Il mercato del “vado via”. Una per una, i malumori delle 16 di A

Perché i giocatori stranieri lasciano, o tendono a lasciare, i loro club? E l’Italia? Evidentemente i contratti contengono clausole che concedono il diritto di farlo. E allora valutano un’opportunità migliore. O più seria. Ma è sempre così? Vediamo le logiche in atto tra i club di Serie A.

Avellino – Lakovic, Hunter, Dean, Ivanov, Brown. All’inizio, non ce ne era uno. Nel vicolo in cui s’era cacciata, ha mostrato capacità di reazione (ultimo esempio il rimpiazzo lampo per Johnson). Pancotto lavora per dare un equilibrio, se lo trova il suo quintetto non c’entra nulla con la zona salvezza. Se poi il club ha fatto il passo più lungo della gamba, lo sapremo a fine stagione.

Biella – Rochestie, Johnson, Tsaldaris, Soragna, Pinkney. Anche di questi cinque non ce ne era uno, alla prima palla a due. S’è preso pure Renzi, nel tentativo di rimetterlo in strada, guardando al futuro. Già, ma quale? La salvezza appare il nodo, l’altro è che in questo momento è molto più stabile il nuovo quintetto (nonostante l’ultimo posto) che la compagine societaria. E nel percepire questo i giocatori hanno un sesto senso. Non sempre costruttivo, stranieri in primis.

Bologna – Quando un giocatore ha un’uscita unilaterale dal contratto, ed il club non reagisce, vuole dire che c’è un falla. Minard, stagione deludente, a questo punto dell’anno (per esperienza, inserimento, feeling con i compagni e pure impegno) valeva per la Virtus quanto Markoishvili per Cantù. Sabatini ha parlato di un buyout incassato, ma il giocatore andava trattenuto. E se è andato perché non voleva restare, possono farlo anche gli altri. La ragione che ha permesso a Minard di andarsene vale per tutti. Oggi Bologna ha solo 5 senior, poi 4 ragazzotti senza diritto di parola ed al minimo contrattuale. Un esempio: Rocca, sondato da Sassari, s’è molto dato da fare per il nuovo governo Giba: se il suo contratto non viene onorato quale spirito prevarrà, il professionismo o la professionalità? Il club dice che paga, il presidente ha detto che basta una telefonata, ora alle parole va dato seguito. E se arriva un pezzo nuovo, da pagare, gli altri cosa dicono? Anche qui c’è un capitano, nel caso Poeta, che vive le stesse difficoltà di un Di Bella (vedi sotto). Delle ultime 7, la Virtus potrebbe vincerne zero. Quando al futuro, serve che la Fondazione dia segnali importanti, altrimenti è cartapesta.

Brindisi – Potrebbe anche aggiungere un pezzo, ma potrebbe pure non averne bisogno. E poi per cosa? Il palazzo è sempre pieno, gli idoli consacrati, l’addizione serve solo se uno di questi dovesse essere liberato per consentirgli palcoscenici più gratificanti. Ed offrire al club un buyout. Chiaro che Gibson, ma anche Simmons, possono attrarre in Europa. E allora sarà Brindisi a decidere, per il cuore o la cassa.

Cantù – Momentaccio. In un colpo ha perso: Markoishvili, lo sponsor, mezzo allenatore. In più ha dentro un Anderson di cui non ci si fida, ed ora torna Smith che non aveva convinto. Però s’è reagito, prendendo Mancinelli. Gli allenamenti a porte chiuse sono un segnale, la stagione può svoltare nel derby con Varese, che contiene robusta dose di anticorpi. L’altra svolta, più legata al futuro ed al livello di competitività, è pure legata alle elezioni, considerando che il business della proprietà è legato alla Sanità. Quindi alla politica.

Caserta – Qui di scelte non ce ne erano da fare, liberati senza sostituirli gli americani. S’è preso il low cost Mavroides, ed inventato di sana pianta Luigi. Le uniche scelte da fare arriveranno dall’indomani della salvezza matematica, col potenziale liberi tutti. Poi vedi Biella, al capitolo 2013/2014.

Cremona – Non è ancora salva, ma molto vicina ad esserlo. La rivoluzione è stata parziale e gli uomini decisivi dei momenti migliori quelli che c’erano già: Vitali, Jackson, Harris. Che mandi uno straniero in tribuna è un lusso, o un segno che qualcosa s’è sbagliato. Ma meno di altri. L’incognita maggiore non è l’oggi, ma il domani, se Vanoli resta solo. E allora vedi Biella e Caserta.

Milano – Non fa discutere la scelta su Fotsis, cioè il diritto di chiedere denari per liberarlo. E quello di non accettare la proposta arrivata. E lasciamo perdere le questioni del “non siamo stati contattati del club” come nel caso Virtus-Besiktas. Come se non si sapesse che prima l’acquirente sonda l’agente, l’agente il giocatore, e se c’è disponibilità ci si presenta al club a cose fatte. Qui poi c’era anche un agente ombra, il padre, che alle radio greche ha detto e stradetto. Ora Fotsis resta, ed è la miglior opzione tecnica tra quelle esplorate. Il problema è che alla prima che sbaglia sarà “perché non voleva restare”. Un tormentone vivo fino alla fine, ed agiterà più d’uno. Dalle tribune al campo. Exit strategy: scudetto.

Montegranaro – Salvezza ancora da conquistare, ma la vittoria su Caserta al termine della settimana più difficile è un segnale di compattezza. Assurdo che proprio nella partita della “ripartenza” si sia offeso il capitano, proprio quando i tifosi, se il bene superiore resta l’esistenza del club, devono dare solo appoggio a chi gioca in condizioni non ottimali. Il capitano è quello che si espone, anche in rappresentanza di una maggioranza dentro lo spogliatoio. E pure se non ne condivide le scelte. Se poi la contestazione è pilotata, perché il capitano (ex) ha il contratto più pesante (dopo averne accettato la spalmatura, poteva non farlo) è come combattere la crisi, generata dal management, licenziando i lavoratori. No comment. Stagione futura? Vedi Biella, Caserta, Cremona.

Pesaro – La parabola triste di Stipcevic, lasciata Varese per inseguire lo scudetto, può far felice Pesaro, che l’ha investito del ruolo di salvatore della patria. Anche Markovski ha un quintetto buono, per salvarsi, pur se più umorale e meno gestibile di altri (Barbour e Mack). Però si sta rimettendo in piedi un’idea, ed uno spirito di gruppo. S’è speso oltre il budget, oggi è stato necessario, domani potrebbe pesare. Ceri per San Valter. Stagione futura? Vedi Biella, Caserta, Cremona, Montegranaro.

Reggio Emilia – Così come Brindisi, s’è mostrata più solida e ben costruita di altre che la A la bazzicano da tempo. E per questo più logore, pure se dalla Legadue non si sale gratis. Nonostante uno straniero in meno (Slanina), si è concessa di operare un cambio diverso una volta valutato di avere un James in più, perché Cinciarini gioca egregiamente. Con Bell ora è più duttile, ed ha un’altra punta nelle giornate di scarsa vena di Taylor.

Roma – Fuori un africano, Dagunduro, dentro un altro, Aden. La bravura della dirigenza è il potersi permettere stranieri alternativi, mai visti, senza che la critica ne condanni a priori scelte che una volta sarebbero state accolte con ironia e scetticismo. Segno che s’è cementificato altrove, ed il riferimento non è a Toti. La vera partita si gioca a fine stagione con Datome: il cambio di agenzia (da Ricciotti a Comellini) non serve ovviamente per restare a Roma, ma per decidere dove andare. E non è una scelta in ottico NBA, sulla quale Ricciotti s’era già mosso. L’obiettivo è pescare un soluzione in Europa o in Italia. Cioè Milano.

Sassari – Tutto gira attorno alla naturalizzazione di Travis Diener, che apre uno spot nel roster. Da colmare in ottica playoff. E’ che vero che da tener monitorate ci sono condizioni fisiche non ottimali di Ignerski e Thornton, gente che Sacchetti non risparmia quando ce l’ha a disposizione. E da qui a maggio è lunga e dura. Ma attenzione anche al mercato italiano: se si può mettere dentro un Rocca al posto di Di Liegro, la Dinamo ci proverà.

Siena – Non sono più i tempi da giocatore di scorta, pure se una mossa si potrebbe fare. Ma deciderà la lunghezza del cammino in Europa ed il conseguente dispendio di energie forse non previsto fino a questo punto. Finora stagione non fortunata, con i guai fisici, però ugualmente soddisfacente. Ed allora si vigila e si tiene il colpo caldo. Se non ci sono altri guai si può restare così, vista la concorrenza ondivaga in Italia. E si deve vincere lo scudetto?

Varese – Ha avuto l’occasione/necessità di piazzare un colpo, quando ha perso in simulcast Banks ed Ere. Ma non s’è scomposta, privilegiando cassa ma anche un gruppo che funzionava. Quei due guai sembravano aver compromesso la Final Eight, invece Varese è rimasta salda e s’è issata fino alla finale. Nel frattempo ha visto crescere Rush ed avrà Cerella. Se non serve, non cambia.

Venezia – Gli sforzi li ha già fatti: Marconato, Bulleri, pure l’impresentabile Clemente. Uno dei tre club con disponibilità economiche importanti ma, confidando anche in una buona salute che fin qui è mancata, non cambierà più. E se ha pazienza scalerà gerarchie, anche e solo per consunzione altrui.

Ultima nota – I proprietari hanno chiesto più stranieri, perché costano meno. Ma se poi non li paghi gli stranieri se ne vanno. Gli italiani, tendenzialmente, restano. Poi valuteranno l’opportunità del lodo. Ma è difficile che se ne vadano in corsa, lasciando affondare la nave. Mentre certi americani, della loro nave, non conoscono neanche il nome.

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