Miami Heat: tra presente e futuro

Nonostante il gruppo dei Big Three si sia formato solo 2 anni e mezzo fa, potremmo già essere vicini alla fine di un ciclo: fondamentale sarà la scelta di James, che può uscire dal contratto al termine della prossima stagione.
Nonostante il gruppo dei Big Three si sia formato solo 2 anni e mezzo fa, potremmo già essere vicini alla fine di un ciclo: fondamentale sarà la scelta di James, che può uscire dal contratto al termine della prossima stagione. Nel frattempo Miami si gode il comando sempre più consolidato della Eastern Conference e prepara l’assalto al secondo titolo consecutivo.
Dopo la vittoria nella notte contro Memphis, Miami ha allungato la striscia positiva arrivando a 13 vittorie consecutive, arrivando a tallonare San Antonio per il miglior record della Lega, complice un leggero calo degli Spurs (2 sconfitte nelle ultime 4 partite, tutte all’overtime).
Al comando della Eastern
A Est nessuno riesce a tenere il passo degli Heat: ora sono ben 6.5 le partite di distacco dalle più dirette inseguitrici, cioè Indiana e New York.
I Knicks, in particolare, dopo aver tenuto il passo per più di metà stagione, sembrano ora relegati a giocarsi il secondo posto con Indiana: avendo perso 5 delle ultime 10 partite, si è creato un gap da Miami difficilmente colmabile.
Nei prossimi playoff quindi la squadra di James e Wade avrà quasi sicuramente il vantaggio del fattore campo fino alle eventuali Finals.
Il cammino nei playoff 2012 e le previsioni per il 2013
L’anno scorso nella postseason Miami ha faticato per raggiungere le Finals: nella serie semifinali di Conference gli Heat si sono trovati in svantaggio 1-2 con Indiana, riuscendo però vincere le 3 partite successive e a chiudere la serie sul 4-2.
Nel turno successivo, contro Boston, Lebron e compagni erano addirittura con le spalle al muro: sotto 2-3, Miami ha dovuto espugnare il TD Garden in gara 6 prima di giocarsi l’accesso alle Finals nella gara 7 casalinga.
Quest’anno tuttavia per l’Est la corsa alle Finals appare meno ardua rispetto a quella dell’anno scorso per almeno 2 motivi: il primo è che gli Heat hanno maggiore esperienza in questo tipo di partite, essendo arrivati fino in fondo lo scorso anno.
Il secondo è che con l’arrivo di Ray Allen a South Beach la squadra ha trovato quel sesto uomo che le mancava oltre che un veterano le cui caratteristiche si adattano perfettamente al gioco di Spoelstra.
Pur essendo chiaramente la squadra favorita, il cammino per le Finals non sarà certo né facile né in discesa, anche se, rispetto all’Ovest, in cui è difficile trovare un team favorito, la parte Est sembra avere una squadra nettamente in vantaggio sulle altre.
La maturazione di James
James, che sta disputando una stagione stellare con oltre 27 punti di media a gara, ai quali aggiunge 8.1 rimbalzi e 7.3 assist, ha mostrato una profonda maturazione negli scorsi playoff, elevando, come solo i grandissimi del gioco sanno fare, il proprio livello e quello dei compagni nei momenti decisivi.
Forse non sarà il migliore in quanto a clutchness, ma rispetto al passato il nativo di Akron ha mostrato evidenti segni di maturazione: nelle Finals 2011, al primo anno in maglia Heat, i limiti di James l’hanno fermato a un passo dal titolo.
L’anno scorso invece nella sua terza apparizione alle Finals Lebron ha mostrato di aver acquisito quella consapevolezza che, in base a quanti titoli vincerà, deciderà la sua collocazione nell’Olimpo del basket.
Il futuro di James
La domanda che molti si fanno in questo momento è però un’altra: dove si giocherà le prossime chances di conquistare il titolo l’ex prima scelta assoluta?
Infatti Lebron può uscire dal contratto alla fine della prossima stagione: supponendo che, come sicuramente avverrà, l’ex Cleveland firmerà un contratto pluriennale, appare logico chiedersi quanto valga la pena per James legarsi a una squadra i cui punti di riferimento stanno per entrare nella fase calante della loro carriera: Wade ha 31 anni, Bosh 29.
Inoltre lo stesso James compirà 29 anni il prossimo dicembre quindi sarebbe lecito pensare che cerchi una squadra in cui sia lui l’unico punto di riferimento indiscusso anche in quanto a esperienza e leadership: una qualità, l’ultima, che a mio avviso può ancora migliorare e che potrebbe sviluppare a pieno regime se andasse in una squadra composta da elementi più giovani.
Ritengo inoltre che ciò che renda Miami una grande squadra sia la somma di talenti, tra l’altro mal distribuita tra supporting cast e Big Three fino a quest’anno quando è stata in parte bilanciata dall’arrivo di Allen, Lewis e, a stagione in corso, Andersen: diversa è ad esempio la sistematicità del gioco di San Antonio, molto più rodata e con un talento più diluito in tutto il roster.
Viene spontaneo chiedersi come si troverebbe James in un contesto in cui sarebbe l’indiscussa stella, con a fianco più giocatori di livello medio-alto: riuscirebbe ad alzare il livello dei compagni prendendosi allo stesso tempo maggiori responsabilità in modo da poter competere per il titolo?
Nel caso gli Heat vincano almeno un titolo nei prossimi 2 anni James potrebbe anche decidere di cambiare aria, per tentare una nuova sfida: dal ritorno a Cleveland a un ipotetico trasferimento a Ovest, dove la competitività negli ultimi anni è maggiore rispetto all’Est (10 degli ultimi 14 titoli sono stati vinti da squadre della Western Conference) a un rinnovo con Miami che, al momento, non appare scontato. La nuova decisione si avvicina.

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