Bucchi: "Finalmente siamo tornati a vincere"

Piero Bucchi

Piero Bucchi

L'allenatore: «Qualcuno aveva involontariamente mollato, un errore pagato a caro prezzo» «Il calo? Era difficile da prevedere»

Poche parole quelle che Piero Bucchi pronuncerà in sala stampa. Un'apparizione quasi fugace, la sua, quanto basta però a mettere sul piatto il suo pensiero. «È un sorriso che ci prendiamo molto volentieri», esordisce il coach dell'Enel Brindisi. «Dopo 50 giorni di notte fonda, oggi si apre uno squarcio di sereno». La salvezza è cosa fatta. «Finalmente», sospirano in casa biancazzurra. Nell'ultimo mese e mezzo, si è andati a fari spenti, vanificando così quanto di buono era stato fatto in precedenza. Che, però, resta ed è bene ricordarselo anche per porre le basi per il prossimo anno. Vittorie prestigiose (contro Siena e Cantù, tanto per fare un paio di esempi), la partecipazione alla Final Eight di Coppa Italia (prima volta nella storia della palla a spicchi biancazzurra). E soprattutto un traguardo, quello della salvezza, scritto a chiare lettere. Indelebile e nitido. «Ripeto: quello di stasera (ieri, ndc) è un sorriso che facciamo molto volentieri», ribadisce Bucchi. «Per Brindisi e per la storia della pallacanestro brindisina è una serata importante, non c'è che dire. Lo è anche per tutti noi». Si va per un attimo a ritroso, a ciò che è stato nelle ultime sette partite. Al black out che la squadra ha avuto. «Qualcuno ha involontariamente mollato, ha fatto le valigie con un po' di anticipo. E questo lo abbiamo pagato a caro prezzo. Sono cose che ci possono anche stare, comunque imponderabili e difficile da prevedere. Siamo tornati a vincere, e ci fa molto piacere ovviamente». Centrato l'obiettivo, restano ora da mandare in archivio le ultime tre partite della stagione. Domenica a Roma (a mezzogiorno), quindi l'ultima apparizione sui legni del PalaPentassuglia contro la Virtus Bologna dell'ex Luca Bechi, quindi chiusura in grande stile a Milano, in casa dell'Olimpia. Tre partite da onorare per chiudere la classifica nella migliore posizione possibile. Per se stessi, per la società e per la tifoseria nella sua totalità. Quella tifoseria che ha salutato quasi come una liberazione la sirena del 40'.

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