amministrazione, lunedì scorso, a tagliare Brandon Brown e a pensare di far accasare altrove Jobey Thomas, i due attori di spicco della squadra che fino al giorno prima giocava un basket piacevole che aveva fatto ritornare sulle tribune oltre tremila spettatori di media. 

Due storie che vorremmo non diventassero un moltiplicatore per altre società. 

A Trieste si cominciava a sognare il grande basket, l’epoca della Stefanel e della Illy, ma nessuno, forse come atto scaramantico, lo diceva apertamente; la squadra andava bene e fino a qualche settimana fa era nei play off. Cosa accadrà sin da domenica prossima è facile immaginarlo: il budget della società si aggira intorno al milione e mezzo, ma già il pagamento di qualche mensilità è stata rinviata nella speranza di trovare nuova linfa per superare la difficile situazione economica. Intanto, però, si decide persino di indebolire il potenziale offensivo della squadra pur di contenere la spesa. E tutto ciò accade senza tener conto dei riflessi sulla classifica, sui futuri incassi e sul valore complessivo della squadra e, quindi, dei giocatori. Tanto quest’anno non si retrocede! Era e resta, ai noi, il leit motiv che era facilmente prevedibile. Questa la causa principale del disarmo di quelle società che hanno poco o nulla da chiedere al campionato pur di evitare il capitombolo finanziario o, ancora peggio, per prendere una boccata d’ossigeno. Avevamo avvertito che se si fosse attuata questa ipotesi, avrebbe significato un indebolimento, dai riflessi oscuri, di un campionato che, viceversa, andava e va difeso a denti stretti perché rappresenta quanto di meglio oggi offre la pallacanestro nel nostro Paese.

La Legadue dalla prossima stagione è destinata a subire una trasformazione: non sarà più un campionato professionistico ma, assieme alla DNA, secondo il Consiglio federale che ne ha introdotto il criterio, darà vita a due tornei dilettanti, uno denominato “Gold” e l’altro “Silver”. Secondo quanto si sostiene tranne il dilettantismo dovrebbe cambiare poco o nulla, ma bisogna essere guardinghi che alla fine sia proprio così, che non ci siano sorprese dell’ultima ora. Per fortuna Gianni Petrucci, nuovo presidente federale, al momento dell’insediamento, ha detto che la riforma dei campionati merita di essere approfondita.

Franco Scrima 

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