Minibasket: l’importanza di “usare” il cervello (3)


I bambini arrivano nei Centri Minibasket quando hanno già incamerato molte strategie per organizzare i pensieri. Le loro modalità di ragionamento sono legate ai pre-requisiti spazio-temporali e causali e tali apprendimenti s’instaurano prevalentemente in vissuti di azione.

La persona costituisce i concetti sul piano simbolico, attraverso le prime relazioni con lo spazio e le sensazioni che questo gli rimanda e sin dall’infanzia le evocazioni arrivano attraverso la dimensione corporea.

Il “vissuto” dei primi anni di vita, è collegato fortemente alla presenza-assenza dei familiari (oggetti affettivi) vicino al corpo.

Nel “maternage”, l’ambiente è incarnato e rappresentato dal bambino attraverso la relazione con la mamma; un ambiente rassicurante è percepito dal bambino attraverso le modalità che si verificano durante l’accudimento da parte della mamma.

La globalità dell’esperienza psicomotoria durante le prime tappe dello sviluppo (il cullare e il farsi cullare, il dondolare e il farsi dondolare, il tono della voce della mamma, consentono di rilassare la tensione del bambino e di calmarlo), esprime l’inseparabilità tra il movimento, il pensiero e la vita affettiva, per i quali l’unico luogo possibile, è il corpo del bambino stesso (“corpo proprio”).

Ciò sta a significare che se nel “maternage” è prevalsa una relazione di tipo sostitutivo, lo spazio è percepito in modo costrittivo e appare incombente, quando non è stata costruita una buona base di sicurezza.

Il corpo, attraverso le percezioni, comunica continuamente alla mente.

Attraverso la continua rielaborazione di queste informazioni e con il passare del tempo, i bambini arrivano all’aggiustamento delle conoscenze verso il sapere astratto, ma il disagio emotivo è il peggiore nemico della rielaborazione.

All’inizio non bisogna assolutamente forzarli, ma è importante favorire l’allargamento delle loro esperienze ludico-motorie.


Le diverse situazioni della vita quotidiana non si presentano mai uguali, ma il bambino impara subito a risolverle attraverso una prima valutazione intuitiva e reagisce a loro con una tensione soprattutto emotiva.

Se le giornate passano con un ritmo tranquillo, scandite da abitudini ripetitive, il bambino impara ad affrontare serenamente tutte le situazioni.

Anche in palestra, quando gioca, il bambino deve essere sereno e vivere il gioco serenamente e con tranquillità. 

Purtroppo questi ambienti di crescita sono sempre più rari e spesso i bambini d’oggi sono sottoposti continuamente a “routine” di vita stressanti e di conseguenza, il disagio psicologico diventa un male comune per i nostri piccoli.

L’attività motoria e il gioco non solo possono servire per il rilassamento e il riequilibrio psicologico, ma possono svolgere anche un benefico “imprinting” di tipo educativo e formativo.

Per ottenere tutto ciò abbiamo bisogno di Istruttori-Educatori preparati e competenti, non di Tecnici che insegnano subito la tecnica cestistica e valorizzano solo i migliori.

I bambini sottoposti continuamente a stress, inducono l’organismo a commutarsi su una modalità iper-reattiva ed è per questa ragione che oggi vi sono tanti bambini che cadono facilmente in stati di collera o di panico anche durante le partite di Minibasket. 

Il sistema d’allarme del loro organismo, in questi casi, subisce un cortocircuito e ciò li porta a reagire in modo esagerato.


 Succede così:


  • il sistema percettivo ha comunicato all’amigdala, attraverso il sistema limbico, stati d’emergenza emotiva;
  • ciò ha fatto liberare una cascata d’ormoni potenti (tra cui il CRF e il cortisolo), che hanno innescato il panico nel cervello;
  • questi ormoni, seppure secreti velocemente, sono rimasti nell’organismo per ore prima della loro eliminazione; successivamente altri turbamenti hanno elevato il livello degli ormoni in modo additivo e ciò ha provocato un aumento della frequenza cardiaca e del flusso ematico;
  • l’amigdala (simile ad una mandorla, è parte del palencefalo, è collocata accanto all’ippocampo e controlla l’ansia e la paura) è, in questo modo, diventata un elemento molto sensibile e pronto a sequestrare la memoria di lavoro, in funzione di uno stato d’allarme generale;
  • lentamente l’organismo si adatta allo “stato d’emergenza”;
  • ritorno allo stato di quiete.


Se è vero che dobbiamo imparare a rispettare i tempi di apprendimento dei bambini, è anche vero che possiamo aiutarli a non incappare in questi guai (ansie, paure, stress), proponendo loro giochi divertenti e attraverso l’utilizzo di specifiche metodologie, possiamo riuscire a insegnare loro l’atteggiamento giusto per vincere paure e preoccupazioni. Il Minibasket, in questo contesto, è molto utile se ben insegnato.


Professor Maurizio Mondoni

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