Minucci: "L'Enel mi ricorda la mia Siena"

Ferdinando Minucci

Ferdinando Minucci

"New Basket Brindisi, proprio come la mia Siena. Programmazione e pianificazione come filosofia vincente." Ferdinando Minucci, direttore generale della Monte Paschi Siena, parla a cuore aperto della nuova versione della sua Mens Sana Basket, sul momento della pallacanestro italiana e la crisi economica, con parole di elogio, condite da un pizzico di affetto e ammirazione verso il "modello" Brindisi, provinciale di successo, un po' come la sua Mens Sana Siena. Ogni qualvolta ci si ricorda di una squadra vincente, un ciclo vincente, si accosta sempre il nome della squadra al suo fuoriclasse. Discorsi e parole spesso cariche di nostalgia per identificare anche un periodo della propria vita legato anche ad una squadra che è rimasta nella storia. Per tutti l'Olimpia Milano non è stata solo L'Olimpia Milano, ma è stata l'Olimpia Milano di D'Antoni e Meneghin. Cosi come c'è stato il Banco di Roma di Larry Wright, la Fortitudo di Carton Myers, i Lakers di Magic e i Celtics di Bird. Fuoriclasse vincenti per squadre vincenti. Per tutti gli appassionati di oggi, negli anni a venire ci sarà "la Siena di Minucci". Che non è un cestista ma un fuoriclasse lo è lo stesso. Ferdinando Minucci, senese, entra a far parte della Mens Sana Basket, nel 1990 come direttore marketing. Nel giro di pochi anni è al comando della società ed è lì che inizia a creare il modello -Siena. Il primo colpo targato Minucci, è stato portare in panchina Valerio Bianchini, il Vate. Il primo successo, la Coppa Saporta in Europa, con Ergin Ataman come allenatore e Petar Naumoski e Vrbica Stefanov in campo. Tanti, innumerevoli, i giocatori presi dal nulla e poi coniati in oro. Darren Day e e Gerard King in principio, poi David Vanterpool e Bootsye Thorton re dei primi scudetti, fino ai Mclntyre, Stonerook e Lavrinovic della Siena invincibile. Per non parlare poi del fiuto nella scelta degli allenatori, su tutti la promozione del giovane Simone Pianigiani, altro senese doc, come capo allenatore, con cui Siena ha vinto tutto quello che c'era da vincere in Italia. A livello manageriale, Minucci è riuscito a legare il nome della Mens Sana alla banca Monte dei Paschi di Siena, il suo vero capolavoro. La Siena dei record è nata così. Nello scorso mese di Gennaio ha rimesso il mandato da presidente della società biancoverde occupato poi dal neoeletto Cesare Lazzeroni e attualmente, occupa il ruolo di direttore generale. Con la sua capacità di inventare e reinventare, di scommettere e ristrutturare. Ferdinando Minucci creatore e innovatore di successo, sempre con quel fare elegante, educato, rispettoso, spesso assorto in pensierosi silenzi, poche espressioni di gioia in tanti momenti e tanti anni di vittorie. Probabilmente, questo periodo di vacche magre, complice anche il momento di crisi che ha colpito la banca Montepaschi, lo ha invogliato e stimolato ancor di più, nel plasmare la sua ennesima squadra in cerca di nuovi successi. Come ha sempre fatto e come di certo continuerà a fare. Perché il suo modo di fare sport rispecchia il suo modo di essere. Creare dal nulla, in silenzio, nuove vittorie. Direttore Minucci, in casa Siena ennesima rivoluzione ma sempre gli stessi successi. Come giudica la stagione fin qui disputata dalla sua nuova creatura? Credo che in Europa sia al di sopra di ogni aspettativa, mentre in Italia non siamo ancora al top. Comunque sono molto soddisfatto di quanto abbiamo fatto fin ad ora. Questa è una squadra quasi tutta nuova. In passato abbiamo ristrutturato un roster già fortissimo avendo a disposizione, grazie ad uno sponsor di livello assoluto, un budget che ci ha permesso di primeggiare per tanti anni. Quest'anno abbiamo ricostruito, che è ben diverso. La situazione economica attuale è molto complessa, ed in questo periodo di crisi molte aziende sono costrette a rivedere le proprie spese e i primi tagli vengono fatti alla voce pubblicità. Anche noi abbiamo dovuto fare i conti con questo momento. E devo dire che per fronteggiare questa emergenza è fondamentale sopravvivere. Per questo, l'elemento societario diventa una priorità, perché programmare e pianificare dà la possibilità di rimanere a galla. A proposito di crisi economica. Molte società sono state costrette a rivedere i propri obiettivi e i propri roster. Tutto il movimento, di conseguenza, ne sta risentendo. Secondo lei, si potrebbe trovare un risvolto positivo e magari avere degli spunti interessanti in questa emergenza? Il discorso è parecchio complesso e difficile. Il mondo del basket ha vissuto fino ad ora molto al di sopra delle proprie possibilità e questo a messo a rischio tutta la passione che la gente ha per questo sport. Un aspetto positivo è che si è iniziato un percorso, che porterà le società, ad essere gestite come delle vere e proprie aziende, dove gli introiti devono obbligatoriamente essere maggiori delle spese. Solo così si potrà uscire, anche in tempi brevi, dalla crisi. Inoltre, la pianificazione è fondamentale. Vede, noi facciamo i conti con un mercato globale, gli atleti hanno la possibilità di andare a giocare in tutta Europa se non in tutto il mondo. Creare un progetto con scelte oculate, anche per quanto riguarda la scelta degli attori, è fondamentale. Direttore Minucci, lei è uno dei più grandi manager sportivi di sempre. Avrebbe qualche idea per migliorare questo sport e cosa si aspetta dal nuovo presidente federale Gianni Petrucci? Il miglioramento deve essere creato dalla capacità che si ha nel cercare proprio delle nuove idee. Se all'interno del movimento, tutti insieme saremo in grado di trovare nuove strade e nuove opportunità, bisogna avere il coraggio di seguirle e andare avanti. Petrucci è sicuramente l'uomo giusto per guidare questo sport, lo ha già fatto in passato ed è rimasto molto legato alla pallacanestro. Di sicuro dovrà capire che la realtà di ora è molto diversa da quella di molti anni fa. Il mio auspicio è che riesca a trovare in tempi rapidi i modi giusti per portare un cambiamento. Il prossimo turno vi vedrà di scena a Brindisi contro una delle rivelazioni del campionato. Come giudica il progetto New Basket del patron Ferrarese? Guardo con molta simpatia a ciò che avviane in Puglia, grazie anche a quello che mi racconta il vostro Santi Puglisi. Realtà come quella di Brindisi sono importantissime per il basket e sono proprio realtà come questa che fanno la differenza all'interno del movimento. Proprio dalle squadre di provincia, come Brindisi, Sassari, Varese, sono arrivate le indicazioni migliori negli ultimi anni. Non dimentichiamo che anche Siena è una provinciale. E spesso proprio queste cittadine si confrontano con le grandi metropoli e alle volte subiscono l'appeal delle grandi città. Il successo della New Basket, parte una pianificazione e da un progetto serio, proprio come dicevo in precedenza. Avete una ottima squadra, un ottima società, un pubblico fantastico e ora ci sono anche i risultati. Cosa si vuole di più? Non mi meraviglierei se tra qualche anno dovessi vedere Brindisi prima in classifica proprio come ha sta facendo la Cimberio Varese adesso. Lei ha scoperto e lanciato moltissimi campioni. C'è un atleta che le piace e che magari toglierebbe all'Enel Brindisi? Nella New Basket sono tutti importanti. Non c'è uno in particolare. In passato abbiamo tenuto d'occhio Jeff Viggiano, perché di fatto è un buon giocatore. Ma non mi sento di escludere gli altri. Tra le altre cose, non ho mai espresso giudizi su nessuno, l'ho fatto solo su Stonerook ma mi riferivo all'uomo e non al giocatore. Un fuoriclasse non fa mai la differenza se non è inserito bene in contesto. Se dovessi prendere qualcuno, prenderei tutto il sistema Brindisi. La mia filosofia di successo è quella che ha ora la vostra realtà. Un unico cordone che lega tutto, società, squadra e città. Questo è il concetto di vittoria. Ed è il concetto di Brindisi. E anche il mio.
Ferdinando Minucci

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