Gli appunti-spunti del lunedì

Milano vince bene, conferma l’andamento positivo e non merita deviazioni di accenno alla pochezza dell’avversario, una Virtus Bologna che ha segnato un punto in più rispetto alla gara d’andata ma ne ha subiti 27. Sette assist di Green, un buon 50% da 3, un indolore dato di 16 palle perse, il buon recupero di immagine e di sostanza di Giachetti. L’EA7 sofferente dell’andata può permettersi un recupero graduale e, eliminate le scorie e sostituite le tare, viaggiare da outsider verso i playoff.

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Unica nota odierna su Bologna: quando dall’arco fai 1 su 14, a metà della fiera degli errori l’allenatore farebbe meglio a dire ai suoi ragazzi di occuparsi d’altro.

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Roma corsara a Cantù, dove ci sono preoccupazioni di sponsor e qualche polemica aggiunta, anche gratuita e sembra lontanissima l’estate con la Brianza tranquilla e la Capitale a rischio chiusura, ma soprattutto ha guadagnato considerazione Calvani. Non certo a discapito di Trinchieri, non mettiamola sempre sul piano della contrapposizione a due. La Virtus roma sta vivendo la sua stagione migliore da tempo a questa parte, nell’anno che se si preannunciava più difficile in realtà si sta dimostrando il più tranquillo ad immagine e somiglianza del suo coach. E di un proprietario, Toti, che meno attorniato da “lustrinomani” potrebbe anche ritrovare passione per il basket.

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Pesaro recupera e mette al collo di Biella una pietra pesante. Niente di definitivo, in prospettiva salvezza o retrocessione; di certo c’è il gusto amaro di due squadre che avrebbero tutto per vivere di rendita in Serie A ma per colpe trasversali ed anche esterne boccheggiano. 

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Poi ci sono le squadre come Caserta, ridotte ai minimi termini e che magari sconfessano una convinzione ed un’impostura: la necessità di avere statunitensi in squadra e un roster allungato a 12 giocatori per il noto “vuvueffismo” pro italiani. L’unica squadra senza sponsor, insieme a Montegranaro, passa a Cremona di un soffio e Gigio Gresta non se la prenderà se l’elogio è per Pino Sacripanti, perché poi in una gara finita con un solo punto di distacco e fra due squadre in difficoltà se il coach vincente merita 8, il perdente  non è da 5, ma da pienissima sufficienza.

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Si parla di Mancinelli a Sassari e la prima battuta è che la Dinamo non ne avrebbe bisogno, la ribattuta è che l’esperimento sarebbe intrigante. Stefano è un giocatore incompiuto, la squadra di Sacchetti un esperimento “a scadenza”; l’inserimento nell’immediato potrebbe produrre effetti devastanti. In negativo, senza troppe scorie. In positivo, con molte storie.

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Le “sliding doors” di Avellino si bloccano contro una Varese più cinica nei quarti dispari, più il supplementare. Polonara conferma il dato principale della maturità raggiunta, la continuità (che fa rima con affidabilità).

Inizierei a tener d’occhio Venezia per un girone di ritorno che potrebbe portarla a scalare ancora qualche altra posizione, rispetto alla settima attuale e al di là dei meriti dei dirigenti, riconfermo la stima nei confronti di un Andrea Mazzon che una quindicina d’anni fa era un enfant prodige, oggi è ancora un allenatore con molto da dare e da dire. Impegno e preannuncio a sentirlo presto.


Franco Montorro

Direttore BasketNet

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