L’Arcitecnico Valerio Bianchini: Legadue distrutta sul più bello?

Valerio Bianchini

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Angelo Costa, dalle colonne del Resto del Carlino, non senza il suo apprezzato humor, invoca Petrucci perché venga a salvare la Legadue, sull'orlo della sparizione a favore di un'incomprensibile riforma che, mantenendo tutti i difetti della Legadue, ne cancella i pochi pregi. E tutto ciò proprio ora, che complici la crisi e la mancanza di soldi, le società di Legadue sembrano finalmente porsi come obbiettivo quello di essere un campionato preparatorio alla Serie A, lanciando giovani giocatori italiani, e limitandosi, quanto a  stranieri, ai soliti journey men, a favore di giovani non ancora affermati, usciti dal college o dai campionati europei, da verificare e promuovere al professionismo.

Non è stato così nel recente passato. La Legadue e ancor di più le leghe dilettanti, hanno sempre formato una sequela di campionati minori che scimmiottavano la Serie A, invece di perseguire il loro vero compito che dovrebbe essere quello di formare i giocatori italiani.

La smania della promozione o la paura della retrocessione avevano trasformato gli organici in case di riposo per ex giocatori di Serie A, quando nelle serie minori non diventavano ostelli per argentini e passaportati di varia provenienza.

Unica eccezione quelle società che coraggiosamente sceglievano americani di talento ma da sgrezzare, alcuni dei quali sono poi diventati delle star europee.

Ora a quel campionato dovrebbe sostituirsi una congerie di squadre assai confusa che tuttavia continua a non definire la “mission” del dilettantismo, orientata come priorità alla formazione dei giocatori, piuttosto che all'intrattenimento.

Angelo Costa sembra stupirsi della cervellotica riforma che dovrebbe cancellare la Legadue, ma non si deve meravigliare: perché le riforme nel basket le fanno i politici e non i tecnici.

Del resto la A2, e' nata per motivi politici. Quando la Fortitudo di Bologna, la Stella Azzurra di Roma e il Duco Mestre si scontrarono in un sanguinoso spareggio per la permanenza in Serie A, Coccia, Acciari e Tesini capirono che non poteva più essere sopportato il dramma della retrocessione che trascinava le squadre di Serie A nelle terre desolate della Serie B.

Poi si scoprirono le virtù dell'A2: portare le squadre di basket con due americani in tutta Italia, soprattutto al Sud dove , con l'eccezione di Napoli, il “grande basket” lo si vedeva solo in Rai, e gettare semi importanti che avrebbero fatto poi fiorire squadre come Brindisi, Reggio Calabria, Trapani e Caserta, che arrivò a vincere quello scudetto contro Milano che è ormai una leggenda. Giova ricordare che a quei tempi la Serie A e la A2 erano due campionati connessi, per cui le migliori squadre di A2 ottenevano il diritto di fare i playoff con le consorelle del piano di sopra. E questo naturalmente valorizzava enormemente il campionato cadetto. Poi le due realtà si separarono per ovvie ragioni economiche, ma la Legadue, invece di porsi l'obbiettivo di diventare la scintillante vetrina nazionale dei migliori giocatori giovani pronti al salto in Serie A, per la maggior parte delle sue società, si accontentò di scimmiottare la serie superiore, riempiendo gli organici con giocatori quarantenni e americani di basso costo, tra quelli che eternamente circolano nella mediocrità europea. 

Solo adesso, per via della crisi, come detto, le società si accorgono dell'appeal superiore che possono avere i giovani da preparare per la Serie A e un paio di stranieri dal college che le nostre società possono svezzare e lanciare nel professionismo come tante Maria De Filippi. Non varrebbe la pena di riformare in senso tecnico questo campionato mantenendone l'impianto, ma fuori dagli obblighi del professionismo e con limiti di età sia per gli italiani che per gli stranieri, che comunque non dovrebbero essere più di due?

Se Sacripanti, per necessità scopre un giocatore valido come Sergio, perché tutta la Legadue non si impegna a giocare con i Sergio che nuotano nel mare magnum del dilettantismo? Ne acquisterebbe in appeal, con l'orgoglio di gestire un campionato con i migliori giovani tesi a fare il grande salto , che susciterebbero il medesimo interesse che la nazionale di giovani ha registrato recentemente, giocando nell'All Star Game , meglio degli stranieri.

L'attuale riforma ha il sapore stantio dei mezzucci politici per ampliare il consenso elettorale. Una specie di condono dove tutti vanno nel calderone, i virtuosi come i peccatori.


Valerio Bianchini

valeriobianchini@hotmail.com

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