Angelico, futuro sempre più in bilico

Cda straordinario per rispettare le scadenze Comtec. A rischio la nuova stagione.

Fazzoletti in tasca, preparati a lacrime e saluti. Quella di domani pomeriggio (sede ancora da confermare, via XX Settembre o Lauretana Forum) può diventare davvero l'ultima riunione operativa del Cda di Pallacanestro Biella. Intendiamoci: riunione «vera», intesa come programmazione del futuro. Perchè d'incontri ce ne saranno sicuramente altri. Anche se il rischio potrebbe essere quello di trovarsi a discutere come chiudere i battenti senza cadere troppo dall'alto. L'assemblea di domani, straordinaria, seppure prevista è stata sollecitata dai sindaci della spa perchè c'è una scadenza tecnica da rispettare. Riguarda i parametri Comtec: entro pochi giorni bisogna presentare un lungo elenco di documenti attestante la buona salute economica del club. Tra questi, anche le dichiarazioni di avvenuto pagamento degli stipendi, dei contributi e ritenute. Oltre alle attestazioni relative alle imposte Iva, Ires ed Irap. Tradotto in soldoni, per il club sono 400 mila euro da pagare. Nessun dubbio che il debito sarà onorato. Ma i soci non faranno altro che anticipare parte della quota promessa per il prossimo anno. Con il risultato che le risorse disponibili per il futuro saranno ancora meno di quelle già tristemente insufficienti. L'attuale chiusura della stagione (ancora in serie A o meno è un altro discorso) non è dunque in discussione. Seppure il debito (una volta pagati i 400 mila) superi ancora il milione di euro. Una cifra importante, ma non enorme per una società di serie A come Biella, tra le «pericolanti» sicuramente la più in regola con i bilanci. Eppure è il futuro che preoccupa. Il contratto con il primo sponsor Angelico è in scadenza e non è così scontato che venga rinnovato alle stesse condizioni. Inoltre sono stati già persi per strada altri marchi più o meno importanti, con la previsione di vedere il prossimo anno la divisa da gioco sempre più spoglia (difficilmente Edil-nol e Metaenergia saranno an- cora della partita). Se si aggiunge una naturale contrazione degli incassi (abbonamenti e biglietti, l'iniziativa Uno di Noi non è servita praticamente a nulla), impostare nuove strategie allo stato attuale è di fatto impossibile. A questo si aggiunga un gruppo di soci che in una decina d'anni hanno versato una decina di milioni di euro e che alla fine sono rimasti praticamente gli stessi (la dipartita del gruppo del notaio Forni incide infatti meno di 200 mila euro sul milione di «rosso»). Insomma domani si potrebbe cominciare a chiudere il discorso. A meno di un clamoroso colpo di scena o di un miracolo. Sperare, almeno quello, non costa.

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