Avellino: la parola d’ordine è “esecuzione”

La Scandone intensifica la preparazione in vista dell’atteso appuntamento di domenica con Cremona: gara da non fallire, vista un po’ come il crocevia della stagione. Stesso discorso per Biella e Montegranaro le quali – dal loro punto di vista – ritengono di poter battere Reggio Emilia e Caserta. Il che non fa una grinza ed in linea di massima lascerebbe la classifica più o meno invariata, anche se Pesaro ospita Siena nel Monday Night e Bologna, la successiva avversaria della Sidigas, si reca a Varese. Poi si dirà che bisogna badare solo ai fatti propri, ed è vero, ma uno sguardo sugli altri campi appare legittimo. Sulla carta e per il momento solo su quella la formazione biancoverde non dovrebbe temere nessuno, ma una cosa è la teoria e ben altra la pratica come purtroppo conferma il deludente cammino delle prime 18 giornate.

Ma coach Pancotto è sereno e fiducioso. E fino a prova contraria lasciarsi contagiare dalle sue sensazioni non costa nulla anzi, aumenta il coefficiente di auto-stima ed ottimismo della compagine irpina e dei suoi tifosi: i quali hanno stretto un patto di ferro coi “senatori” e garantito il massimo sostegno. Dopo l’epidemia dei giorni scorsi, l’infermeria è vuota e la squadra sta bene: tanto che al trainer adriatico non sembra vero di lavorare con nove giocatori finiti e il roster al completo. “Cesarone” è stato chiaro: «La difesa è la priorità, ma dobbiamo pulire anche i giochi d’attacco». In una parola: esecuzione. Quella cura dei dettagli e delle piccole cose che contro Varese, per fare l’esempio più appropriato, sono costate la partita: al di là dei meriti della Cimberio e del discutibile arbitraggio. Al metronomo Lakovic la regia, ma i veterani (Spinelli, Dean e Johnson) hanno egual peso e responsabilità. Per tutti gli altri a cominciare da Richardson, Dragovic ed Ivanov più le incognite Hunter e Biligha, il compito di rispondere “Presente!” e spostare il più possibile gli equilibri. Perché Avellino non può fare a meno di nessuno, nemmeno dell’ultimo collaboratore o tifoso.

Marco Califano

 

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