Cantù, la tifoseria è infuriata

Spunta la voce di un ritorno di Kaukenas.

Non è stata una contestazione vera e propria. Anzi, i tifosi di Cantù presenti a Biella, anche quando la squadra sembrava smarrita, hanno continuato a tifare. Ma quel manipolo di persone che a fine partita hanno scaricato malumori e improperi un po' su tutti (giocatori, coach, Arrigoni), oltre che come un logico e comprensibile sfogo di delusione, va anche preso come il fischio della pentola a pressione: un avvertimento che il malumore è cresciuto. Non è la prima volta, quest'anno. Tifosi di spalle Ad Avellino i tifosi avevano voltato le spalle al campo ed erano usciti prima della fine della partita. Contro Caserta, una settimana fa, avevano chiesto un colloquio con la squadra e il coach. I segnali c'erano stati. Ora però il malumore monta. Anche se, a ben vedere, non si tratta di una normale rabbia, come quella che si scatena in situazione negative. Piuttosto c'è incredulità e imbarazzo, di fronte a uno scudetto che in prospettiva quasi nessuna (almeno delle super favorite) sembra voglia ipotecare, a un campionato ancora aperto a qualsiasi risultato, e dall'altra a una situazione interna precipitata nell'imbarazzo generale, come nessuno si sarebbe aspettato. Dovessimo fare l'hit parade dei personaggi in questo momento sul banco degli accusati, beh è troppo facile mettere a fuoco la figura di Trinchieri. Parte della tifoseria è stracon-vinta che il rapporto tra il coach e la quadra si sia consumato, che i giocatori siano consumati mentalmente da una personalità ingombrante come quella del coach, e che la prestazione di Biella priva di mordente dopo un ritiro che invece avrebbe dovuto dare una iniezione di energia, sia la testimonianza di tutto ciò. La maggioranza dei tifosi, almeno di quelli più affezionati e fedeli, probabilmente sarebbe per il cambio di coach subito, per cercare di spremere tutto il possibile sulla via dei playoff. Chi al suo posto? Girando per i bar di Cantù e per i ritrovi dei tifosi, leggendo i forum su internet, c'è chi pensa alla soluzione più semplice, cioè l'incarico a Molin, così come a quella più ardita e pruriginosa come quella di Pozzecco (per il futuro), passando a Djordjevic o Nando Gentile. I tifosi rimproverano a Trinchieri di aver usato troppi giocatori come fazzoletti di carta, tanti play vissuti una sola stagione, poi dignitosi altrove, segno di rapporti spremuti come limoni. Anche se resta la sensazione di un rapporto mai veramente decollato dal punto di vista affettivo, tra il coach e la piazza, a cominciare dalla curva. Arrivato con il peccato originale di essere milanese, e poi ogni tanto finito in comportamenti che non piacquero, come la famosa amichevole estiva a porte chiuse per Fabio e Simo, i due tifosi prematuramente scomparsi. Nel mirino non c'è però solo il coach. C'è qualche giocatore che sembra aver abbassato l'intensità. Come Tyus, qualcun altro non entrato ancora nei cuori come Mancinelli. Sogno scudetto E lo stesso Arrigoni sembra aver esaurito il suo ciclo nei cuori della tifoseria, in quella che viene vissuta un po' come la fine di un'epoca tecnica. Purtuttaviac'è uno scudetto (in teoria) ancora da conquistare: pazzesco, no? E mentre si vocifera di un ritorno di Kaukenas, e mentre gli Eagles stasera nella consueta riunione (nulla di straordinario come appuntamento, ma forse sì come argomento) decideranno che atteggiamento tenere domenica contro Montegranaro di Recalcati, una cosa è certa: nessuno si sognerà mai di contestare i Cremascoli. Il futuro passa da loro.

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