L’esasperazione dell’incertezza

Le vetrine dentro le quali solitamente si guarda sono sempre quelle dei campionati di vertice, quelle dei professionisti. Davanti ad esse ci si ferma e si osserva con attenzione, soprattutto quando giungono voci di situazioni economiche preoccupanti per alcune società che scuotono il sistema a prescindere dalle coordinate geografiche. Da Biella a Montegranaro, da Bologna a Pesaro, da Avellino a Cremona l’allarme è alto. Abbiamo anche letto in questi giorni notizie che scuotono la sensibilità di ciascuno, soprattutto per quel riferimento se vi fosse la possibilità di dare “in fitto” il titolo sportivo per qualche anno, giusto il tempo di riprendere economicamente. E’ vero il ricorso alla risoluzione dei contratti c’è sempre stato, ma la lettura di questi giorni ci dice che le società tagliano i contratti più costosi, mentre i giocatori vanno via a causa degli stipendi non pagati. Sono segnali di una sofferenza e anche un unico denominatore: la peggiore crisi economica della storia che abbia colpito l’Occidente causando pesanti recessioni e vertiginosi crolli di Pil in numerosi paesi compresa l’Italia. E la crisi, come si sa, danneggia l’economia reale. Purtroppo degli effetti di questa crisi economica sui bilanci delle società sportive se ne parla poco o niente, ma bisogna comprendere che se non si rientra in costi più sostenibili con il mercato reale, il sistema rischia di implodere.

Dopotutto non sono noti al mondo dello sport gli argini da alzare per tentare di contenere il fenomeno, tuttavia non si può rimanere inermi, con le mani fra le mani, in attesa che il destino compia la sua storia. Gli episodi di cui si ha notizia sono più di un campanello d’allarme; lo stesso Presidente della Federazione è trasalito quando le ha apprese manifestando il disagio di chi ha il controllo del movimento, ma interpretando anche lo sgomento dei tifosi e la sorpresa delle migliaia di appassionati. Chi non offre garanzie non può neanche cominciare, è stato il senso del richiamo di Gianni Petrucci che si è premurato di convocare a Siena il presidente della Lega di Serie A e la Commissione per i rapporti con la Fip con i quali ha avviato le premesse per uno studio.

Giusta l’apprensione e giustificato l’allarme. Ma cosa accade girato l’angolo, appena lo sguardo si ferma sui campionati di Lega Nazionale o va ancora oltre su quelli regionali? Qualcuno conosce esattamente la situazione? Quante realtà non hanno più la possibilità di pagare la più piccola delle spese? Oppure quei comportamenti che appaiono misteriosi, razionalmente inspiegabili, come nel caso di quella società siciliana di DNA che, sperando di rafforzare la posizione in classifica, ha ingaggiato a suon di migliaia di euro un giocatore dal nome blasonato, con un grande trascorso persino in Nazionale, piuttosto che destinare le risorse nel settore giovanile investendo sul proprio futuro? Sono entrambe figlie della stessa realtà: l’esasperazione dell’incertezza!

Comunque sia, una cosa è certa: bisogna fare presto e non sottovalutare i riflessi della crisi, perché di crisi si tratta! E se non si vuole che lo tsunami che potrebbe abbattersi sullo sport quale anello debole di un sistema che non ha mai ottenuto il giusto sostegno e le salvaguardie adeguate, possa spazzare via non solo le realtà già colpite, ma minare l’intero sistema facendo restare solo macerie, bisogna fare presto! La mobilitazione riguarda tutti  convinti che il futuro si gioca a cominciare da subito. E in tutto questo il ruolo della Federazione deve essere centrale sia per quanto riguarda il lavoro di indirizzo sulle società affiliate, sia per rendersi artefice di veri e propri interventi di austerità in modo da ridurre i costi e arginare la crisi.

Franco Scrima  

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