L’attività sportiva dei bambini e il comportamento dei genitori

Dietro la frase ‘mio figlio è un piccolo genio c'è sempre un genitore idiota”  
(Ivan Della Mea - cantante e autore)

I principali studi di carattere psico-pedagogico (P. Trabucchi 2004, E. Chioda 2003,  A. Pellai 2001) condotti sulle tematiche genitori-figli sportivi hanno evidenziato alcuni comportamenti dei genitori che più di altri svolgono una importante funzione di rinforzo positivo sulla pratica motoria e sportiva dei figli.

Il primo è sicuramente il supporto materiale e logistico relativo alla pratica dell'attività (assecondare un desiderio, pagare l'iscrizione al corso, accompagnare i figli in macchina, etc.). 

Il secondo segnale di disponibilità dei genitori è costituito dall'interessamento che manifestano in merito al tipo di sport praticato dai propri figli e al livello di apprendimento conseguito.

Lo stile educativo della famiglia orientato verso l'approvazione delle attività dei figli, il loro appoggio, l'incitamento a superare in modo autonomo le difficoltà che si incontrano, a perseverare nel compito fino all'ottenimento della soluzione, ad intraprendere nuove strade e nuovi modi di affrontare un problema facendo riferimento alla propria esperienza, intuizione e creatività, favorisce l'incremento di una più elevata motivazione al successo indispensabile per l'affermazione nella competizione.

Il coinvolgimento dei genitori nell'attività sportiva dei figli è necessario, non soltanto come supporto pratico, ma specialmente per il motivo che la presenza continua di un genitore coinvolto permette che l'esperienza sportiva del figlio sia metabolizzata positivamente.

Un coinvolgimento eccessivo del genitore spesso è dannoso. Un genitore troppo coinvolto sovrappone se stesso, le proprie aspettative e i propri desideri a quelli dei figli. 

Le vicende sportive dei figli sono vissute dal genitore come proprie: se il figlio vince è come se avesse vinto lui, se il figlio perde è lui che ha perso.

Spesso il genitore è troppo interessato ai risultati e non al fatto che i figli provino o meno divertimento nella pratica di una attività sportiva. 

Tende a intromettersi nelle decisioni dei figli riguardo alla decisione di praticare uno sport piuttosto che un altro, carica il figlio di aspettative e di ansie il giorno della gara, rendendolo più nervoso del necessario. 

A volte si sofferma con il tecnico a parlare di programmi di allenamento, le strategie di gioco, le scelte da effettuare ed impone ai figli allenamenti extra e anche propone soluzioni tecniche diverse da quelle proposte dall'allenatore. Si sente in competizione con l'allenatore, mette in discussione l'autorità dell'allenatore, fornisce consigli tecnici al figlio durante la gara, insulta l'arbitro se prende delle decisioni negative nei confronti del propri figlio. 

A volte il tifo dei genitori è esagerato e violento, non è equilibrato ed è auspicabile che anche i genitori, oltre agli Istruttori, debbano essere formati: il genitore deve fare il genitore e non l’Istruttore o l'arbitro oppure il dirigente.

Praticamente è come se il genitore avesse bisogno delle vittorie del figlio per sentirsi "qualcuno".


I genitori devono:


  • essere prima di tutto degli Educatori;
  • trasmettere ai propri figli una corretta cultura motoria e sportiva;
  • promuovere nei figli una giusta motivazione alla pratica sportiva;
  • essere poco coinvolti nell’attività sportiva dei propri figli;
  • essere discreti quando sono presenti agli allenamenti e alle gare dei propri figli;
  • valutare quando per i loro figli è il momento di giocare allo sport e quando è il momento di scegliere lo sport da praticare;
  • trattare i propri figli in modo sano e corretto;
  • educarli alla vittoria e alla sconfitta;
  • creare un'atmosfera serena che favorisca la loro crescita psicosomatica e la loro partecipazione;
  • assicurarsi che il proprio contegno sia in linea con quanto si chiede ai figli.


Professor Maurizio Mondoni

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