Milano: 100 milioni di motivi per far felice Armani

Dieci campionati con il suo nome stampato sulla maglia più titolata del basket italiano. Nove anni senza vedere l’ombra di un trofeo, senza gioire. Piuttosto tante delusioni, tante amarezze. Ma per Giorgio Armani la “doppia cifra” avrà lo stesso gusto di quella fatta registrare da un suo giocatore sul parquet. O, almeno, tutto sembra andare in questa direzione. Milano vola, l’EA7 sta riconquistando l’appeal che sembrava perso a metà stagione. Sette vittorie nelle ultime otto partite ed il podio è ad un passo. Poi ci saranno i playoff e Milano sembra poterci arrivare con il vento in poppa. Il decimo tentativo potrebbe essere quello buon per far esultare Re Giorgio che nella stagione 2004-2005 intraprese il suo cammino al fianco della società mettendo sulle maglie il logo dell’Armani Jeans Milano. Operazione da 5 milioni di euro per il primo anno – assicurano fonti vicine all’ambiente milanese - e 6 all’anno per i successivi tre, prima di rilevare la società. «Rilevare una società come l' Olimpia, insomma, diventare il proprietario dell'Armani Jeans, non è semplice come prendere un caffè...» disse Armani al Corriere della Sera a fine 2007. Ma la volontà di entrare nel basket era forte e si concretizzò nell’estate successiva.

Giorgio Armani proprietario dell’Olimpia Milano. Operazione da 27 milioni, stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore: «Circa 4 per rilevarla da Corbelli (che lasciò in eredità un rosso di 8 milioni) e altri 23 milioni, con aumenti di capitale, per ripianare le perdite degli ultimi due anni e mezzo. Una cifra significativa ma neppure troppo per Re Giorgio: il suo impero, solo nel 2010, ha fatturato oltre 1,5 miliardi e lui ha sempre sottolineato di occuparsi della pallacanestro da "tifoso", per dare un contributo allo sport milanese (investirà 7 milioni nella ristrutturazione del PalaLido), ma anche come "gesto di affetto" nei confronti del fratello Sergio, appassionato cestista”».

Poi il progetto da 42 milioni per il successivo triennio, secondo quanto dichiarato apertamente da Livio Proli. Difficile che Milano sia rimasta nelle previsioni di spesa. Ma per Armani non sarà un grosso problema ripianare ancora eventuali perdite a fronte di un trofeo da alzare e mettere in bella mostra nella sua bacheca, il primo dell’era Armani. Insomma, 50 milioni (più varie e eventuali) spesi per i primi 7 anni, 42 con “margini” per successivi tre anni: quasi 100 milioni di motivi per non perdere questo scudetto. Anche perché non è soltanto una questione di sponsorizzazioni. Del resto con quel fatturato - quindi con i suoi soldi - Giorgio Armani può decidere di fare ciò che vuole. Come vestire la delegazione italiana alle Olimpiadi di Londra. L’immagine di Gianni Petrucci presidente del Coni, sorridente mentre aiuta l’allora premier Mario Monti ad indossare il giacchetto griffato Armani è stata una delle più famose a contorno della spedizione azzurra ai Giochi.  E non si tratta, ovviamente, solo della realizzazione dei capi. C’è molto di più, c’è il marchio abbinato al Coni. Un’operazione da alcuni milioni di euro. Ed è fortunato, Petrucci: perché non dovrà cambiare guardaroba, visto che Armani veste anche la Fip. Anche qui abiti, ma soprattutto brand. Un rapporto solido, quindi, quello tra Petrucci e Armani. Un bene per Milano e per tutto il basket italiano.

Poi c’è la “sfera di pressione”. Quella legata a Rcs con le numerose pagine pubblicitarie inserite sulla Gazzetta dello Sport. In questo caso, nessun virtuosismo di sartoria. Solo euro, milioni di euro per il giusto spazio sulla “Rosea”. E non è un caso che Rcs, partner della Legabasket, abbia assecondato ogni campagna mediatica studiata dalla società milanese. Oltre, naturalmente, ad organizzare in Casa-Armani le ultime (forse anche le prossime?) Final Eight di Coppa Italia. Un assist straordinario. Ma era difficile prevedere che l’EA7 si qualificasse all’ultimo turno e fosse invece eliminata alla prima “sfilata”. Del resto nessuno, almeno fino ad oggi, è riuscito a griffare il destino. Ci riuscirà finalmente Re Giorgio?


Franco Montorro

Direttore BasketNet

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