Pistoia, Fajardo: «Arrivo in punta di piedi»

Diego Fajardo

Diego Fajardo

«Quando ho iniziato la mia avventura iraniana sapevo che la stagione sarebbe finita prima e a quel punto potevo fermarmi e aspettare il prossimo anno o continuare a giocare: ho scelto la seconda opzione.

Un campione lo riconosci non solo da quello che fa in campo ma anche da com’è fuori dal parquet, nella vita di tutti i giorni. Lo riconosci non solo dalle grandi giocate, ma dai piccoli gesti. Diego Fajardo che sia un campione è fuori discussione, le sue gesta in campo sono note a tutti gli appassionati di pallacanestro e il curriculum parla da solo, ma capisci che hai di fronte un campione nel momento in cui si presenta in conferenza stampa e come prima cosa saluta tutti con un semplice “buongiorno”. Un piccolo gesto che in apparenza può apparire insignificante, ma che, invece, ti fa capire che hai di fronte un uomo prima ancora che un grande giocatore. La conferma a questi pensieri arriva subito, non appena gli viene chiesto cosa dovrà fare per adattarsi prima possibile ai nuovi compagni.

«QUANDO arrivi a stagione iniziata — dice Fajardo — lo deve fare in punta di piedi, cercando di fare meno rumore possibile, devi essere utile alla squadra e non creare squilibri. Non ho bisogno di strafare per cercarmi contratti, ormai mi conoscono e sanno come sono, il mio compito è dare una mano alla squadra mettendo al servizio quelle che sono le mie caratteristiche. In campo sono uno che si fa sentire, sono sempre stato caliente e quando gioco mi trasformo e ancora non ho imparato del tutto a frenarmi». In punta di piedi, senza fare troppo rumore. Eccolo il campione, quello che non arriva sbandierando il palmares, che non si sente un marziano, che non fa pesare il fatto di aver sempre giocato nella massima serie, ma il giocatore che si mette al servizio della squadra e che è felice di essere arrivato a Pistoia.

«QUANDO ho iniziato la mia avventura iraniana — afferma Fajardo — sapevo che la stagione sarebbe finita prima e a quel punto potevo fermarmi e aspettare il prossimo anno o continuare a giocare: ho scelto la seconda opzione. Ho staccato per un periodo, per ricaricarmi, e quando il procuratore mi ha detto che c’era questa possibilità non ci ho pensato due volte. Pistoia è una squadra prima in classifica che lotta per la promozione e quindi c’erano tutti i presupposti per decidere in senso positivo. Arrivo in una squadra dove c’è un ottimo allenatore ed ex grande giocatore, dove ritrovo Gek Galanda con cui sono stato insieme come compagno e con cui ho lottato come avversario». Fajardo conosce bene i playoff e la sua esperienza unita alle sue qualità saranno un valore aggiunto per la Tesi Group. «Nei playoff — dice — ci sono tante cose che contano ed è fondamentale arrivarci nelle migliori condizioni fisiche e mentali. Ti giochi tutto in poco tempo e gestire le energie è importante perché non hai tempo per pensare alla partita che hai giocato ma devi subito pensare alla prossima. In fondo è questo il bello dei playoff».
Diego Fajardo

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