I Franco... Bolli di Franco Montorro

“Nessuna tempesta guasterà la festa”, sembravano pensare gli organizzatori del Premio Reverberi man mano che i premiati e gli ospiti arrivavano nel comune di Quattro Castella sfidando la forte nevicata che stava colpendo tutto il Nord Italia e quindi anche la provincia di Reggio Emilia.


Assenti giustificati Maurizio Bertea influenzato e Gigi Datome (Premio al miglior giocatore italiano), che già domenica mattina mi aveva scritto questo: «Caro Franco, nel finale della partita con Varese ho preso una brutta botta. Mi dispiace veramente non essere presente alla manifestazione, ma mi è stato proibito di muovermi e sforzare la gamba. Mi scuso con te per l’inconveniente e ti faccio l’in bocca al lupo per l’evento».


Evento, la cerimonia di consegna appunto degli Oscar del basket italiano, che il sottoscritto e Lorenzo Dallari hanno presentato per il decimo anno consecutivo. L’anno prossimo, se l’onore della conduzione toccherà ancora a noi, abbiamo scherzosamente detto che ci presenteremo con una stellina color oro ricamata sulla giacca. 


Poi abbiamo chiamato sul palco Gian Matteo Sidoli, l’uomo che il premio lo ha inventato, lanciato e mantenuto nello... spazio, visto che è certamente la manifestazione più prestigiosa in Italia e che si è spesso allargata oltre i confini nazionali, grazie al patrocinio della Fiba.


Sidoli, ex arbitro, e tutt’ora uomo di acciaio, visto che ancora venerdì scorsa era in ospedale, convalescente per un intervento chirurgico della durata di sette ore, qualche giorno prima. Lo chiamano “Il Santone”, ha un po’ bastonato la Fip che non ha ancora inserito Pietro Reverberi nella sua Hall of Fame, diversamente da quanto fatto dalla Fiba, che ha riconosciuto il valore dell’arbitro di tre Olimpiadi e di un’innumerevole quantità di partite in Italia e in tutto il mondo.


Trapela dalla Lega Basket un timore e lo giustifichiamo, perché bisogna fare i conti anche con le possibilità che... E mettere da parte le emozioni. Il timore che Benedetto XVI sia gravemente malato è diffuso e, insomma, per farla breve a costo di apparire cinici: se la Mans Sana dovesse andare avanti in Eurolega e il pontefice dovesse venire a mancare, la prevedibile sospensione di tutti i campionati sportivi per un weekend causerebbe problemi complicatissimi di calendario. Unendo il sacro al profano, forza Siena ma soprattutto forza Joseph.


Passione, entusiasmo, gioia: sono state tre parole ricorrenti nelle dichiarazioni di diversi premiati alla domanda su cosa li spingesse nell’attività cestistica quotidiana.


Giordano Consolini si è prodotto in un’appassionata richiesta per i giovani italiani: «Non devono avere corsie privilegiate dai regolamenti, ma la sicurezza di poter contare - se sono bravi - su spazi sicuri».


Stefano Sardara ha “contestato” il fatto che fare sport di vertice in Sardegna sia penalizzato dall’isolamento geografico. «Nel caso di Sassari noi abbiamo però il vantaggio di una città e di un ambiente che ci sostengono come solo in provincia può accadere». Ha scherzato sulle ambizioni di scudetto della sua squadra e dopo aver preso la statuetta-premio con la scritta “Miglior Allenatore” ha coperto con un dito il nome di Frank Vitucci e si è fatto fotografare. «Poi faccio vedere lo scatto a Meo Sacchetti», ha spiegato ridendo.


Quelli della Stella Azzurra hanno giocato a Martina Franca, poi sono rientrati a Roma e hanno raggiunto Quattro Castella per ricevere il premio Fip per l’attività giovanile. Hanno ritirato il trofeo Germano D’Arcangeli e Stefano Sbarra, che ha scherzato a lungo con Nando Gentile.


Nando Gentile, anzi: la famiglia Gentile. mancavano Alessandro in “ritiro” con l’affannata EA7 e Imma, bloccata dal maltempo Prima del Passo della Cisa, veniva da La Spezia, ma c’erano Stefano e mamma Maria Vittoria. Simpaticissioma e arguta, quando in riferimento al marito e ai due figli ha detto: «La Fip dovrebbe pagarmi un premio di produzione». E ancora: «Per chi tifo quando Alessandro e Stefano giocano contro? Una volta per uno, e per la squadra di casa«


Nando è stato esplosivo: «Non alleno perché non ci sono più giocatori», «Non sono andato nella NBA perché ero troppo forte». Sempre sorridente, sempre fortissimo e divertente e divertito nel ricordare le sue avventure con Caserta, soprattutto l’impresa dello scudetto 1991 contro Milano, ma anche in giro per l’Italia e per l’Europa, a partire dall’Eurolega vinta nel 2000 con il Panathinaikos.


Frank Vitucci: «Passo per un allenatore offensivista, ma vi garantisco che per fare ad esempio l’assistente di Messina bisogna studiare bene bene anche la difesa. Certo, dopo lo 0-18 subito ieri con Siena sono stato così offensivista che ho fatto segnare gli altri». E ancora, in riferimento al fatto che il premio “valeva” per la stagione 2011-2012: «Me lo sono meritato appunto fino allo 0-18». 


Valentino Renzi, che ha consegnato il trofeo proprio a Vitucci ha voluto rassicurare tutti sullo stato di salute economica di Caserta e di altre realtà in apparente o dichiarata difficoltà. «E’ tutto a posto, certo siamo d’accordo con il presidente Petrucci nel vigilare e lavorare per evitare problemi e rischi».


Il nuovo presidente del Comitato Regionale Emilia Romagna, Stefano Tedeschi, sul palco per premiare Giordano Consolini si è proclamato (confermato) tifoso della Fortitudo. Sapendo che qualcuno gli avrebbe fatto la domanda canonica: «Quale?».


Stefano Landi, deus ex machina della Pallacanestro Reggiana: «Quando si vincono premi così prestigiosi, il merito va sicuramente diviso con tante altre persone che hanno lavorato insieme a te. Io ricevo un riconoscimento per un gioco di squadra».


Franco Montorro

Direttore BasketNet


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