Juan Luis Cipriani: l’unico “papabile” nazionale di basket

Di Juan Luis Cipriani Thorne si parlò, poco, nel 2001 quando l’arcivescovo di Lima e primate del Perù venne nominato cardinale, ma quel “poco” riguardava un record ancora imbattuto: primo porporato ad aver giocato in una nazionale di basket.

E’ accaduto negli anni Sessanta quando Cipriani (classe 1943) iniziò a mettersi in mostra nel campionato interscolastico peruviano con il collegio Santa María di Lima (1960). Poi le cronache lo accreditano come: titolare della squadra Social Lince; componente della formazione che ha ottenuto il primo posto nel campionato bolivariano di Barranquilla, in Colombia (1961); membro della squadra peruviana che ha giocato nel campionato bolivariano straordinario di Cúcuta, in Colombia (1962); membro della squadra nazionale del Perù che ha compiuto una tournée negli Stati Uniti, con l'allenatore Gil McGregor McGregor, per perfezionare il livello sportivo della pallacanestro peruviana (1963); membro della squadra nazionale vice-campione del Campionato Sudamericano di Lima (1963); campione universitario come componente della squadra dell'Università Nazionale di Ingegneria (1965); nella squadra titolare del club Social Lince campione della categoria superiore negli anni 1965, 1966 e 1967; membro della squadra peruviana che ha partecipato ai Giochi Panamericani di Winnipeg, in Canada (1967); componente della squadra peruviana che ha giocato nel Campionato Sudamericano di Montevideo (1969); allenatore del club Social Lince e della Selezione Nazionale di Pallacanestro a fine anni '60.

Al di là del valore delle manifestazioni in oggetto, è certo che Cipriani ha realmente praticato il basket in maniera attiva e ad ottimo livello. In una lunga intervista ad un sito religioso Cipriani ha spiegato così la “sua” pallacanestro:  «Al Collegio Santa Maria diventai amico di padre Heil, che era allenatore di basket, e di fratello Mark che invece insegnava calcio. Ho sempre avuto una forza inclinazione per lo sport, i due mi insegnarono lo spirito sportivo, a lottare, a essere ottimista, ad allenarmi. Nel passaggio all’università, Facoltà di Ingegneria, cominciai a dedicarmi alla pallacanestro. Se ho scoperto la mia vocazione sui campi da basket? Un poco alla volta mi entrava nell’anima, ma Dio lo sa meglio di me. In casa mia si respirava cattolico, certamente la chiamata di Dio l’avevo sentita chiara...».
«Lo sport mi ha dato il dono di Dio di essere più facilmente a contatto con la gente e mi risulta facilissimo stare con persone di qualsiasi età, di qualsiasi condizione sociale, lo sport ti alleva a non alzare barriere e questo mi ha aiutato molto nel sacerdozio. In secondo luogo nel basket si lavora di gruppo, non vince uno, ma vince la squadra. Ti porta ad organizzarti e spinge ognuno a dare il meglio. Un leader non è il migliore di un progetto, è quello che crea le condizioni per cui ciascuno possa dare il massimo. Non è quello che va avanti con la bandiera. E questo è molto importante nel sacerdozio e nell’episcopato dove, come nello sport, bisogna saper lottare. La vita, per un uomo che vuole essere onesto oggi, nella chiesa, è un’autentica lotta».

Il cardinale Cipriani è fra i papabili, ovvero fra quelli ritenuti possibili successori di Benedetto XVI nel prossimo Conclave e, che dire? Il termine “tifare” mai come in questo caso appare improprio o anche solo esagerato, però... un papa cestofilo ci piacerebbe molto.


Franco Montorro
Direttore BasketNet

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